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11 Marzo 2026
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Sant’Anna Hospital, imprenditori pronti a pagare: la struttura catanzarese ferma e sospesa tra debiti e immobilismo

Ventimila euro per salvare il fitto, 220 mila già investiti. Usb chiama Occhiuto: “Serve una scelta politica ora”. Migrazione sanitaria da 300 milioni, i cittadini continuano ad attendere

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Si è svolto un incontro nel corso del quale gli imprenditori Citrigno e Noto hanno manifestato l’interesse a riconvertire la struttura del Sant’ Anna Hospital di Catanzaro. Lo fa sapere la Federazione di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia dell’Unione sindacale di Base (Usb). La riunione è stata utile per fare il punto della situazione e tracciare le future prospettive. Qualcosa potrebbe ora cambiare, alla luce della disponibilità espressa dagli imprenditori a sanare entro la fine del mese il debito di 20 mila euro relativo al canone di fitto, quale ultima rata per una struttura che, ad oggi, resta chiusa e sottoposta a curatela, nonostante un investimento già sostenuto pari a 220 mila euro, senza la possibilità di avviare alcuna attività sanitaria.

Gli appelli alle istituzioni regionali e cittadini

La fine di gennaio 2026 rappresenta l’ultima possibilità per il mantenimento del fitto della struttura da parte degli imprenditori. Un impegno che verrebbe confermato solo qualora vi siano concreti passi in avanti da parte del Dipartimento Salute della Regione Calabria per rendere la struttura operativa e consentire l’erogazione di servizi sanitari ai cittadini. Il prossimo incontro, è fissato per martedì prossimo, 20 gennaio, alla sede regionale, seppur con modalità verbali, potrebbe risultare risolutivo. Proprio per questa ragione, USB chiede pubblicamente al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, di garantire la propria presenza al tavolo di confronto. “Chiediamo un investimento serio e strategico per restituire alla cittadinanza la possibilità di curarsi nella propria regione – dicono Antonio Jiritano e Giancarlo Silipo – , riducendo i costi economici e i disagi derivanti dalla migrazione sanitaria. A nostro avviso, investire in una struttura sanitaria qualificata si tradurrebbe anche in un beneficio concreto in termini di risparmio di risorse pubbliche, in una società che registra una crescita costante della popolazione anziana e, al contempo, l’emigrazione di tanti giovani laureati”. Un ulteriore appello è rivolto ai rappresentanti della politica cittadina, che in passato si sono voltati dall’altra parte di fronte alla chiusura del S. Anna Hospital.

La rinuncia alle prestazioni sanitarie

Usb conclude: “È necessario ricordare che ancora oggi migliaia e migliaia di cittadini rinunciano alle prestazioni sanitarie a causa della carenza di disponibilità ospedaliera, dei lunghi tempi di attesa e delle difficoltà di accesso ai servizi – spesso superabili solo attraverso percorsi alternativi riservati a chi può permetterselo. A tutto ciò si aggiunge una spesa per la migrazione sanitaria che supera i 300 milioni di euro, risorse che potrebbero e dovrebbero essere investite nella nostra regione. Curarsi non può essere un privilegio: è un diritto costituzionale, anche per i calabresi.

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