La crisi della US Vibonese Calcio esce definitivamente dai confini dello stadio “Luigi Razza” ed entra nella sfera pubblica e politica. A farlo è il sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, che con una lunga e durissima dichiarazione chiama in causa direttamente i vertici societari e lancia un ultimatum sul futuro del calcio cittadino. Non un intervento di circostanza, ma una presa di posizione netta, che mette nero su bianco una situazione definita senza mezzi termini grave, confusa e insostenibile.
“Un patrimonio che appartiene all’intera comunità”
Romeo chiarisce subito il perimetro del suo intervento, respingendo ogni accusa di ingerenza: “La situazione in cui versa la US Vibonese Calcio ha raggiunto un livello di gravità che non può più essere ignorato. Come sindaco di questa città, sento il dovere di intervenire pubblicamente, non per ingerenza nelle dinamiche di una società privata, ma per tutelare un patrimonio che appartiene all’intera comunità vibonese”. E poi il richiamo all’identità collettiva, che va ben oltre il risultato sportivo: “La Vibonese non è semplicemente una squadra di calcio. È un simbolo identitario, un pezzo della nostra storia, un legame tra generazioni”.
Gestione opaca e senza progetto
Il cuore dell’affondo politico è tutto nella denuncia di una gestione societaria priva di certezze. Il sindaco elenca fatti, non impressioni: “Da mesi assisto, insieme a tutta la città, a una gestione societaria che non ha saputo o voluto fornire le garanzie minime di serietà, trasparenza e competenza. Non è chiaro chi siano realmente i proprietari, da dove provengano le risorse economiche, quale sia il progetto sportivo.”
Poi la fotografia di una stagione caotica: “Abbiamo visto oltre quaranta calciatori avvicendarsi in pochi mesi, due cambi di allenatore, un fuggi-fuggi generale che ha coinvolto giocatori, staff e collaboratori. Il campo del ‘Luigi Razza’, un tempo vanto della città, versa in condizioni inaccettabili.”
Le dimissioni come sintomo di una crisi strutturale
Le parole pronunciate dopo Enna dall’allenatore Raffaele Esposito e il successivo passo indietro non vengono liquidati come episodi isolati: “Le dichiarazioni di mister Esposito nel post-gara di Enna, seguite dalle sue dimissioni e da quelle di altri calciatori, sono il segnale inequivocabile di un malessere profondo che attraversa l’intero ambiente”. E ancora: “Non si tratta di episodi isolati, ma del sintomo di una crisi strutturale che investe ogni aspetto della vita societaria.”
Il nodo sponsor e il futuro senza garanzie
Romeo riconosce apertamente il ruolo dell’attuale main sponsor, ma avverte sul rischio di un equivoco pericoloso: “Sappiamo tutti che, al momento, la gestione ordinaria va avanti grazie alla sponsorizzazione del Gruppo Caffo, che ringrazio per la costante vicinanza al calcio vibonese. Ma dopo? Chi garantisce la continuità? Chi risponde del futuro?”. E la precisazione è politicamente pesante: “La sponsorizzazione – per quanto generosa – viene impropriamente scambiata per una proprietà strutturata, quando invece rappresenta un sostegno esterno che non può supplire all’assenza di una governance credibile.”
Ultimatum ai gestori: “La città ha diritto a sapere”
Il passaggio più diretto è l’appello pubblico agli attuali referenti societari: “Mi rivolgo direttamente ai signori Fernando Cammarata, Angelo Costa e Calogero Di Carlo: la città ha diritto a sapere. Avete un progetto? Avete le risorse per portarlo avanti? Avete intenzione di costruire qualcosa di serio o state solo amministrando un declino?”. E l’avviso finale: “Chiedo risposte pubbliche, non rassicurazioni generiche. Chiedo un confronto aperto con le istituzioni, con la tifoseria, con il territorio. E chiedo che questo avvenga immediatamente, perché il tempo è scaduto”.
La via d’uscita: una cordata vibonese
Il sindaco apre esplicitamente a uno scenario alternativo: “Qualora queste risposte non arrivassero, o fossero insufficienti, questa Amministrazione non resterà a guardare. Sono già in corso interlocuzioni con imprenditori e professionisti del territorio disponibili a costruire una cordata vibonese capace di rilevare la gestione della società e restituirle dignità.”
E il riferimento a Giuseppe Caffo è tutt’altro che formale: “Mi auguro che il Cavalier Giuseppe Caffo possa continuare a rappresentare un punto di riferimento e di garanzia. La sua esperienza, la sua storia, il suo legame con questa squadra sono un patrimonio che non possiamo disperdere.
“L’identità di una città non si lascia morire”
Il finale è un appello politico e civile che chiama in causa l’intera comunità: “Per troppo tempo abbiamo delegato, ci siamo divisi, abbiamo guardato altrove. Oggi non possiamo più permettercelo”. E la chiusura, che suona come una linea di confine: “Il calcio non è solo sport. È appartenenza, è passione, è identità. E l’identità di una città non si svende, non si abbandona, non si lascia morire”. Un messaggio chiaro: sulla Vibonese il tempo delle ambiguità è finito. Ora servono nomi, numeri e responsabilità.








