Il Consiglio distrettuale dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro interviene per precisare il percorso che ha condotto alle dimissioni del consigliere tesoriere e per chiarire la reale situazione finanziaria dell’ente. Secondo quanto affermato in una nota ufficiale le dimissioni dell’avvocata Daniela Rodolà sarebbero maturate all’esito di verifiche interne. “Le dimissioni, così come l’autodenuncia, sono maturate a seguito delle gravi irregolarità contabili riscontrate e contestate alla medesima dal presidente del Consiglio dell’Ordine, in ragione di condotte sospette poste in essere dalla stessa“, precisa il Coa.
Segnalazioni a Procura e Consiglio di disciplina
Il Consiglio riferisce di aver attivato immediatamente gli strumenti istituzionali previsti dall’ordinamento: “Il Coa ha subito informato la Procura e il Consiglio di disciplina, dandone notizia agli iscritti in un’ottica di trasparenza e correttezza istituzionale“. Le iniziative sarebbero state adottate, chiarisce l’Ordine, a seguito di riscontri documentali oggettivi. “Di fronte a tali riscontri – puntualizza il Consiglio – l’ex tesoriera ha ammesso, dinanzi ad alcuni componenti del Consiglio e al consulente del Coa, Giorgio Stella, la sua esclusiva responsabilità, manifestando l’intenzione di voler restituire le somme sottratte“.
Sul piano finanziario, il Coa smentisce le ricostruzioni che parlano di un dissesto dell’ente. “I conti del Coa di Catanzaro registrano un consistente saldo attivo positivo“, afferma l’Ordine, “la tenuta economica dell’Ente non è intaccata, nonostante gli ammanchi riscontrati” . La situazione finanziaria complessiva resterebbe dunque solida: “Vi è una situazione finanziaria stabile e sana“, chiarisce il Consiglio, “gli ammanchi a cui si fa riferimento riguardano irregolarità già denunciate e oggetto di verifiche da parte degli organi di controllo esterni“. Il Coa riferisce inoltre di aver chiesto agli inquirenti di estendere gli accertamenti: “E’ stato richiesto di eseguire tutti gli accertamenti necessari presso gli uffici della Tesoreria dell’Ordine, al fine di ricostruire ogni operazione indebita”.
Il dibattito pubblico e l’intervento di Antonello Talerico
Nel frattempo, attorno alla vicenda si è sviluppato un acceso dibattito pubblico, in particolare sui social network. Su questo punto è intervenuto Antonello Talerico, consigliere del Consiglio Nazionale Forense ed ex presidente del Coa di Catanzaro: “Sto leggendo, in queste ore, numerosi commenti che definire inopportuni sarebbe riduttivo“, afferma Talerico, “commenti animati non da spirito di verità o da autentico senso etico, ma da una forma di compiacimento che rasenta lo sciacallaggio”.
“I fatti non sono dibattiti da bar”
Talerico chiarisce di non voler entrare nel merito delle contestazioni, ritenendo improprio il modo in cui la vicenda viene commentata. “Senza alcuna intenzione di entrare nel merito dei fatti – che non possono e non devono essere oggetto di dibattito da bar o da social network – ritengo doveroso osservare che molti improvvisati moralizzatori dovrebbero tacere“. Richiamando il contesto locale, aggiunge: “Viviamo in una realtà piccola, nella quale ci conosciamo tutti, e ciascuno conosce bene la storia degli altri“.
Ruoli, competenze e responsabilità
Un passaggio centrale dell’intervento riguarda la confusione, a suo avviso, tra responsabilità giuridiche e ruoli istituzionali. “Colpisce la leggerezza con cui si scrive senza conoscere i fatti e senza conoscere le procedure di controllo e di vigilanza previste dall’ordinamento”, osserva, “si tenta di costruire una responsabilità diffusa che non ha alcun fondamento giuridico né istituzionale“.
Indagini affidate alle autorità competenti
Talerico sottolinea che la vicenda è già all’attenzione degli organi preposti. “Gli atti non sono – né possono essere – nella disponibilità di tutti, ma esclusivamente delle autorità competenti, che risultano già attivate e stanno operando secondo le regole e le garanzie previste dall’ordinamento“!
Il richiamo alla responsabilità della classe forense
In chiusura, l’ex presidente del Coa richiama la necessità di difendere la dignità dell’avvocatura. “Ciò che colpisce è l’assenza di senso di appartenenza e di responsabilità collettiva”, afferma, “anziché compattarsi e difendere la dignità della classe forense, emerge il desiderio di colpire il proprio Ordine per rivalsa personale. Il tempo, come sempre, farà chiarezza. Per tutti“, conclude.




