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26 Maggio 2026
26 Maggio 2026
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Crisi in Iran, Teheran dichiara il “controllo totale”. Ma Trump sta valutando una cyber offensiva

Il ministro Araghchi rassicura il corpo diplomatico e accusa interferenze straniere nelle rivolte. Intanto l'Unione Europea minaccia nuove sanzioni e Washington valuta attacchi informatici

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Il governo di Teheran tenta di proiettare un’immagine di stabilità e ritorno alla normalità dopo giorni di scontri sanguinosi che hanno scosso il Paese. Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, intervenendo durante un incontro con i rappresentanti diplomatici stranieri, ha dichiarato che la ondata di proteste nazionali è ora sotto il “controllo totale” delle autorità. Araghchi ha inoltre promesso l’imminente riattivazione della rete internet, rimasta quasi completamente oscurata per oltre 86 ore, sebbene non abbia fornito una tempistica precisa per il ritorno alla connettività.

Le accuse di Teheran: “Regia straniera e armi ai manifestanti”

Secondo la ricostruzione del capo della diplomazia iraniana, riportata da Al-Jazeera, le manifestazioni sarebbero state deliberatamente “alimentate e fomentate” da elementi stranieri. Araghchi sostiene che le proteste siano diventate violente e sanguinose per fornire un pretesto all’amministrazione Trump per un intervento diretto negli affari interni dell’Iran.

Il Ministro ha affermato che le autorità sono in possesso di filmati che documenterebbero la distribuzione di armi ai manifestanti e ha annunciato che presto verranno pubblicate le “confessioni” delle persone arrestate. Mentre le forze di sicurezza continuano a monitorare le strade, Araghchi ha avvertito che il regime “darà la caccia” a tutti i responsabili dei disordini.

Il nodo internet e il monitoraggio internazionale

Il ripristino della rete internet resta il punto focale per la comunità internazionale. Sky News sottolinea come la riapertura dei canali digitali, che coinvolgerà inizialmente ambasciate e ministeri, sarà coordinata con le autorità di sicurezza. Tuttavia, la mancanza di una data certa alimenta il sospetto che il blackout serva a nascondere l’entità reale della repressione attuata nelle ultime due settimane. Solo con il ritorno della connettività sarà possibile ottenere un quadro nitido di quanto accaduto nelle province più isolate.

La risposta dell’Occidente: sanzioni e cyber-offensiva

Sul fronte diplomatico, la pressione dell’Occidente si fa sempre più asfissiante. Kaja Kallas, Alto Rappresentante UE per la Politica Estera, ha espresso una posizione netta attraverso dichiarazioni rilasciate a Politico e al quotidiano Die Welt: “Sono pronta a proporre ulteriori sanzioni in risposta alla brutale repressione dei manifestanti da parte del regime. Il regime ha una lunga tradizione di repressione delle proteste e assistiamo a una risposta pesante da parte delle forze di sicurezza. I cittadini stanno lottando per un futuro che sia scelto da loro e rischiano tutto per farsi ascoltare”.

Mentre la Commissione Europea mantiene un atteggiamento più cauto sul monitoraggio dei Pasdaran, il quotidiano Telegraph rivela che gli Stati Uniti starebbero già pianificando una controffensiva non convenzionale. Citando funzionari governativi, la testata riferisce che Washington sta preparando possibili attacchi informatici mirati contro la leadership iraniana, un’operazione volta a punire il regime per l’uso della forza contro i civili.

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