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4 Aprile 2026
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Rinascita Scott, condannati in appello l’avvocato Pittelli e il carabiniere Naselli. Reati prescritti per il finanziere Marinaro

Ridotta la condanna per il noto penalista del foro di Catanzaro e per il tenente colonello all'epoca dei fatti in servizio nel capoluogo calabrese

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Dopo circa sette ore di Camera di consiglio, la Corte di appello di Catanzaro, presidente Loredana De Franco, nell’aula bunker di Lamezia Terme ha messo la parola fine al secondo capitolo giudiziario del processo Rinascita Scott, nato da un’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha decapitato le cosche del Vibonese. I giudici di secondo grado hanno condannato Giancarlo Pittelli, il noto penalista a 7 anni e 8 mesi di reclusione, mentre in primo grado aveva incassato 4 anni in più, 11 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e per due casi di rivelazione di segreto d’ufficio. I giudici di secondo grado hanno pronunciato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dell’ex finanziere Michele Marinaro, in servizio alla Dia di Catanzaro e poi alle dipendenze della presidenza del Consiglio nella sede di Reggio Calabria, mentre in primo grado gli erano stati inflitti 10 anni e 6 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione e rivelazione di segreto d’ufficio. Ridotta di poco la pena per il tenente colonnello dei carabinieri Giorgio Naselli, in 2 anni, pena sospesa, mentre in primo grado gli era stata inflitta la pena a due anni e sei mesi per tre casi di rivelazione di segreto d’ufficio.

Il rafforzamento alla cosca Mancuso

Il pm della Dda di Catanzaro, in qualità di sostituto procuratore della Dda Annamaria Frustaci, durante la sua requisitoria ha tracciato un identikit dell’avvocato catanzarese, per tre mandati parlamentare della Repubblica, coprendo un arco temporale che va dal 2001 al 2013, grazie ai quali avrebbe intessuto rapporti istituzionali che negli anni gli avrebbero consentito di perseguire finalità tese a rafforzare la cosca Mancuso di Limbadi offrendo prestazioni che avrebbero travalicato il suo mandato difensivo.

L’esistenza del concorso esterno

E attraverso queste relazioni “illecite” il pm ha inteso dimostrare ai giudici l’esistenza del concorso esterno “da parte di chi usa la toga come passaporto per accedere a ciò che la toga non consente”. Un modus operandi, quello di Pittelli, che si evincerebbe secondo le ipotesi di accusa dalla vicenda dell’imprenditore Rocco Delfino, modello replicato poi nel reperimento dei verbali di Andrea Mantella con una necessaria premessa per consentire ai giudici di appello di visionare il materiale probatorio dibattimentale nella sua interezza: “Non basta dire che i giudici del Riesame o della Cassazione in fase cautelare avevano escluso questo o quell’addebito. Oggi siamo al giudizio di merito, e al giudizio di merito arriviamo con atti nuovi, intercettazioni nuove, documenti che allora non c’erano o erano coperti dal segreto”.

La visione unitaria delle prove

“I giudici, in fase cautelare, avevano ridimensionato il quadro accusatorio, ma lì si decideva sulla libertà personale con il materiale  disponibile in quel momento storico. Qui si decide sulla responsabilità penale dopo anni di dibattimento e dopo atti che all’epoca non esistevano”, citando le intercettazioni del processo Olimpo-Maestrale-Carthago, depositate solo nel 2023. Richiama i contributi della Dda di Reggio Calabria e della Procura di Salerno. E fa un esempio calzante sul ruolo rivestito da Pitelli nell’ambito della vicenda dell’imprenditore Rocco Delfino. All’epoca dei fatti, nel momento in cui c’era stata l’ordinanza custodiale, Rocco Delfino non era attinto da alcuna contestazione che l’Ufficio di Procura potesse discoverare dal punto di vista della sua appartenenza alla cosca Piromalli, cosa che avviene con l’indagine della Dda di Reggio, nome in codice Malapigna, che ha portato poi a contestare a Delfino una condotta di partecipazione e condannare Pittelli a 14 anni. 

