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4 Marzo 2026
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Sanità nel caos in Calabria: la Giunta riparte dalle poltrone e apre la caccia ai nuovi manager delle Asp

Avvisi pubblici, selezioni e rose di candidati al centro dell’azione regionale, con la ricerca dei nuovi direttori generali chiamati a completare il valzer per la guida delle aziende sanitarie

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La sanità calabrese inaugura il 2026 con una mossa che dice molto più di quanto sembri. Non un piano straordinario per medici e infermieri, non un intervento urgente sulle liste d’attesa o sui pronto soccorso al collasso, ma una vasta operazione di ricerca e selezione dei nuovi direttori generali. È da qui che la Giunta regionale ha scelto di ripartire: dal vertice della piramide. La strada più semplice, più facile, meno tortuoso e meno complicata da seguire.

L’avviso sui direttori generali e la partita delle nomine

Partiamo dalla notizia. La Giunta regionale ha dato il via libera all’avviso pubblico di selezione per la scelta dei nuovi direttori generali, aprendo ufficialmente la fase della caccia ai manager destinati a guidare gran parte delle aziende sanitarie calabresi. La procedura è aperta esclusivamente ai candidati inseriti negli elenchi nazionali e punta alla formazione delle “rose” di idonei da cui la politica attingerà per le nomine ai vertici di Asp di Catanzaro, Asp di Crotone, Azienda Ospedaliero Universitaria Renato Dulbecco, Grande Ospedale Metropolitano Bianchi Melacrino Morelli, Asp di Cosenza e ASP di Reggio Calabria.

Nella delibera viene chiarito che, per la Dulbecco, l’eventuale nomina del direttore generale dovrà avvenire previa intesa con il rettore dell’Università di Catanzaro, a conferma del peso politico e istituzionale dell’operazione. Fuori dall’elenco resta l’Asp di Vibo Valentia, ancora sotto gestione commissariale dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, un’assenza che pesa come un macigno nel quadro complessivo della sanità regionale.

Il percorso non è ancora chiuso: a breve la Giunta procederà anche alla nomina della Commissione di selezione, chiamata a valutare i candidati. Un organismo che, secondo quanto riportato negli atti ufficiali, sarà composto da esperti indicati da istituzioni scientifiche indipendenti, senza conflitti di interesse, con la presenza di un membro designato da Agenas e di uno espresso direttamente dalla Regione Calabria. Un ulteriore tassello di una partita che si gioca tutta ai vertici, mentre l’emergenza sanitaria resta inchiodata nelle corsie e sul territorio.

La selezione come atto politico

La procedura è quella prevista dunque dalla normativa nazionale: avviso pubblico, candidati pescati dall’elenco nazionale degli idonei, valutazioni per titoli e colloqui, quindi la formazione delle famose “rose”. Rose che non sono graduatorie, ma contenitori di nomi tra cui la politica può scegliere. È qui che la selezione tecnica diventa inevitabilmente scelta politica. Perché, una volta chiuso il percorso formale, la decisione finale resta nelle mani della Giunta, che individua il profilo “più coerente” con l’incarico. Un criterio elastico, che nel tempo ha consentito avvicendamenti rapidi, commissariamenti, doppi incarichi, proroghe e ritorni. In Calabria questo meccanismo ha prodotto una sanità spesso instabile, più concentrata sull’equilibrio interno che sulla continuità delle cure.

Il grande assente: il sistema reale

Mentre si cercano nuovi direttori generali, il sistema reale resta immobile. Nei reparti manca personale, nei territori la sanità di prossimità fatica a decollare e gli ospedali continuano a essere l’unico approdo possibile per migliaia di cittadini. Il paradosso è evidente: si costruisce una nuova governance per strutture che funzionano sempre peggio. Cambiano i manager, ma non cambiano le condizioni operative in cui quei manager sono chiamati a lavorare. Senza medici da assumere, senza infermieri da stabilizzare, senza una rete territoriale solida, anche il direttore generale più competente rischia di diventare un amministratore dell’emergenza permanente.

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