Esplode la polemica nel distretto giudiziario di Catanzaro. Al centro del contendere, un concorso rivolto agli studenti di un istituto superiore della provincia sul tema della separazione delle carriere. Il progetto, nato dalla collaborazione tra l’Osservatorio del Ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim), l’Osservatorio Giovani e la Camera Penale di Catanzaro, ha l’obiettivo di far elaborare ai ragazzi testi scritti che saranno poi pubblicati sul sito degli avvocati penalisti. L’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) di Catanzaro è intervenuta con una nota durissima, “ravvisando nel format del concorso il rischio di un indottrinamento privo del necessario contraddittorio su un tema che spacca da decenni il mondo della giustizia”.
La denuncia dell’Anm: “Manca il pluralismo”
I giudici e i pubblici ministeri calabresi hanno espresso il loro disappunto per non essere stati coinvolti negli incontri preparatori. Secondo l’Anm, la formazione dei giovani su pilastri così delicati della Costituzione richiederebbe il contributo di tutti gli attori della giurisdizione. “Solo il confronto tra i diversi punti di vista permette agli studenti lo sviluppo di un pensiero autonomo e critico sui ruoli del Giudice e del Pubblico Ministero” si legge nel comunicato.
L’associazione sottolinea come “l’imparzialità del giudice e la tutela dei diritti siano concetti che andrebbero spiegati mostrando anche la prospettiva della magistratura, che vede nella separazione delle carriere un potenziale indebolimento dell’indipendenza del PM e della cultura della giurisdizione condivisa”.
Appello al Ministero e alle scuole
I magistrati catanzaresi hanno richiamato il Ministero dell’Istruzione al rispetto della sua stessa circolare del 7 novembre 2025, la quale ribadisce l’obbligo di assicurare la libertà di opinione e il pluralismo nella formazione scolastica. L’Anm auspica “che le istituzioni scolastiche correggano il tiro, invitando gli studenti a cercare esperienze di confronto anche “altrove” per non limitarsi a una visione parziale del sistema giustizia. L’invito finale è rivolto alle scuole affinché garantiscano che la scuola rimanga un luogo di libero dibattito e non una cassa di risonanza per una sola parte sociale o professionale”.








