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4 Marzo 2026
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Processo Artemis, la Dda di Catanzaro chiede 35 condanne per droga ed estorsioni nel Lametino (NOMI)

Secondo l’impianto accusatorio al vertice del sodalizio criminale vi sarebbe Domenico Cracolici, indicato come capo e promotore, affiancato dai figli Giuseppe e Matteo

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Rito abbreviato per 35 imputati, accuse pesantissime e richiesta di condanna per tutte le posizioni. Il procedimento ordinario partirà in aula bunker.


Le richieste del pm davanti al Gup

Oltre 315 anni di reclusione complessivi: è il conto finale delle richieste di condanna avanzate dal pubblico ministero Romano Gallo nell’ambito del processo “Artemis”, celebrato con rito abbreviato davanti al gup di Lamezia Terme. La discussione si è svolta nel corso della prima udienza per i 35 imputati che hanno scelto il rito alternativo, con la procura che ha chiesto la condanna per tutte le posizioni.

L’inchiesta nasce da un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, avviata nel 2021 e culminata nell’operazione scattata nel novembre dello scorso anno, condotta dai Carabinieri. Un procedimento di grande impatto, che coinvolge 59 persone su 86 indagati complessivi.

Il presunto vertice del sodalizio

Secondo l’impianto accusatorio della Dda, al vertice del sodalizio criminale vi sarebbe Domenico Cracolici, indicato come capo e promotore, affiancato dai figli Giuseppe e Matteo. Le richieste di pena formulate dal pm disegnano un quadro di ruoli differenziati e responsabilità articolate, con condanne richieste che arrivano fino a 20 anni di reclusione per alcune posizioni ritenute apicali.

Queste le richieste di condanna formulate dal pm al termine della sua requisitoria: Bruno Bertucci a 6 anni di carcere; Domenico Gian Luigi Bonali 4 anni e 8 mesi; Simone Bonali 2 anni; Bruno Cappellano 14 anni e 3 mesi; Pasquale Cappello 6 anni e 8 mesi; Simone Caruso 16 anni; Francesco Catalano 6 anni e 6 mesi; Antonio Cimino 12 anni e 4 mesi; Francesco Cimino 16 anni e 6 mesi; Salvatore Cimino 7 anni e 6 mesi; Daniel Costa 10 anni; Domenico Cracolici 20 anni; Giuseppe Cracolici (1996) 8 anni; Giuseppe Cracolici (2002) 7 anni e 20 giorni; Loredana Cracolici 7 anni; Matteo Cracolici 9 anni e 4 mesi; Luigi Cutrì 10 anni; Giovambattista De Sarro 8 anni e 6 mesi; Antonio Giampà 2 anni e 2 mesi; Antonio Guadagnuolo 8 anni; Alessandro Guerrieri 1 anno e 4 mesi; Salvatore Iannelli 15 anni; Moreno Mastantuono 13 anni; Renato Mazza 2 anni; Antonio Pagliuso 5 anni e 4 mesi; Francesco Paolillo 7 anni e 4 mesi; Vincenzo Pulice 18 anni; Bruno Regio 1 anno e 4 mesi; Alessandro Ruga 10 anni; Antonino Saffioti 14 anni; Giuseppe Saffioti 7 anni e 4 mesi; Carlo Schipani 1 anno e 4 mesi; Giuseppe Schipani 12 anni e 2 mesi; Massimo Stella 7 anni e 4 mesi; Fabio Vescio 20 anni.

Le accuse contestate

Il procedimento ruota attorno a un ventaglio di ipotesi di reato particolarmente ampio e grave. Le contestazioni, a vario titolo, comprendono associazione mafiosa, traffico e spaccio di stupefacenti, estorsione, corruzione, falso ideologico, ricettazione, incendio doloso, danneggiamento fraudolento dei beni assicurati, favoreggiamento personale, falsa testimonianza e concorrenza illecita. Secondo la ricostruzione investigativa, le attività illecite si sarebbero sviluppate tra Lamezia Terme, Maida, Jacurso e Cortale, in un’area a cavallo tra le province di Catanzaro e Vibo Valentia, delineando un sistema criminale strutturato e radicato sul territorio.

Dall’arresto occasionale al maxi-impianto accusatorio

L’indagine prende le mosse da un episodio apparentemente marginale: l’arresto in flagranza di un piccolo spacciatore a Lamezia Terme, avvenuto nel novembre 2021. Da quel primo tassello, gli investigatori avrebbero ricostruito una rete ben più ampia, capace di operare stabilmente e con modalità organizzate, fino a configurare — secondo l’accusa — un contesto di tipo mafioso. Un’evoluzione investigativa che ha portato al coinvolgimento di decine di soggetti e alla celebrazione di uno dei procedimenti più rilevanti degli ultimi anni sul territorio lametino.

Le parti civili e il doppio binario processuale

Nel processo abbreviato si sono costituite parti civili la Regione Calabria, il Comune di Lamezia Terme, il Ministero dell’Interno e l’associazione Vittime dei reati, a testimonianza della rilevanza istituzionale attribuita al procedimento. Parallelamente, il processo ordinario per gli imputati che non hanno scelto il rito abbreviato prenderà il via il 15 gennaio in aula bunker, mentre cinque posizioni sono state definite con richiesta di patteggiamento.

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