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5 Aprile 2026
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Falcomatà lascia il Comune di Reggio, frattura con il Pd e maggioranza in macerie: chiesto azzeramento Giunta

Il Consiglio comunale prende atto dell'incompatibilità del sindaco. Nel corso della seduta sette consiglieri hanno invocato l'azzeramento della Giunta per poi abbandonare l'Aula

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Doveva essere una seduta ordinaria, un passaggio tecnico: la presa d’atto dell’incompatibilità del sindaco Giuseppe Falcomatà, eletto consigliere regionale. Ma nell’Aula “Pietro Battaglia” di Palazzo San Giorgio si è consumata una scena ben diversa, quasi un epilogo di consiliatura anticipato. Falcomatà, nel suo intervento, ha ripercorso dieci anni di amministrazione, due mandati segnati più da turbolenze politiche che da stabilità. Ha ringraziato funzionari, dirigenti, staff. Ha evocato “un viaggio bellissimo”. Ha ribadito di aver sempre cercato mediazione, anche quando l’Aula era “teatro di scontri”. Ma appena chiuso il discorso, è iniziato il vero spettacolo politico: la maggioranza che lo ha sostenuto per un decennio si è letteralmente spaccata davanti ai suoi occhi.

Il documento che svela la guerra interna

A scoperchiare il vaso è stato un documento politico firmato da sette consiglieri della stessa maggioranza. Non una critica episodica, ma un atto che fotografa una frattura profonda, radicata e – soprattutto – non più ricomponibile.

Nel testo, letto da Giuseppe Marino, si chiede l’azzeramento della Giunta e si denuncia una gestione amministrativa incapace di rispondere alle questioni centrali della città: dai fondi del PNRR alla manutenzione urbana, dal trasporto pubblico alle grandi opere, dalla riscossione dei tributi ai piani urbanistici rimasti sulla carta. Una sorta di atto d’accusa che, per linguaggio e contenuti, suona come una sfiducia interna mascherata da richiesta di confronto.Per la prima volta, la maggioranza ha ammesso pubblicamente ciò che da mesi circolava in forma di retroscena: la città è amministrata da un blocco politico ormai disallineato, diviso in correnti che non si riconoscono più in un’unica guida.

La reazione: accuse incrociate e la parola “fine” evocata in Aula

La risposta non si è fatta attendere. Altri esponenti della maggioranza hanno preso la parola per denunciare apertamente l’ipocrisia di una crisi tenuta nascosta fino all’ultimo.
È stato chiesto di trasformare le parole in atti ufficiali, “se davvero si vuole dichiarare chiusa la consiliatura”. Per un attimo, l’Aula comunale si è trasformata in un tribunale politico: una parte del centrosinistra imputava all’altra la responsabilità di aver affossato tre anni di amministrazione.

Anche l’opposizione ha colto il momento. Saverio Pazzano ha ricordato un suo intervento del 2021: allora, sosteneva che il problema non era l’opposizione, ma la cultura amministrativa dell’Amministrazione. Tre anni dopo – ha sottolineato – nulla è cambiato.

La fuga dall’Aula che blocca il Comune

Il passaggio dal dibattito allo scontro definitivo è avvenuto subito dopo la presa d’atto dell’incompatibilità. I sette firmatari del documento, fatta eccezione per il presidente Marra, hanno abbandonato l’Aula. Un gesto che, nella dinamica consiliare, equivale a una dichiarazione di guerra: senza numeri, la seduta si paralizza. Ed è ciò che accaduto.
La richiesta di sospensione dei lavori – avanzata da Carmelo Versace – è stata respinta.
I punti successivi, cruciali per la vita amministrativa, non sono stati approvati: la variazione di bilancio e il riconoscimento dei debiti fuori bilancio sono rimasti appesi.

Il risultato è un Comune senza sindaco nella pienezza dei poteri, con una maggioranza deflagrata e con atti finanziari bloccati. Una situazione che non nasce oggi, ma che oggi è diventata pubblica in modo clamoroso.

La domanda finale: fine naturale o fine anticipata?

La crisi esplosa in Aula nel giorno dell’addio di Falcomatà apre un interrogativo su cui nessuno, per ora, dà una risposta ufficiale: la consiliatura può andare avanti? La presa d’atto dell’incompatibilità del sindaco, formalmente un adempimento burocratico, si è trasformata nel detonatore di una crisi politica latente da mesi. E mentre Falcomatà saluta e si prepara al nuovo ruolo in Regione, la città resta sospesa in un limbo amministrativo: una maggioranza che non è più tale, una Giunta che potrebbe essere azzerata e un Consiglio che, di fatto, ha smesso di funzionare. Per Reggio, l’era Falcomatà si chiude così: non con una cerimonia ordinata, ma con una frattura politica che rischia di travolgere l’intero impianto amministrativo.

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