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26 Maggio 2026
26 Maggio 2026
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Tumore al seno, al Sud cure lontano da casa: “Fino al 50% delle pazienti costrette a emigrare”

Il rapporto Aiom: mobilità sanitaria tripla rispetto al Centro-Nord. Di Maio: “Dove si scappa di più, lo screening funziona meno”

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È il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025” a fotografare una situazione definita critica per molte donne del Mezzogiorno. Secondo i dati diffusi dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), nel 2025 sottoporsi a un intervento per tumore al seno rappresenta, per chi vive al Sud, un problema nel problema.

Come emerge dallo studio, il 15% delle donne residenti nelle regioni meridionali è costretto a cambiare regione per poter affrontare un intervento di chirurgia mammaria. Il rapporto è stato presentato a Roma, a Palazzo Baldassini, ed è frutto della collaborazione tra Aiom, Airtum, Fondazione Aiom, Ons, Passi, Passi d’Argento e Siapec-Iap.

La lettura di Aiom: “Un indicatore della fragilità dei sistemi regionali”

A spiegare il significato dei dati è Massimo Di Maio, presidente di Aiom, che sottolinea come l’analisi della mobilità sanitaria rappresenti un indicatore chiave della capacità dei sistemi sanitari regionali.

Secondo Di Maio, “analizzare la mobilità fra regioni per la chirurgia del tumore della mammella consente di valutare quanto i sistemi sanitari siano in grado di prendere in carico le pazienti dopo la diagnosi“. Un passaggio fondamentale, che va oltre la semplice disponibilità di strutture.

Sud penalizzato: mobilità tripla rispetto al Centro-Nord

Sempre secondo quanto riferito da Di Maio, tra il 2010 e il 2023 la quota di interventi effettuati fuori regione a livello nazionale è rimasta sostanzialmente stabile, attestandosi intorno all’8%. Ma il dato cambia drasticamente se si guarda alle macroaree.

Al Sud la mobilità passiva è tre volte più alta rispetto al Centro-Nord“, evidenzia il presidente di Aiom, delineando un divario strutturale che continua a penalizzare le pazienti meridionali.

Le regioni virtuose e quelle in affanno

Di Maio indica chiaramente anche le differenze territoriali. “Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Lazio presentano i livelli di fuga più bassi“, con percentuali rispettivamente intorno all’1,5%, al 2,5% e al 4%.

Il quadro cambia radicalmente al Sud. “Tutte le regioni meridionali mostrano indici di fuga superiori alla media nazionale“, sottolinea Di Maio, indicando Calabria, Basilicata e Molise come i casi più critici.

Il caso Calabria: “Quasi un intervento su due fuori regione”

Il dato più allarmante riguarda proprio la Calabria. Secondo quanto riportato da Aiom, quasi il 50% degli interventi di chirurgia mammaria viene eseguito fuori regione, un numero che racconta una emergenza sanitaria strutturale.

Un’emorragia di pazienti che pesa non solo sulle donne costrette a spostarsi, ma anche sui bilanci regionali e sulla tenuta del sistema sanitario locale.

Il legame con lo screening

C’è infine un elemento chiave su cui insiste Massimo Di Maio. “Le regioni del Sud con i più alti livelli di mobilità sanitaria sono anche quelle con le coperture più basse dello screening“, afferma.

Un dato che, secondo Aiom, conferma come la prevenzione insufficiente e la scarsa presa in carico precoce contribuiscano ad alimentare la fuga verso altre regioni, trasformando il diritto alla cura in un viaggio obbligato per migliaia di donne.

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