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1 Aprile 2026
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Processo “Portosalvo”, ‘ndrangheta ed omicidi nel Vibonese: quattro ergastoli nel filone abbreviato (NOMI)

Si chiude il processo di primo grado su una delle inchieste più complesse degli ultimi anni messa a segno dalla Dda di Catanzaro contro la 'ndrangheta del Vibonese. Sei le assoluzioni

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Pene pesanti sono stati inflitti per buona parte dei 17 imputati, giudicati con rito abbreviato nel processo “Portosalvo”, una delle inchieste più complesse degli ultimi anni, messa a segno dalla Dda di Catanzaro, contro la ‘ndrangheta vibonese. Al centro delle accuse una serie di omicidi efferati e un tentato omicidio plurimo avvenuti tra il 2002 e il 2012. Una guerra di mafia per il controllo del territorio, combattuta a colpi di agguati e vendette incrociate tra i clan Patania di Stefanaconi con la regia dei Mancuso di Limbadi da una parte, i Piscopisani affiancati dai Tripodi di Portosalvo dall’altra.

Le condanne

 Il gup del Tribunale di Catanzaro ha sentenziato nei confronti Francesco Alessandria, di Sorianello, l’ergastolo (la Dda aveva invocato l’ergastolo); Rosario Battaglia, alias Sarino, di Piscopio, l’ergastolo (la Dda ha chiesto l’ergastolo); Giuseppe Comito di Vibo Marina, 10 anni, (il pm ha invocato 9 anni), Salvatore Patania, ergastolo; Saverio Patania, ergastolo (la Dda ha chiesto l’ergastolo); Salvatore Tripodi, di Portosalvo, 12 anni di reclusione (la Dda ha invocato l’ergastolo); Nazzareno Patania, 4 anni, 10 mesi e 20 giorni; Renato Marziano di Piscopio, 4 anni, 5 mesi e 20 giorni (il pm ha invocato 4 anni di reclusione). I collaboratori di giustizia Nicola Figliuzzi, di Gerocarne, 10 anni di reclusione (la Dda ha chiesto 8 anni) e  Raffaele Moscato, 8 anni di reclusione (la richiesta di pena è stata di 8 anni). 

Le assoluzioni

Angelo David, di Piscopio (il pm ha invocato 30 anni);  Rosario Fiorillo, di Piscopio,  (la Dda ha chiesto l’ergastolo); Stefano Farfaglia, di San Gregorio d’Ippona (il pm ha invocato 30 anni); Nazzareno Felice, di Piscopio, assolto (il pm ha invocato12 anni); Gregorio Gasparro, di San Gregorio d’Ippona (il pm ha invocato 12 anni); Antonino Francesco Staropoli, di Vibo Marina (il pm ha chiesto 30 anni).

Gli omicidi al centro del processo

Il cuore dell’inchiesta ruota attorno a sei omicidi e un tentato omicidio plurimo, che ricostruiscono una feroce faida mafiosa tra le cosche del Vibonese dal 2002 al 2012. Il delitto Davide Fortuna, avvenuto a Vibo Marina, il 6 luglio 2012. Fu ucciso sulla spiaggia della località Pennello, secondo l’accusa, per vendetta da parte dei Patania, dopo l’omicidio del boss Fortunato Patania. Imputati per il delitto:Francesco Alessandria, Giuseppe Comito, Nicola Figliuzzi, Pantaleone Mancuso (che hanno optato per il rito ordinario), e i fratelli Giuseppe, Salvatore, Saverio e Nazzareno Patania.

L’omicidio di Giuseppe Pugliese Carchedi 

Carchedi fu ucciso sulla strada che conduce da Pizzo a Vibo Marina il 17 agosto 2006. Per questo delitto sono accusati Michele Fiorillo (che ha scelto il rito ordinario) e Rosario Fiorillo, all’epoca minorenne. Entrambi devono rispondere anche del tentato omicidio di Francesco Macrì. Altri tre imputati (Michele FiorilloGregorio Gasparro e Nazzareno Felice) devono rispondere del tentato omicidio dello stesso Pugliese Carchedi avvenuto a Vibo nel febbraio del 2005.

I delitti Michele Palumbo e Marco Longo 

Palumbo, l’assicuratore, considerato vicino a Pantaleone Mancuso, fu ucciso nella sua villetta a Longobardi l’11 marzo 2010 e rispetto a questo omicidio sono accusati Rosario Battaglia, Rosario Fiorillo, Michele Fiorillo, Salvatore Tripodi, Franco D’Ascoli e Salvatore Vita, mentre per l’assassinio di Mario Longo, avvenuto a Triparni, l’1 aprile 2012, considerato vittima di una guerra tra clan gli imputati sono Rosario Battaglia, Raffaele Moscato, Antonino Francesco Staropoli.

Il caso Massimo Stanganello 

Massimo Stanganello scomparse nel nulla da Vibo Marina il 2 agosto 2008. Secondo l’accusa fu ucciso e sepolto in una campagna di Piscopio. Il cadavere non è mai stato ritrovato. Imputati: Stefano Farfaglia, Angelo David, Rosario Battaglia, Rosario Fiorillo.

Il tentato omicidio dei fratelli Bellissimo

L’obiettivo dell’agguato: Rocco e Nicola Bellissimo, un tentato omicidio verificatosi il 3 ottobre 2004 e rispetto al quale sono accusati Michele Fiorillo (alias “Zarrillo”) e Rosario Battaglia. Secondo la Dda, le uccisioni si inseriscono in una precisa strategia del terrore messa in atto da tre cosche storiche: i Patania di Stefanaconi; i Piscopisani di Piscopio; i Mancuso di Limbadi. A queste si aggiungono i Tripodi di Vibo Marina. L’obiettivo comune: controllare il territorio, regolare conti interni, eliminare rivali e “traditori”.

Il fronte ordinario e le accuse a “Luni Scarpuni”

Altri tre imputati, tra cui Pantaleone Mancuso alias “Luni Scarpuni”, hanno optato per il rito ordinario. Mancuso è accusato di essere tra i mandanti del delitto Fortuna, a testimonianza del coinvolgimento apicale del clan di Nicotera nel contesto della faida.

Il collegio difensivo

Gli imputati sono assistiti da oltre venti avvocati penalisti, tra cui Salvatore Staiano, Annalisa Pisano, Nicola Cantafora, Diego Brancia, Salvatore Pronestì, Francesco Muzzopappa, Antonia Nicolini, Alice Piperissa, Sergio Tessitore, Patrizio Cuppari, Alessandro Diddi, Walter Franzè,  Sergio Rotundo, Gabriella Riga, Gregorio Viscomi, Maria Teresa Larobina, Giuseppe Bagnato, Valerio Vianello Accoretti, Giovambattista Puteri, Gregorio Viscomi, Valeria Maffei, Paride Scinica, Antonio Larussa.

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