Dopo otto anni di processo, la Corte d’appello di Catanzaro ha messo la parola fine a una delle inchieste nate durante una campagna elettorale particolarmente tesa. I giudici di secondo grado hanno dichiarato «non doversi procedere» nei confronti di Franco La Rupa e Marcello Socievole per il reato di voto di scambio, ritenuto estinto per intervenuta prescrizione. La decisione riguarda un procedimento avviato nel 2017, in coincidenza con le elezioni comunali di Amantea, e arrivato a sentenza definitiva solo nel 2025, dopo un lungo iter giudiziario.
La riforma della sentenza di primo grado
Con la stessa pronuncia, la Corte ha riformato la sentenza del Tribunale di Paola del 26 giugno 2024, ridisegnando l’esito complessivo del processo. Per entrambi gli imputati è arrivata anche l’assoluzione dall’accusa di estorsione, con la formula «perché il fatto non sussiste».
Contestualmente, i giudici hanno disposto la revoca delle pene accessorie che erano state inflitte in primo grado. Franco La Rupa era difeso dall’avvocato Gregorio Barba, mentre Marcello Socievole si avvaleva dell’assistenza degli avvocati Yvonne Posteraro e Nicola Carratelli.
Le accuse nate durante la campagna elettorale
Al centro dell’inchiesta vi erano presunti episodi avvenuti nel corso della campagna elettorale del 2017. Secondo la ricostruzione investigativa, Franco La Rupa avrebbe esercitato pressioni su un soggetto per orientare il voto della sua fidanzata e dei familiari in favore di un consigliere comunale.
La minaccia ipotizzata dagli inquirenti riguardava il mancato rinnovo di un contratto di lavoro a termine della donna, impiegata in una scuola materna gestita dal Comune di Amantea tramite una cooperativa. Un presunto scambio che aveva portato all’iscrizione degli indagati nel registro degli indagati per voto di scambio ed estorsione.
L’attività investigativa e i magistrati
Le indagini erano state condotte dai militari dell’Arma dei Carabinieri e coordinate dalla Procura di Paola, allora guidata dal procuratore Pierpaolo Bruni, con la partecipazione della sostituta procuratrice Anna Chiara Fasano. L’impianto accusatorio aveva retto fino al giudizio di primo grado, prima di essere ridimensionato in appello.
L’esito definitivo
Con la pronuncia della Corte d’appello di Catanzaro, il procedimento si chiude sul piano giudiziario: prescrizione per il reato elettorale e assoluzione piena dall’accusa di estorsione. Una conclusione che arriva a distanza di anni dai fatti contestati e che modifica radicalmente l’esito del processo rispetto alla decisione assunta dal Tribunale di Paola nel 2024.









