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5 Marzo 2026
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Borghi, aeroporti e Sandokan. Occhiuto fa propaganda sui social e ignora la protesta sulla sanità a Vibo: risposte zero

Centinaia di cittadini sotto la pioggia davanti alla Prefettura, ma il governatore-commissario preferisce un video sui social di autocelebrazione sfuggendo al confronto

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A Vibo Valentia ieri non c’era solo il freddo, la pioggia e la rabbia di una comunità stremata dalla sanità allo sbando. C’era soprattutto un’assenza ingombrante: quella di Roberto Occhiuto, il governatore che, convocato dal Prefetto su richiesta dei 50 sindaci, dei sindacati e delle associazioni, ha scelto di non presentarsi. Presente invece — e suo malgrado — c’era la folla: famiglie, anziani, malati, cittadini che da anni fanno i conti con un sistema sanitario che cade a pezzi. Centinaia di persone stipate sotto il portone della Prefettura perché un diritto, quello alla cura, non può essere rinviato e non può attendere.

A rappresentare la Regione arriva il subcommissario Ernesto Esposito, armato di tabelle, percentuali e un messaggio tanto ordinato quanto irritante: “In realtà Vibo sta messa bene. È tra le più finanziate della Calabria”. Una frase che, in un territorio in cui mancano reparti, medici, servizi e perfino le barelle, suona come uno schiaffo. La verità è che la poltrona lasciata vuota da Occhiuto grida molto più forte di qualunque dichiarazione.

Il governatore che preferisce i social al confronto

Mentre Vibo chiedeva aiuto, Occhiuto era altrove. Non in Prefettura, ma sul suo telefono. A registrare un lungo video social in cui snocciola una sfilza di annunci come se la Calabria fosse un cantiere in procinto di diventare la Svizzera del Sud. “Casa Cento Calabria sarà pronta nel 2026”, annuncia. Poi passa al “reddito di merito”, alle “scuole per piloti”, all’aeroporto di Reggio “pronto a gennaio 2026”, agli hangar di Ryanair, allo “psicologo scolastico”, alla “metropolitana di Catanzaro”. Tutto tranne ciò che ieri la Calabria aspettava di sentire: la sanità vibonese.

È un video pieno di autocelebrazioni, di frasi dette a effetto — “ho copiato dal Trentino, perché anche copiare bene significa fare bene il presidente” — e di un leitmotiv già noto: la Calabria sta cambiando, il resto è colpa degli altri. Di Vibo, zero. Delle proteste, zero. Delle richieste dei sindaci, zero. Silenzio. Un silenzio che pesa quanto un tradimento.

La narrazione parallela: ciò che dice Esposito e ciò che vive il territorio

Esposito, seduto al tavolo con i sindaci, difende le scelte della Regione come se parlasse di un territorio modello. Dice che Vibo ha 1.551 euro pro-capite, più di altre province.
Dice che è stata “premiata dall’indice di deprivazione”. Dice che “i ricoveri sono aumentati da 8.976 a 9.270” e che le prestazioni ambulatoriali sono cresciute.
Dice che “sarà premiata” nel prossimo riparto. Soprattutto dice che la Regione ha “abbandonato la spesa storica”, come se questo bastasse a risolvere anni di disastri.

Quello che non dice è ciò che i cittadini sanno benissimo: che nel principale ospedale della provincia si chiudono reparti, mancano medici, mancano servizi essenziali; che la medicina territoriale è un concetto astratto; che l’emergenza-urgenza è allo stremo; che i pazienti continuano a essere trasferiti a decine di chilometri per interventi che altrove si considerano ordinari. La percezione di chi aspetta ore al Pronto Soccorso non coincide con la serenità delle slide regionali.

Vibo scende in piazza, la Regione cambia canale

Mentre Occhiuto parla di cine-turismo su Sandokan, di capodanni televisivi, di treni di ultima generazione e di “una Calabria che entra nelle case di tutti gli italiani”, Vibo cerca disperatamente di far entrare nei propri ospedali almeno un po’ di normalità. È questo il paradosso che ieri ha fatto infuriare i sindaci: la Regione parla di hangar, fiction e biglietti da visita, mentre le comunità lottano per avere un cardiologo, un ginecologo, un anestesista. Mai come questa volta la distanza fra propaganda e realtà è sembrata incolmabile.

Un racconto che non convince più nessuno

Quando un governatore snobba un tavolo istituzionale convocato dal Prefetto, manda un vice che minimizza e si rifugia sui social in una narrazione parallela fatta di promesse futuristiche, il messaggio che arriva è uno solo: non c’è alcun rispetto per la gente che soffre. Quello che Vibo si aspettava era una road map, un piano, un impegno politico chiaro. Invece ha ricevuto un video. Con Sandokan. E quando la politica sostituisce la programmazione con la narrazione, il risultato è sempre lo stesso: sfiducia, rabbia, distacco.

Vibo non vuole spettacoli, vuole risposte

La Calabria può anche avere hangar nuovi, fiction da esportare e misure sperimentali in arrivo nel 2026. Ma nulla di tutto questo può compensare il crollo della sanità vibonese, che non è un tema da comunicare: è un’emergenza da affrontare. I cittadini lo sanno. I sindaci lo sanno. Le associazioni lo sanno. L’unico che ieri sembrava non saperlo — o non volerlo sapere — era proprio il governatore. Finché a Vibo i presìdi sanitari continueranno a sgretolarsi e i cittadini saranno costretti a protestare sotto la pioggia, nessun video social potrà mascherare la realtà. E nessuna fiction, neppure Sandokan, potrà salvare ciò che la politica continua a ignorare.

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