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10 Marzo 2026
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Sanità vibonese allo stremo, il silenzio che brucia: le faide nel centrodestra e il vuoto di rappresentanza del territorio

Mentre ospedali e servizi arrancano, il consigliere regionale Vito Pitaro e l’onorevole Mangialavori restano in silenzio. A riempire il vuoto solo risse tra consiglieri e difese d’ufficio imbarazzanti

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A margine del dibattito inerente alle condizioni della sanità vibonese se n’è aperto un altro, per alcuni versi ancora più acceso, relativo all’imbarazzante silenzio mantenuto sull’argomento dal consigliere regionale Vito Pitaro e dall’onorevole Giuseppe Mangialavori. Il tema, che avevamo già sollevato nell’ultimo intervento, è stato dapprima oggetto di un duro scontro dialettico tra i consiglieri comunali Maria Rosaria Nesci (Noi moderati), Giuseppe Cutrullà (Cuore vibonese) e la loro collega Alessandra Grimaldi (Democratici e Riformisti) e successivamente di un intervento chiarificatore dello stesso Pitaro.

Lo scontro tra Nesci, Cutrullà e Grimaldi

L’incipit è stato dato dalla Grimaldi, che aveva stigmatizzato l’atteggiamento silente del politico, il quale, in veste di unico rappresentante vibonese in Consiglio regionale, avrebbe dovuto sostenere con vigore la battaglia intrapresa dai sindaci; immediata la replica della Nesci che, dopo aver chiarito che Pitaro non era presente al vertice tenutosi in Prefettura non per disinteresse ma poiché non era stato invitato, ha puntualizzato che lo stesso aveva però incontrato i sindaci all’esterno del palazzo di governo, impegnandosi a portare nelle sedi regionali le istanze del territorio, concludendo che l’unica “colpa” attribuibile è quella di non amare l’esibizionismo e le passerelle di facciata.

Sostanzialmente analoghe le argomentazioni di Cutrullà il quale, però, è stato ancor più duro nei confronti della Grimaldi, con riferimenti ad un presunto suggeritore che, dopo essere stato il capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, oggi cercherebbe visibilità nel centrosinistra.

La difesa d’ufficio che diventa un boomerang

Riteniamo che se l’intento dei consiglieri Nesci e Cutrullà era quello di effettuare una difesa d’ufficio nei confronti del proprio dominus politico, essa ha sortito, per una serie di motivi, l’effetto contrario, creando a Pitaro più imbarazzo che altro. Per quanto concerne la mancata partecipazione al vertice tenutosi in Prefettura a causa di un mancato preventivo invito bisogna infatti chiedersi – e se lo sarebbe dovuto prudentemente chiedere anche la Nesci prima di toccare tasti molto delicati – perché dal Palazzo di Governo, dove “l’etichetta istituzionale” è particolarmente curata, non abbiano inteso invitare l’unico rappresentante politico vibonese presente nel Consiglio regionale, certamente non per antipatia personale o per pura dimenticanza.

In ogni caso, quali che siano state le ragioni della scelta della Prefettura, va detto che un rappresentante politico deve prendere posizione sulle importanti tematiche che riguardano il territorio – e quelle sanitarie lo sono senza alcun dubbio – anche in assenza di inviti formali. Riteniamo anche infelice il riferimento all’esibizionismo ed alle passarelle di facciata che, secondo la Nesci, il consigliere regionale non amerebbe frequentare, poiché le questioni inerenti alle criticità sanitarie vibonesi sono state trattate fin qui esclusivamente presso diversi tavoli istituzionali, dove Pitaro non era comunque presente, se poi qualcuno si trova più a proprio agio nel retrobottega di un bar allora il discorso è diverso.

Ancor peggio l’intervento ad adiuvandum dello smemorato Cutrullà che, nell’accusare Console di essere passato da destra a sinistra – dimenticandosi di aver fatto egli stesso l’analogo percorso in senso inverso – si inoltra in un terreno particolarmente minato per Pitaro che, in fatto di cambi di casacca, detiene il record assoluto (Rifondazione comunista, Socialisti Italiani, Partito Democratico, Lista Santelli (FI), Noi Moderati).

Pitaro e l’assenza al tavolo in Prefettura

Chiuso il capitolo dedicato ai maldestri pretoriani di Pitaro, va osservato che anche le argomentazioni utilizzate dal diretto interessato per giustificare la propria assenza al tavolo della Prefettura ed il disinteresse imputatogli dalla Grimaldi appaiono fragili: un politico non può trincerarsi dietro un mancato invito, fare l’offeso e stare in silenzio, anzi quella che doveva essere una difesa si è trasformata nella classica buccia di banana.

Il terreno sul quale invece Pitaro non è scivolato è quello che, tappa dopo tappa, gli ha consentito di conquistare la leadership politica nel vibonese, facendo piazza pulita di tutti gli antagonisti e scalzando infine il vecchio (apparente) detentore, quel Mangialavori a favore del quale nessuno, di fronte alle medesime accuse rivolte a Pitaro, ha inteso spendere una parola. Un percorso lungo, che, partendo dall’estrema sinistra, lo ha portato a capo del centrodestra, consentendogli di ufficializzare un ruolo che, per come vedremo, egli esercitava già da tempo, sfruttando le debolezze caratteriali di chi lo ha preceduto.

Questo è un dato inconfutabile, documentato dalle intercettazioni depositate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro nel processo Maestrale-Carthago, dal quale, pur non potendosi desumere con certezza la data iniziale di questo connubio sotterraneo, se ne evince tuttavia la sicura sussistenza quanto meno a partire dal periodo in cui Pitaro militava nel Partito Democratico. Va anche però aggiunto che ad agevolare il percorso di Pitaro ha concorso pure la circostanza che da moltissimi anni quest’area politica non esprime leader carismatici, essendo stati gli ultimi Mimmo Basile e Franco Bevilacqua. Dato a Cesare quel che è di Cesare, poi tutto si ferma di fronte alla scelta degli elettori.

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