Secondo la Direzione Nazionale di Altragricoltura, il settore lattiero-caseario sta vivendo un momento drammatico. “L’ultima rilevazione CLAL del 15 dicembre 2025 mostra come il prezzo del latte crudo spot nazionale sia crollato a 37,50 €/100 kg, con una variazione settimanale del -10,4%”, spiegano dalla associazione. Ogni litro venduto oggi genera una perdita secca per gli allevatori, rendendo l’attività insostenibile.
Anche l’olio extravergine d’oliva, fiore all’occhiello del Made in Italy, registra quotazioni in ribasso: a Bari, l’olio extravergine e l’olio DOP “Terra di Bari” si attestano a 6,65 €/kg, con un calo settimanale del -5,0%. “Nonostante la qualità e la reputazione internazionale, il prezzo non copre i costi reali di raccolta e frangitura”, avvertono da Altragricoltura.
Cereali e ortofrutta sotto la soglia di sostenibilità
Il grano duro e il riso non offrono migliori prospettive. Dati della Borsa Merci di Foggia al 10 dicembre 2025 mostrano come il grano duro Fino resti tra 285 e 290 €/t, con un calo del 9,94% rispetto al 2024 e del 43,69% rispetto al 2022. Secondo Altragricoltura, i costi di semina, raccolta e logistica superano ormai i prezzi di vendita, impedendo qualsiasi reddito ai produttori.
Anche l’ortofrutta soffre, con crolli annui degli indici aggregati del -29,2%. Zucchine, cetrioli e molti prodotti freschi vengono venduti a meno di 1 €/kg, mentre l’uva da tavola può scendere a 0,50-0,60 €/kg, costringendo le aziende a ridurre o abbandonare le colture.
Una crisi strutturale che le istituzioni non vedono
Altragricoltura definisce la situazione come “crisi strutturale”. L’associazione sottolinea che i prezzi alla produzione sono comprimiti da concorrenza sleale e importazioni low-cost, mentre i costi di energia, concimi e mangimi restano alti.
“L’indice dei mezzi tecnici agricoli (ISMEA) si mantiene ostinatamente alto a 145,26 (base 2010=100), drenando risorse e rendendo economicamente insostenibile il lavoro agricolo”, spiegano dalla Direzione Nazionale. “Non si tratta di una fluttuazione stagionale, ma di un problema sistemico che mina la sopravvivenza stessa delle aziende agricole italiane”.
Appello alle istituzioni e al Paese
“È urgente ribaltare la narrazione ufficiale – dichiarano da Altragricoltura –: l’agricoltura italiana non è in ripresa, è in ginocchio. Le istituzioni devono intervenire subito e garantire prezzi alla produzione che coprano i costi reali, permettendo ai produttori di vivere e lavorare senza perdite quotidiane”.
L’associazione richiama quindi il Paese a una presa di coscienza generale: solo con azioni immediate e mirate sarà possibile salvare le piccole e medie imprese agricole, l’allevamento e la pesca, tutelando la dignità dei produttori e il futuro del Made in Italy.









