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4 Marzo 2026
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Lavoratori sfruttati nei supermercati del Catanzarese, Paoletti di nuovo in cella. Il gip: “Violazioni gravi”

"Violazioni reiterate degli obblighi impartiti con i domiciliari. C'è il rischio di una prosecuzione “neppure tanto mascherata delle vessazioni dirette a intimorire le maestranze”

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Gli incontri indebiti dell’imprenditore Paolo Paoletti” che avrebbe reiteratamente trasgredito gli obblighi imposti dagli arresti domiciliari, “sono funzionali a veicolare direttive orientate a proseguire le intimidazioni” e lo sfruttamento dei dipendenti nei supermercati del Catanzarese. Nonostante l’ordinanza prevedesse il divieto assoluto di comunicare con qualsiasi mezzo con chiunque, eccezion fatta con le persone con cui convive, in più occasioni risulta aver dialogato con un terzo dal balcone ed in particolare con il manutentore aziendale il quale ha riferito a terzi tale circostanza con “tono di vanto”. 

 Il rischio di prosecuzione del sistema Paoletti

C’è il rischio che l’imputato, condannato in primo grado a 7 anni, 9 mesi, 10 giorni di reclusione più il pagamento di 4.733 di multa anni nel processo Ergon (LEGGI), nato dall’inchiesta della Procura di Catanzaro che ruota attorno alla gestione illecita dei supermercati Paoletti, possa continuare a mantenere in vita un sistema intessuto di vessazioni e minacce nei confronti dei dipendenti, ecco perché il gip Mario Santoemma ha accolto la richiesta della Procura di Catanzaro di spedire ieri in cella Paoletti, aggravando la misura cautelare in atto (LEGGI). Si tratta, per il gip, di violazioni che per le modalità con le quali si sono estrinsecate, non appaiono per nulla occasionali, ma concordate e come tali premeditate.

“Il tono di vanto”

Il “tono di vanto” che il manutentore esterna a terzi e la sua vicinanza a Paoletti risultante dagli atti di indagine, “costituisce un grave indizio della volontà dell’imprenditore di palesare “la sua presenza minatoria nei confronti delle maestranze che ne hanno denunciato le condotte”.  In base a quanto riportato nell’ordinanza del gip che ha vergato l’aggravio della misura per Paoletti, alcuni lavoratori a lui vicini, uno dei quali suo parente, si sono allontanati dalla sede aziendale loro assegnata, quella di Montepaone, per recarsi in quella di Chiaravalle Centrale presso la quale hanno svolto accertamenti e controlli non richiesti e non dovuti in ragione delle loro mansioni, visionando anche immagini tratte dall’impianto di video sorveglianza senza alcun consenso del direttore di quella sede, competente in via esclusiva.

“Tu non sei nessuno ed io sono a fare acquisti”

Uno di loro il 12 gennaio scorso sarebbe stato sorpreso all’interno della sede di Montepaone intento a parlare con altri colleghi negli spazi di lavorazione dell’ortofrutta e in quanto tali non aperti al pubblico e alle rimostranze del direttore del punto vendita gli avrebbe risposto in modo arrogante: “Tu non sei nessuno ed io sono a fare acquisti”. In sostanza una prosecuzione “neppure tanto mascherata delle vessazioni dirette a intimorire le maestranze” del sistema Paoletti che non possono derivare dalla spontanea iniziativa dei lavoratori coinvolti, che avrebbero agito forti della protezione datoriale. Per il gip l’entità della violazione è da ritenersi grave e le condotte dell’imprenditore “sono sintomatiche di una personalità non in grado di rispettare in alcun modo le regole imposte dagli arresti domiciliari. Non può concedersi quel credito fiduciario necessario per il mantenimento della misura autocustodiale” e per tutelare le esigenze cautelari, assicurate invece con il carcere.

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