Il 2025 si chiude con un segnale di risalita per il costo della vita in Italia. Secondo i dati definitivi diffusi dall’Istat, a dicembre l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato un incremento dello 0,2% su base mensile e dell’1,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Su base annua, la media del 2025 fissa la crescita dei prezzi all’1,5%, evidenziando un’accelerazione rispetto all’1% registrato nel 2024.
Nonostante questa dinamica, l’Istituto nazionale di statistica definisce “nulla” l’eredità inflattiva che il 2025 lascia al 2026: se i prezzi rimanessero stabili nei prossimi mesi, l’inflazione acquisita per il nuovo anno sarebbe pari a zero.
Carrello della spesa: un divario del 24% in cinque anni
Il dato più allarmante riguarda i beni di prima necessità . Tra il 2021 e il 2025, i prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” sono aumentati molto più dell’inflazione generale, segnando un divario di circa sette punti percentuali. A fronte di un aumento cumulato dell’indice generale dei prezzi del 17,1% nel quinquennio, la spesa per alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona è balzata del 24%.
Ancora più drastica la situazione per i beni energetici, che nello stesso periodo hanno subito un aumento complessivo del 34,1%. Proprio su queste dinamiche speculative l’Antitrust ha recentemente deciso di accendere un faro, avviando un’indagine dedicata.
Reggio Calabria in cima ai rincari
La geografia dei rincari mostra un’Italia spaccata, con il Mezzogiorno particolarmente esposto. A dicembre 2025, l’inflazione più elevata del Paese è stata registrata a Reggio Calabria, che condivide il primato dei rincari con Bolzano e Napoli, tutte attestate a un significativo +1,8%.
Al contrario, variazioni molto più contenute si osservano ad Aosta (+0,5%), mentre Campobasso registra addirittura un dato negativo (-0,1%). A livello di macro-aree, il Sud si conferma sopra la media nazionale con un +1,5%, mentre il Nord-Ovest si ferma allo 0,9%. Il Centro Italia rimane in linea con il dato nazionale (+1,2%), mentre Nord-Est e Isole si attestano all’1,1%.
Le prospettive per il 2026
Secondo l’Istat, la dinamica dei prezzi ha mostrato una lieve decelerazione nella seconda metà del 2025 dopo una fase di stabilità iniziale. Per l’anno appena iniziato, si prevede un trascinamento potenzialmente negativo per i beni energetici (-2,7%), mentre per il carrello della spesa l’eredità statistica è dello 0,3% (0,5% per i soli alimentari). Si tratta, tuttavia, di voci estremamente sensibili a fluttuazioni di mercato repentine.








