Il cuore si ferma all’improvviso e non riparte. È lo scenario più temuto in emergenza, quello dell’arresto cardiaco refrattario, quando le manovre standard non funzionano. È successo a un uomo di 47 anni, colpito mentre si trovava nella propria abitazione.
A fare la differenza è stata la rapidità dei soccorsi e la determinazione di chi era con lui: la fidanzata, che ha chiamato subito il 118 e ha iniziato senza esitazioni le manovre di rianimazione, proseguite fino all’arrivo dei sanitari.
Rianimazione senza sosta: 45 minuti interminabili
Quando il personale del 118 di Azienda Zero è arrivato, la situazione era chiara: arresto cardiaco in atto. Le manovre sono continuate senza interruzioni, tra scariche elettriche, farmaci e massaggio cardiaco, ma il cuore non rispondeva.
Dalla casa all’ambulanza, dall’ambulanza al pronto soccorso dell’Ospedale Molinette di Torino, la rianimazione non si è mai fermata. In totale, 45 minuti di massaggio cardiaco continuo, un tempo che normalmente non lascia spazio alla speranza.
La diagnosi: una tempesta elettrica del cuore
La causa dell’arresto è stata individuata in una aritmia maligna, una vera e propria tempesta elettrica capace di mandare il cuore fuori controllo. In questi casi, anche quando il battito riparte, spesso non è più in grado di sostenere la circolazione, con esiti quasi sempre fatali.
È proprio questo il momento in cui la medicina si trova davanti a un bivio: fermarsi o tentare l’ultima strada possibile.
La scelta decisiva: l’Ecmo
I medici delle Molinette decidono di tentare l’opzione più complessa: la rianimazione con Ecmo, una tecnologia che consente la circolazione extracorporea, sostituendo temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni.
Una scelta che richiede tempestività, competenze altamente specialistiche e una organizzazione perfetta. Il paziente viene collegato alla macchina: il sangue continua a circolare, il cervello resta ossigenato, mentre il cuore può finalmente riposare e i medici intervenire sulla causa dell’arresto.
Il cuore riparte, il paziente è salvo
La strategia funziona. Il 47enne è vivo e può tornare alla sua vita. Una storia che fino a pochi anni fa sarebbe stata quasi impossibile da raccontare.
Dall’ospedale spiegano che l’introduzione dell’Ecmo nella rianimazione ha cambiato radicalmente le prospettive: oggi la sopravvivenza raggiunge il 50%, contro meno del 10% dei casi trattati con le sole manovre tradizionali.









