Dopo la scarcerazione di Domenico “Mommo” Macrì, un altro provvedimento di peso arriva dalla Corte d’Appello di Catanzaro. I giudici hanno infatti annullato l’ordine di carcerazione nei confronti di Francesco Antonio Pardea, detenuto in regime di 41 bis, anch’egli indicato dagli inquirenti come esponente apicale delle cosiddette “nuove leve” della ’ndrangheta vibonese.
Pardea, condannato nel rito abbreviato per associazione mafiosa, era stato inizialmente condannato a 20 anni di reclusione, pena poi rideterminata in 12 anni a seguito di opposizione difensiva. Nei giorni scorsi, i difensori, avvocati Diego Brancia e Renzo Andricciola, avevano depositato una nuova istanza di annullamento per inefficacia dell’ordine di esecuzione emesso dalla Procura generale di Catanzaro. Istanza che è stata accolta, con la conseguente revoca dell’ordine di carcerazione e la disposizione della scarcerazione, salvo che Pardea non risulti detenuto per altra causa.
Anche in questo caso, come per Macrì, la decisione non interviene sul giudizio di responsabilità, ma si fonda su un profilo strettamente tecnico: la non esecutività della sentenza a seguito dell’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione e la necessità di una nuova rideterminazione della pena, che impedisce la prosecuzione della detenzione in assenza di un titolo valido. Come Macrì, Pardea torna completamente libero: dal carcere duro a Vibo.
Da Dominello a Carchedi: gli ordini di carcerazione annullati
Più o meno nelle stesse ore, la Corte d’appello di Catanzaro ha annullato l’ordine di carcerazione emesso dal Procuratore generale nei confronti di Michele Dominello, condannato in abbreviato per associazione mafiosa inizialmente a 14 anni e 4 mesi, pena successivamente rideterminata in 10 anni di reclusione a seguito di opposizione difensiva. La difesa, rappresentata dall’avvocato Brancia, aveva presentato una nuova istanza per l’inefficacia dell’ordine di esecuzione, richiesta che è stata accolta.
Analogo provvedimento è stato adottato per Salvatore Morgese, anch’egli condannato in abbreviato per associazione mafiosa: la pena, inizialmente fissata in 10 anni, era stata rideterminata in 8 anni di reclusione. Anche in questo caso, su istanza degli avvocati Brancia e Cortese, la Corte ha annullato l’ordine di carcerazione per inefficacia.
Ordine di carcerazione annullato anche per Paolo Carchedi, difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo, condannato per associazione mafiosa a 12 anni di reclusione dalla Corte d’appello di Catanzaro nel processo con rito abbreviato di Rinascita Scott con sentenza annullata con rinvio dalla Cassazione per cui servirà un nuovo giudizio per rideterminare la pena. Nel frattempo da quattro giorni è libero. Ha lasciato il carcere per gli stessi motivi anche Giovanni D’Andrea, anche lui di Vibo Valentia, condannato in abbreviato per associazione mafiosa in prima battuta a 10 anni per associazione mafiosa, con pena poi rideterminata a 8 anni e 8 mesi. In questo caso la difesa – rappresentata dall’avvocato Diego Brancia – ha avanzato una richiesta di annullamento per inefficacia dell’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Catanzaro. Richiesta accolta dalla terza sezione della Corte d’Appello di Catanzaro.
I precedenti di Cracolici e Giofrè: la linea della Cassazione
Il primo caso emblematico è stato quello di Domenico Cracolici, considerato dagli inquirenti il referente della cosca di Maierato. Cracolici, condannato in appello nel rito abbreviato a 10 anni e 8 mesi di reclusione per associazione mafiosa, aveva già ottenuto dalla Corte di Cassazione l’annullamento con rinvio della sentenza limitatamente alla rideterminazione della pena, a seguito della caduta di un’aggravante. Nonostante ciò, la Corte d’Appello di Catanzaro aveva successivamente emesso un ordine di esecuzione, procedendo a un calcolo autonomo della pena residua da scontare.