E ha insistito sul concetto della visione di insieme delle prove: “Quando Andrea Mantella parlava, molte delle cose che diceva non erano ancora verificabili. Oggi quelle stesse cose sono corroborate da atti esterni, da intercettazioni di altri procedimenti, da documenti prodotti in dibattimento. Non si può continuare a dire che Mantella spara a zero, bisogna leggere il compendio probatorio nella sua interezza”, un compendio investigativo che comprende anche altri collaboratori di giustizia che parlano contro Pittelli. 

L’ appunto sequestrato

Uno dei momenti più forti della requisitoria riguarda il ritrovamento di un appunto manoscritto nello studio di Pittelli. Un foglio con uno schema di argomenti, che secondo l’accusa coincide in maniera sorprendente con i temi dell’ordinanza cautelare.
Frustaci lo definisce “uno dei segnali più inquietanti”. Un documento che testimonia una conoscenza anticipata delle linee investigative. “Non è un caso se, subito dopo l’incontro del 12 maggio 2019 con Michele Marinaro, le intercettazioni registrano un Pittelli diverso: più prudente, più nervoso, più consapevole dell’imminente coinvolgimento. Anche questo, prosegue la pm, rientra nella cornice dell’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa”.

Retrodatazioni e iscrizioni

La difesa ha insistito da sempre su un punto: l’iscrizione a modello 21 per concorso esterno sarebbe tardiva, frutto di retrodatazione, ma il pm replica con cronologia alla mano: “Le prime notizie risalgono al 2016-2017, ma erano episodi isolati. È solo con l’informativa del gennaio 2018 che gli elementi vengono messi in sistema, ed è lì che si giustifica l’iscrizione. Non possiamo iscrivere un parlamentare, un avvocato, un cittadino, senza avere un quadro chiaro e unitario”. E ha aggiunto: “Le proroghe del gennaio 2019 e gli aggiornamenti del febbraio 2019 non sono artifici. Sono la naturale conseguenza delle nuove condotte intercettate”. La riforma Cartabia, sottolinea la pm, “non è applicabile retroattivamente. E anche se lo fosse, non cambierebbe: perché la refertazione complessiva su Pittelli arriva solo con quell’informativa del 2018”.

Trojan e intercettazioni

Altro nodo: l’uso del Trojan e le conversazioni che, secondo la difesa, sarebbero state coperte dal segreto difensivo. Frustaci spiega: “Il Trojan è stato attivato a finestre, non in maniera indiscriminata, e sempre su input di altri indizi: pedinamenti, telefonate, osservazioni. Non c’è stato abuso. Non è stato intercettato il difensore mentre parlava con il cliente. Sono stati intercettati gli interlocutori di Pittelli che, uscendo dalle riunioni, raccontavano quello che era accaduto. Non è la stessa cosa. Non possiamo piegare la norma a interpretazioni di comodo”.

La vicenda Delfino: “Raddrizzare la pratica”

La pm ha dedicato un intero segmento a quella che definisce “la vicenda paradigmatica”. È la storia di Rocco Delfino, imprenditore già coinvolto in procedimenti di prevenzione, considerato vicino alla cosca Piromalli. Nel 2017, racconta l’accusa, Luigi Mancuso convoca Pittelli per “sistemare” la questione. Un anno dopo, nel settembre-ottobre 2018, lo studio Pittelli diventa teatro di una serie di telefonate con il colonnello Giorgio Naselli, all’epoca comandante provinciale dei Carabinieri di Teramo e componente del Gruppo Interforze presso la Prefettura. Le intercettazioni sono nette: “Secondo te con un po’ di pazienza è raddrizzabile?”, chiede Pittelli. E ancora: “La cosa importante è che non la decidano subito… bisogna farla decantare”. Naselli risponde: “Vediamo cosa si può fare, fammi andare a vedere, me la guardo io” e il magistrato commenta: “Non è normale che un difensore parli in questi termini con un comandante provinciale. Non è normale che un soggetto non parte del procedimento possa ricevere anticipazioni sugli orientamenti negativi del Gruppo Interforze. Questa è rivelazione di segreti d’ufficio, un reato di pericolo, non di danno. Non serve portare a casa un documento, basta l’idoneità della rivelazione a incidere sul procedimento”.

