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11 Marzo 2026
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Finisce l’era Falcomatà: tensioni e scontri nel Consiglio comunale di Reggio Calabria

Seduta incandescente a Reggio Calabria, dove tra scontri, accuse e fratture interne il Consiglio ha certificato la decadenza del sindaco Giuseppe Falcomatà

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Il Consiglio comunale di Reggio Calabria si trasforma in un’arena politica nel giorno che segna la fine dell’era Falcomatà. La seduta, formalmente convocata per gli adempimenti legati alla decadenza del primo cittadino, diventa immediatamente il palcoscenico di uno scontro frontale tra maggioranza e opposizione.

L’assenza del sindaco Giuseppe Falcomatà, sostituito dal neo vicesindaco Mimmetto Battaglia, contribuisce a caricare il clima di una tensione palpabile. L’Aula si spacca, si accusa, si interrompe, mentre appare sempre più evidente la fragilità di una maggioranza sotto pressione, incapace di ricompattarsi in un momento cruciale.

Circoscrizioni e regolamenti: scintilla di uno scontro annunciato

Il tema delle Circoscrizioni, simbolo delle promesse non mantenute, accende immediatamente la miccia. La minoranza, con il consigliere Milia in prima linea, tenta di inserire un ordine del giorno sul ripristino degli organismi decentrati. La Presidenza del Consiglio lo dichiara irricevibile.

Il Vice Segretario Generale chiarisce: il regolamento consente l’inserimento di un Odg solo in casi di emergenza. “Questo non lo è”, taglia corto. Da qui, la seduta implode: oltre un’ora di richiami, proteste, attacchi incrociati. Qualcuno evoca persino l’intervento delle forze dell’ordine.

Le accuse dell’opposizione sono durissime: mancanza di volontà politica, incoerenza, paralisi della maggioranza. La replica è altrettanto netta: strumentalizzazione elettorale. Ma il confronto smette rapidamente di essere tecnico: diventa la rappresentazione plastica della crisi di tenuta dell’Amministrazione Falcomatà.

Il voto che chiude un ciclo politico

Dopo la lunga tempesta preliminare, si arriva al voto sull’unico punto all’ordine del giorno: gli adempimenti legati alla delibera del 17 novembre, ai sensi dell’articolo 69 del Testo unico degli enti locali. Con 21 voti favorevoli, il Consiglio approva l’atto che sancisce la decadenza del sindaco Falcomatà.

È il sigillo formale sulla fine di un ciclo durato undici anni, iniziato nel 2014 con l’ascesa del giovane erede politico della “Primavera di Reggio”.

La parabola del sindaco: tra aspettative, divisioni e potere logorato

Quando nel 2014 Giuseppe Falcomatà vinse le elezioni, il suo nome richiamava immediatamente la figura del padre, Italo Falcomatà, simbolo del riscatto civico degli anni ’90. Giovane, popolare, carico di aspettative, il nuovo sindaco divenne presto la principale figura del centrosinistra calabrese.

Ma gli undici anni a Palazzo San Giorgio non scorrono senza ferite. Le fragilità strutturali di Reggio Calabria, le tensioni interne al Partito Democratico, le accuse di personalismo e lacerazioni di corrente minano progressivamente la sua leadership. Il Pd reggino si divide su metodo di governo, gestione del potere e rapporto con il territorio.

Il caso Miramare: la frattura che ha cambiato la storia

Il capitolo più controverso resta quello del processo Miramare. Nel 2021 la condanna per abuso d’ufficio sull’affidamento dell’ex Grand Hotel Miramare porta alla sospensione automatica di Falcomatà in applicazione della legge Severino. Per quasi due anni la città è retta dal facente funzioni Paolo Brunetti.

Nel 2023 la Cassazione annulla la condanna, permettendo a Falcomatà di tornare in carica. Anche il successivo procedimento “Miramare bis” si chiude con l’assoluzione. Una riabilitazione giudiziaria che non basta però a ricucire un centrosinistra ormai lacerato.

L’elezione di Falcomatà a consigliere regionale del Pd segna l’inizio del distacco definitivo da Palazzo San Giorgio. La scelta di non dimettersi subito, per evitare il commissariamento, alimenta ulteriori tensioni fino alla seduta odierna, che assume il valore di una resa dei conti politica oltre che istituzionale.

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