Anno nuovo, vecchi problemi mai risolti. Anzi, aggravati. La sanità pubblica vibonese continua a perdere pezzi e l’ultima ferita è la chiusura dell’ambulatorio di Neurologia, un servizio essenziale per pazienti cronici e fragili. Una decisione che ha fatto esplodere, ancora una volta, la protesta sul territorio.
La protesta davanti all’Asp
Questa mattina, davanti agli uffici dell’ASP di Vibo Valentia, si sono ritrovati forze sindacali, associazioni e semplici cittadini. In prima linea l’Osservatorio civico città attiva, che da tempo denuncia disservizi strutturali, carenze di programmazione e una gestione giudicata sempre più distante dai bisogni reali del territorio.
“Regali di Natale che non ci sono piaciuti”
Ai microfoni di Calabria7, la presidente dell’Osservatorio civico città attiva, Daniela Primerano, ricostruisce una protesta che nasce da lontano: “Ci ritroviamo sempre davanti agli uffici dell’azienda sanitaria, sempre per gli stessi identici problemi”, afferma. “I regali che abbiamo ricevuto sotto l’albero di Natale non ci sono piaciuti per niente”.
Primerano ricorda come già il 27 dicembre, davanti all’ospedale Jazzolino, fossero state denunciate “l’interruzione degli interventi di urologia e proctologia” e “la situazione drammatica del reparto di psichiatria di Vibo Valentia. A fine anno abbiamo trovato sotto l’albero l’altro regalo: l’interruzione dell’attività ambulatoriale di neurologia”, aggiunge.
Personale precario e servizi che chiudono
Secondo l’Osservatorio, il nodo centrale resta la mancanza di programmazione e di investimenti strutturali sul personale: “Non esiste: probabilmente non si è capito che in questo territorio bisogna aprire reparti, potenziare i servizi e assumere a tempo indeterminato il personale”.
Primerano denuncia anche un paradosso che definisce emblematico: “Nel reparto di neurologia c’era personale a tempo determinato che poi è stato attratto, guarda caso, dall’Asp di Lamezia con contratti a tempo indeterminato. Siamo arrivati al colmo, alla barzelletta”, afferma senza giri di parole.
“Denunciamoli tutti”
Lo slogan scelto per la manifestazione diventa una vera e propria accusa politica e istituzionale: “Notiamo il disinteresse totale da parte della governance regionale”, sottolinea Primerano. “Noi denunciamo sicuramente l’interruzione di pubblico servizio”. E lancia un monito chiaro: “Dobbiamo toglierci dalla testa l’idea che da un giorno all’altro un servizio possa chiudere. Se ci rassegniamo a questa idea, è davvero la fine del sistema sanitario nazionale”.
Assunzioni a termine e programmazione assente
Nel mirino anche il tema delle assunzioni, giudicate insufficienti e precarie: “La programmazione va fatta per tempo: si sa quando una persona va in pensione. Il piano del fabbisogno deve essere una cosa seria”.
Primerano ricorda come, dopo annunci su nuove assunzioni di infermieri, la realtà sia stata ben diversa: “Abbiamo gioito quando si parlava di 60-70 infermieri, ma pochi giorni fa è stato pubblicato l’ennesimo concorso a tempo determinato: 12 infermieri per sei mesi. Questo significa che a giugno, in piena stagione estiva, li mandiamo a casa. E questa è la situazione”, conclude.
Una sanità che arretra, una comunità che resiste
La chiusura dell’ambulatorio di Neurologia non è un caso isolato ma l’ennesimo segnale di un sistema che arretra, lasciando il territorio sempre più scoperto. Per l’Osservatorio civico e per i cittadini presenti, la rassegnazione non è un’opzione. La battaglia — assicurano — non si fermerà qui. Perché la sanità pubblica non è una concessione, ma un diritto costituzionale che non può essere sospeso nel silenzio generale.