Contro quell’atto, gli avvocati Sergio Rotundo e Antonio Galati hanno promosso un incidente di esecuzione che, dopo il rigetto in appello, è stato accolto dalla Suprema Corte, la quale ha annullato senza rinvio l’ordine di carcerazione, dichiarando la non esecutività della sentenza d’appello del 30 ottobre 2023. È questo il primo spartiacque: la Cassazione ha chiarito che, in presenza di un annullamento con rinvio sulla pena, non può essere eseguita alcuna carcerazione fino alla definizione del nuovo giudizio di secondo grado e all’eventuale successivo vaglio di legittimità.
Su questa stessa traiettoria si colloca il caso di Gregorio Giofrè. Accogliendo l’istanza dell’avvocato Sergio Rotundo, la Corte d’appello di Catanzaro ha disposto l’annullamento dell’ordine di esecuzione e l’immediata scarcerazione dell’imputato, anch’egli condannato nel troncone Rinascita Scott – rito abbreviato. La decisione rappresenta una applicazione diretta dei principi fissati dalla Prima Sezione Penale della Cassazione, che, sul ricorso proposto dagli avvocati Rotundo e Galati, aveva già sancito la non esecutività della sentenza d’appello.
Effetto domino: decine di istanze e nuove decisioni attese
Da qui l’effetto domino che oggi investe numerose posizioni analoghe: in assenza di una sentenza definitiva ed esecutiva, e con i termini massimi di custodia cautelare ormai spirati, la detenzione non può proseguire fino alla celebrazione dei nuovi giudizi di rinvio. Dopo queste pronunce, numerosi difensori hanno depositato istanze analoghe. Le posizioni non sono sovrapponibili, ma in diversi casi la decisione della Cassazione potrebbe portare a ulteriori scarcerazioni, soprattutto dove le riduzioni di pena e la scadenza dei termini massimi di custodia cautelare hanno inciso sul titolo detentivo.
La sentenza di Rinascita Scott e le scarcerazioni
Nel frattempo è arrivata anche la sentenza di secondo grado del filone ordinario di Rinascita Scott. Tra le righe del dispositivo letto nell’aula bunker di Lamezia Terme venerdì scorso, la Corte d’appello di Catanzaro ha disposto complessivamente 37 scarcerazioni. Hanno lasciato il carcere o i domiciliari — salvo diverse e autonome cause detentive — numerosi imputati, tra cui: Ambrogio Accorinti, Pietro Accorinti, Bruno Barba, Franco Barba, Giuseppe Barbieri, Michelangelo Barbieri, Francesco Bognanni, Salvatore Bonavota, Nicola Bonavota, Pasquale Bonavota (assolto), Giuseppe Camillò, Francesco Carnovale, Fortunato Ceraso, Domenico Cichello, Francesco Cracolici, Onofrio D’Urzo, Luigi Federici, Giuseppe Fortuna, Salvatore Furlano, Giovanni Giamborino, Domenico Lo Bianco (assolto), Michele Lo Bianco, Mario Lo Riggio, Gaetano Lo Schiavo, Giuseppe Mancuso, Antonio Prestia, Vincenzo Pugliese Carchedi, Agostino Redi, Giovanni Rizzo, Antonio Scrugli, Vincenzo Spasari, Marco Startari, Giuseppe Suriano, Domenico Tripodi (assolto).
Un punto fermo: nessun “liberi tutti”
È fondamentale precisare che non tutti gli imputati scarcerati torneranno automaticamente in libertà. Alcuni restano detenuti o sottoposti a misure restrittive per altri procedimenti penali, nei quali sono attinti da autonomi titoli cautelari. Per quanto riguarda Rinascita Scott, gli imputati interessati da questi provvedimenti attenderanno a piede libero la successiva pronuncia della Cassazione o gli esiti dei giudizi di rinvio, laddove ancora pendenti.
Tutti i provvedimenti si fondano su un principio chiaro: in assenza di una sentenza definitiva ed esecutiva, o di un titolo cautelare valido, la detenzione non può proseguire. Si tratta di decisioni tecniche, adottate nel rispetto delle garanzie processuali, che non cancellano le accuse né riscrivono i giudizi di responsabilità, ma incidono sul piano dell’esecuzione della pena e delle misure cautelari. Ed è in questo quadro che le scarcerazioni di “Mommo” Macrì e Francesco Antonio Pardea vanno lette: non come un caso isolato, ma come l’ultimo tassello di una fase giudiziaria ancora in pieno movimento.




