Mileto è una comunità sotto choc, ancora incapace di trovare parole per raccontare una tragedia che ha spezzato due vite e lasciato ferite profonde. Il femminicidio di Maria Assunta Currà, 55 anni, e il successivo suicidio dell’ex marito Pasquale Calzone, 63 anni, non è soltanto un dramma familiare, ma un fatto che interroga un intero territorio. Ora la verità è affidata alle indagini della Procura di Vibo Valentia che sta ricostruendo ogni dettaglio di quanto accaduto nel pomeriggio di venerdì in via Giuseppe Di Vittorio.
Il ritorno a Mileto e l’inizio della tragedia
Secondo quanto emerso finora, la donna era rientrata a Mileto poco dopo l’ora di pranzo. Un ritorno breve, quasi di passaggio, con l’intenzione di recuperare alcuni oggetti personali e chiudere definitivamente un capitolo della sua vita. Dopo la separazione dal marito aveva vissuto per un periodo fuori regione, poi aveva deciso di ricostruirsi un’esistenza autonoma a Vibo Valentia. Quel rientro, però, si è trasformato nel preludio di una violenza improvvisa e irreversibile.
La lite, gli spari, il silenzio
All’interno dell’abitazione che per anni era stata il centro della vita familiare sarebbe scoppiata una discussione accesa. Una lite che, secondo le testimonianze raccolte, avrebbe avuto toni talmente concitati da essere udita anche all’esterno.
Per la precisione l’uomo avrebbe aperto il fuoco nel momento in cui la donna era inginocchiata per prendere uno scatolone all’interno del quale c’erano degli effetti personali che si era recata a recuperare nella vecchia casa coniugale che aveva lasciato circa un anno fa per recarsi prima dal figlio, a Torino.
Almeno 5 colpi di pistola prima alla schiena poi alla testa e infine un colpo contro se stesso tutto nel salotto di casa. Quando il silenzio è calato sulla strada, la tragedia si era già consumata.
L’inchiesta della Procura di Vibo Valentia
A coordinare l’inchiesta è il pubblico ministero Alessandra Trabucco, sotto la direzione del procuratore Camillo Falvo. Le indagini sono affidate ai Carabinieri, che stanno lavorando per ricostruire con precisione la dinamica dell’omicidio-suicidio. In queste ore assumono un ruolo centrale gli esami autoptici e la perizia balistica, necessari per chiarire la sequenza dei colpi e confermare in modo definitivo quanto avvenuto all’interno dell’abitazione dove la coppia è stato trovata in un bagno di sangue.
L’arma e il profilo dell’uomo
L’arma utilizzata, una pistola regolarmente detenuta, è stata sequestrata. Pasquale Calzone, secondo quanto accertato, era un appassionato di armi e ne possedeva una in modo del tutto legale. Un elemento che, tuttavia, non attenua il peso di un gesto che gli inquirenti stanno cercando di inquadrare soprattutto sul piano umano e psicologico.
Il movente e la separazione
Il nodo centrale dell’inchiesta resta il movente. Gli investigatori stanno scavando negli ultimi mesi della vita della coppia, nel periodo successivo alla separazione, per capire se dietro l’apparente normalità dei rapporti si nascondessero tensioni mai emerse pubblicamente. L’ipotesi prevalente è quella di una crisi mai elaborata fino in fondo, di una frattura che uno dei due non sarebbe riuscito ad accettare. Non risultano, almeno al momento, denunce o segnalazioni pregresse, ed è proprio questo silenzio a rendere la vicenda ancora più inquietante.
Chi erano Maria Assunta Currà e Pasquale Calzone
Maria Assunta Currà e Pasquale Calzone erano persone conosciute e stimate a Mileto. Per anni erano stati il volto di una quotidianità fatta di lavoro, amicizie, passeggiate serali sul corso principale. Un matrimonio nato tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, segnato dalla nascita di un figlio oggi adulto, lontano dalla Calabria per motivi di lavoro. Lei viene descritta come una donna solare e generosa, molto legata alla famiglia; lui come un professionista serio, negli ultimi tempi appassionato di fotografia. Poi la crisi, la separazione, la decisione di prendere strade diverse. Fino a quel pomeriggio che ha cancellato ogni futuro possibile.
La scoperta dei corpi
La scoperta dei corpi senza vita è avvenuta più tardi, quando il fratello dell’uomo, insospettito dal silenzio e dalle chiamate rimaste senza risposta, si è recato nell’abitazione. Lei ritrovata accanto ad uno scatolone, lui poco distante, riversi entrambi sul pavimento, privi di vita, in un lago di sangue. Una scena che nessuno, in paese, riesce ancora a dimenticare. Da quel momento Mileto è entrata in una dimensione sospesa, fatta di incredulità e dolore.
Il lutto cittadino
Il sindaco Salvatore Fortunato Giordano ha annunciato il lutto cittadino nel giorno dei funerali, sottolineando come l’intera comunità sia stata colpita nel profondo da un evento che nessuno avrebbe immaginato. Parole di cordoglio e sgomento sono arrivate anche dal mondo ecclesiastico e dalle istituzioni locali.
La verità nelle carte dell’inchiesta
Ora resta il lavoro silenzioso e rigoroso della magistratura. La Procura di Vibo Valentia vuole fare piena luce su ogni aspetto della vicenda, ricostruendo con precisione i fatti e il contesto che ha portato a questo femminicidio. Un atto estremo che non può essere archiviato come un semplice fatto di cronaca, ma che pone interrogativi profondi sulla violenza nelle relazioni e sulle fratture invisibili che, a volte, si consumano lontano da occhi indiscreti. Mileto piange due vite e si interroga su ciò che è accaduto. La risposta, ora, è affidata alle carte dell’inchiesta.








