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3 Marzo 2026
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“Una legge che punisce chi non c’entra”: Minasi spinge sulla riforma degli scioglimenti per mafia

La parlamentare della Lega denuncia la “sproporzione” dell’attuale normativa: "La lotta alla mafia non si misura a colpi di scioglimenti. Lo Stato sia efficace e giusto"

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402 scioglimenti per infiltrazioni mafiose in 34 anni, una media di un Comune ogni mese. È il quadro tracciato dall’ultimo dossier di Avviso Pubblico, “Il male in Comune”, che fotografa una situazione diventata ormai strutturale, soprattutto nel Mezzogiorno.

La senatrice della Lega Tilde Minasi interviene sul tema, ritenendo che i numeri descrivano una deriva non più sostenibile: “Strumenti nati per casi eccezionali sono diventati routine, con conseguenze pesantissime per i territori”.

Minasi: “Il sistema non regge più”

Per la parlamentare leghista, il dossier conferma la necessità di una revisione profonda della normativa: “Già mesi fa ho depositato il ddl S.1350 per riformare la legge sullo scioglimento. Alla luce dei dati diffusi, quella proposta è ancora più attuale. Non possiamo più aspettare”.

Secondo Minasi, l’impianto attuale produce effetti sproporzionati: lo scioglimento rimuove sindaco, giunta e consiglio, anche nei casi in cui le irregolarità riguardano “uno o due amministratori”. “Non è accettabile colpire un’intera comunità per colpe che non le appartengono”, afferma.

“Danni enormi per i cittadini e per le economie locali”

La senatrice sottolinea come ogni scioglimento, oltre a essere un provvedimento amministrativo, produca impatti considerevoli sul territorio: “Blocca l’economia locale, rallenta i servizi, compromette l’immagine dell’Ente. E spesso penalizza comunità che non hanno responsabilità diffuse ma scontano l’azione scorretta di pochi”.

Da qui, ribadisce Minasi, “la necessità di introdurre una fase di preavviso più ampia, di almeno 30 giorni, per permettere difese e correttivi, e la possibilità di nominare un commissario di supporto quando gli elementi non sono così gravi da giustificare lo scioglimento”.

Il richiamo agli orientamenti del Consiglio di Stato

La parlamentare richiama anche la giurisprudenza amministrativa: “Il Consiglio di Stato ha più volte indicato la necessità di motivazioni analitiche e prove solide. Non si può sciogliere un Comune sulla base di elementi incerti o generici, perché è una misura che incide direttamente sulla volontà popolare”.

Minasi parla quindi di una riforma che “renda l’azione antimafia più efficace, ma anche più giusta”, evitando automatismi e interventi che negli anni “hanno creato tensioni e criticità”.

“Lotta alla mafia più mirata, non indebolita”

La senatrice respinge l’idea che una revisione della legge possa rappresentare un arretramento nella lotta alle organizzazioni criminali: “La fermezza non si misura con il numero dei Comuni sciolti, ma con la capacità di colpire davvero i responsabili“.

“La lotta alla mafia resta una priorità della Lega, ma deve essere intelligente, proporzionata, efficace. Se una legge non funziona, va cambiata. E va cambiata adesso”.

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