All’interno dell’Ospedale G. Jazzolino c’è una contraddizione che pesa come un macigno. Da una parte l’Utic e la Cardiologia, reparti che funzionano davvero, che curano ogni giorno le patologie cardiache più gravi e che lo fanno con numeri di mortalità tra i più bassi d’Italia. Dall’altra, un’assenza che vanifica tutto: il laboratorio di Emodinamica. Sotto la guida del primario Michele Comito e grazie a un’équipe riconosciuta per professionalità e competenza, i cardiologi vibonesi gestiscono infarti, scompensi e situazioni estreme con dedizione e rigore clinico. Ma lo fanno senza una delle armi fondamentali della cardiologia moderna, costretti a fermarsi un passo prima del salvavita.
Quando l’infarto non aspetta, ma Vibo sì
In cardiologia il tempo non è una variabile: è tutto. Eppure a Vibo Valentia, quando un paziente viene colpito da infarto e necessita di un’angioplastica, non può essere operato nel suo ospedale. Deve essere caricato su un’ambulanza e trasferito d’urgenza verso Catanzaro, di giorno come di notte, con tutti i rischi che questo comporta. Un paradosso che non trova giustificazione: mentre l’Utic e la Cardiologia lavorano in perfetta sinergia, manca il collegamento essenziale con l’Emodinamica, rendendo impossibili anche procedure considerate oggi di routine, come una coronarografia in emergenza. Non è una carenza tecnica: è una scelta mai fatta.
La responsabilità che nessuno si assume
Secondo i pazienti cardiopatici, il nodo sta nella gestione dell’ASP di Vibo Valentia. Anni di immobilismo e indifferenza manageriale hanno prodotto una situazione che oggi appare intollerabile. I cardiologi continuano a operare su pazienti ad altissimo rischio senza il supporto di un laboratorio indispensabile, assumendosi responsabilità enormi in condizioni non adeguate. È qui che la protesta diventa rabbia. Perché Vibo Valentia è l’unica provincia della Calabria a non disporre di un’Emodinamica. Un’anomalia che si traduce in disuguaglianza sanitaria, in un diritto alla cura che cambia a seconda del luogo in cui ci si ammala.
“Questo non è un disservizio, è un crimine”
Le parole dei cardiopatici vibonesi sono durissime e non lasciano spazio a interpretazioni. Parlano di crimine imperdonabile, di vite messe a rischio per un’assenza che dura da anni. C’è chi annuncia il ricorso alla carta bollata, se la Regione continuerà a voltarsi dall’altra parte. Non si tratta di richieste straordinarie, ma di normalità clinica. Perché un reparto di Utic e Cardiologia che funziona davvero deve essere completo, deve poter intervenire subito, senza dipendere da altri ospedali, senza affidarsi alla fortuna o alla velocità di un’ambulanza.
Un’eccellenza riconosciuta, ma lasciata scoperta
Il dato che rende questa vicenda ancora più grave è che i risultati ci sono già. La Cardiologia e l’Utic del “Jazzolino” attraggono pazienti da tutta la provincia, garantiscono cure di alto livello e registrano esiti clinici eccellenti. I cardiologi ci sono, gli spazi ospedalieri esistono, la strumentazione di base è presente. Mancano solo gli emodinamisti. E, come ricordano gli stessi pazienti, in Italia non mancano certo.
L’appello diretto a Roberto Occhiuto
Da mesi l’appello è rivolto al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Un appello che oggi diventa ultimatum. Dopo gli interventi realizzati negli ospedali di Cosenza e Reggio Calabria, Vibo Valentia non può restare l’eccezione negativa. Gli spazi per realizzare l’Emodinamica sono già dentro il “Jazzolino”. Serve solo una decisione politica chiara e immediata. Perché in cardiologia non esistono attese giustificabili.
Il tempo delle scuse è finito
Ogni giorno senza Emodinamica è un rischio in più, una corsa contro il tempo che potrebbe non essere vinta. A Vibo Valentia non manca l’eccellenza, manca il completamento di un sistema che potrebbe già salvare più vite. E continuare ad aspettare, ormai, non è più un’opzione.