Il vantaggio patrimoniale 

Ma la pm va oltre: “Qui c’è un vantaggio patrimoniale: Delfino, che guadagnava tempo e poteva continuare ad agire con la MC Metalli; Pittelli, che consolidava il rapporto fiduciario e professionale; e per Naselli, che riceveva favori in cambio».
Frustaci cita le intercettazioni: «“Sei stato servito, colonnello. Tuo figlio me lo piglio io”. Pittelli si vanta di aver trovato un posto di lavoro al figlio di Naselli. E non basta: lo coinvolge nel progetto immobiliare di Copanello, rispetto al quale c’è stata la richiesta di rinvio a giudizio per Pittelli (LEGGI) dicendogli “tu sei in quota con me”. Per il pm Frustaci in veste di pg, “questa è la fotografia dello scambio di utilità che travalica la semplice rivelazione”.

Altri episodi di rivelazione: il caso Mazzei

Un’altra scena. Febbraio 2018. Pittelli chiama Naselli: vuole informazioni su un procedimento penale nato da una denuncia di Giuseppe Mazzei per un assegno contraffatto.
Naselli si attiva subito. Richiama e riferisce: “È un giro di assegni, non solo quello di Mazzei. Ha già fatto denuncia, il fascicolo è a Legnano, i Carabinieri di Pioltello hanno subdelegato… l’assegno era stato emesso in bianco, poi girato, poi contraffatto”.
Frustaci commenta: “Qui non siamo più in un procedimento amministrativo, ma in un procedimento penale. Se Mazzei è parte offesa, c’è uno strumento legale: l’istanza 335 al pubblico ministero. Non si ottengono notizie riservate da un comandante dei Carabinieri per via informale. Non si può sapere in anticipo il contenuto di atti, i nomi coinvolti, le deleghe”.

Marinaro e i tabulati: l’ombra dei servizi

Il magistrato ha parlato di Michele Marinaro, ex maresciallo della Guardia di Finanza, poi alla Dia e successivamente ai servizi segreti.
Le intercettazioni del gennaio 2019 (operazione Olimpo) registrano un dialogo tra politici calabresi in cui si dice: “Michele è bravo, fa le imbasciate a Pittelli” e Frustaci spiega: “Qui i tabulati telefonici, acquisiti nel 2019, si intrecciano con le intercettazioni e con le dichiarazioni di Andrea Mantella. La difesa invoca l’inutilizzabilità per la riforma del 2021, ma la legge ha previsto una sanatoria condizionata: tabulati acquisiti prima del 2021 restano utilizzabili se riguardano reati gravi e se incrociati con altre prove. È il nostro caso. Marinaro non è un nome inventato da Mantella. Lo citano politici, lo dimostrano le intercettazioni, lo confermano le mail acquisite in dibattimento. Non possiamo ridurre tutto a invenzioni di collaboratori».

Collaboratori, intrecci, appunti

La requisitoria attraversa anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e Frustaci mette in guardia: “È facile liquidare i collaboratori come inattendibili. Ma quando le loro parole vengono corroborate da intercettazioni, da atti esterni, da riscontri oggettivi, il discorso cambia”.
Sul famoso interrogatorio del 2016 ad Andrea Mantella da parte di Marinaro, il pm è tagliente: “Si è detto di tutto e il contrario di tutto, senza mai precisare che l’oggetto era proprio la vicenda degli imprenditori Sgromo, con i quali Marinaro era in rapporti. Oggi risponde di corruzione anche per quelle vicende. Non è un dettaglio”. Pittelli per la Dda ha superato i confini difensivi: “Non parliamo di un avvocato che si limita a depositare memorie, ma di un avvocato che cerca canali informali, che anticipa gli esiti, che chiede a pubblici ufficiali se una pratica può essere “raddrizzata”, che offre posti di lavoro ai figli di comandanti, che coinvolge ufficiali in progetti immobiliari. Non è difesa, è intermediazione oltre la difesa”.

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