La Corte di Appello di Catanzaro (seconda sezione penale) ha disposto la revoca della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Francesco Cosentino, 30 anni, originario di Soverato, imputato nel procedimento scaturito dall’operazione “The Keys”. All’esito della camera di consiglio presieduta dal giudice Alessandro Bravin, è stata accolta l’istanza presentata dagli avvocati Vincenzo Cicino e Carmen Chiefari, difensori dell’imputato per il quale è stata disposta l’immediata liberazione.
Le motivazioni: “Cessate le esigenze cautelari”
Nel provvedimento, la Corte richiama il combinato disposto degli articoli 275 e 299 del codice di procedura penale, sottolineando come: il periodo di custodia cautelare già sofferto, unito alla riduzione della pena in appello, consenta di ritenere venute meno tutte le esigenze cautelari. I giudici evidenziano inoltre un principio cardine:
la misura cautelare non può trasformarsi in uno strumento sostitutivo della pena, né assumere una funzione sanzionatoria anticipata rispetto alla condanna definitiva.
Adeguamento della misura al mutato quadro processuale
La Corte sottolinea anche l’obbligo di adeguare costantemente la situazione cautelare all’evoluzione del procedimento, richiamando il dovere del giudice di rivalutare le misure personali alla luce di mutamenti sostanziali o processuali intervenuti nel tempo. Da qui la decisione finale: revoca della custodia in carcere.
Resta la condanna: otto anni in appello
La revoca della misura cautelare non incide sul giudizio di responsabilità.
Francesco Cosentino resta infatti condannato, con una pena rideterminata in appello in otto anni di reclusione, anche per il capo relativo all’articolo 74 del Testo Unico sugli stupefacenti (associazione finalizzata al traffico di droga). Il provvedimento riguarda esclusivamente il profilo cautelare, ritenuto ormai sproporzionato rispetto alla fase e allo stato del processo.
L’operazione “The Keys” e il contesto investigativo
Cosentino era stato arrestato nell’ambito dell’operazione “The Keys”, condotta tra Soverato, Guardavalle, Montepaone, Davoli e Catanzaro, che aveva portato alla luce una presunta organizzazione criminale dedita alla gestione dello spaccio di cocaina e marijuana nel basso Ionio catanzarese, con proiezioni anche nella provincia di Reggio Calabria. L’inchiesta aveva ipotizzato un sistema strutturato di approvvigionamento, distribuzione e controllo delle piazze di spaccio, ricostruito attraverso intercettazioni, pedinamenti e sequestri.









