Un nuovo capitolo dell’inchiesta sulle presunte liste d’attesa parallele all’Azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco segna un passo decisivo. La Procura regionale della Corte dei conti ha disposto un sequestro conservativo di beni per oltre 9 milioni di euro nei confronti di undici medici. L’ipotesi è che alcuni pazienti abbiano usufruito di canali privilegiati, aggirando le liste ufficiali e generando un potenziale danno erariale milionario.
I professionisti coinvolti
Il provvedimento interessa il primario di Oculistica, Vincenzo Scorcia, 48 anni residente a Catanzaro, e dieci operatori sanitari coinvolti nella gestione clinica: Maria Battaglia, 50 anni residente a Catanzaro; Laura Logozzo, 43 anni residente a Catanzaro; Giuseppe Giannaccare, 40 residente a Reggio Calabria; Adriano Carnevali, 37 anni residente a Catanzaro; Rocco Pietropaolo, 39 anni residente a Gioia Tauro; Andrea Lucisano, 45 anni residente a Crotone; Andrea Bruni (attuale primario di Anestesia a Cosenza), 38anni residente ad Aiello Calabro; Eugenio Garofalo, 38 anni residente a Santo Stefano di Rogliano; Giorgio Randazzo, 59 anni residente a Lamezia Terme; Maria Aloi, 62 anni residente a Catanzaro.
Le ipotesi contestate
Secondo la Procura, alcuni pazienti visitati privatamente avrebbero ricevuto accesso privilegiato a interventi chirurgici, aggirando le liste d’attesa istituzionali. L’uso delle risorse aziendali per queste prestazioni avrebbe generato un danno economico significativo e configurato una sorta di privatizzazione occulta del servizio pubblico.
Dettaglio dei valori sequestrati
Il sequestro riguarda cifre ingenti: oltre 6,2 milioni a Scorcia, di cui 2,3 milioni in solido con Maria Battaglia e Laura Logozzo; 280mila a Giuseppe Giannaccare; 83mila ad Adriano Carnevali; 350mila a Rocco Pietropaolo; 1,288 milioni ad Andrea Lucisano; 357mila ad Andrea Bruni; 463mila a Eugenio Garofalo; 70mila a Giorgio Randazzo e 29mila a Maria Aloi. L’obiettivo è garantire la copertura patrimoniale in vista di possibili risarcimenti.
Decisione della Corte dei conti
La sezione giurisdizionale ha riconosciuto il fumus boni iuris, cioè la plausibile esistenza di un credito risarcitorio in favore dell’Università Magna Graecia e dell’Azienda Dulbecco. Tra i beni vincolati ci sono immobili, conti correnti e quote stipendiali, utilizzabili dai destinatari ma non alienabili.









