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1 Aprile 2026
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Detenuti in sciopero della fame a Reggio Calabria: “Celle insostenibili, chiediamo dignità”

La protesta nella sezione Scilla del carcere di San Pietro coinvolge quasi cinquanta uomini del circuito di alta sicurezza. Al centro gli spazi angusti, i cortili senza riparo e le strutture fatiscenti

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La sezione “Scilla” del carcere di San Pietro a Reggio Calabria è teatro di uno sciopero della fame che non accenna a fermarsi. Partito con 23 detenuti, il numero dei partecipanti è salito a 47 uomini del circuito di alta sicurezza, che da oltre dieci giorni rifiutano il cibo. La protesta nasce da condizioni di vita ritenute insostenibili, con celle troppo piccole, corridoi degradati, spazi comuni limitati e cortili privi di ripari adeguati. Anche le attività più elementari, come trascorrere qualche ora all’aperto, diventano un ostacolo quotidiano.

Monitoraggio dei garanti

La situazione viene seguita con attenzione dai garanti dei detenuti, Giovanna Russo per la Regione Calabria e Giuseppe Aloisio per il Comune di Reggio Calabria, che hanno effettuato più visite nella sezione. Gli incontri con i reclusi e i controlli sanitari quotidiani evidenziano la gravità delle condizioni. Russo sottolinea l’importanza del dialogo costante con la direzione del carcere e l’amministrazione penitenziaria per affrontare le richieste dei detenuti e garantire un minimo di tutela.

Criticità strutturali e richieste urgenti

Lo sciopero della fame dei detenuti della sezione “Scilla” mette in luce le criticità strutturali comuni a molti istituti penitenziari italiani: edifici datati, sovraffollamento, spazi degradati e carenza di servizi. In questo contesto, i garanti assumono un ruolo essenziale come intermediari tra detenuti e istituzioni, affinché le segnalazioni non rimangano inascoltate.

I 47 detenuti chiedono interventi concreti di manutenzione e ristrutturazione e ribadiscono che dignità e diritti non devono essere trascurati, anche all’interno delle carceri. La protesta prosegue come monito per le istituzioni sulla necessità di garantire condizioni minime di vivibilità e sicurezza nelle sezioni di alta sicurezza.

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