La Calabria torna al centro dell’emergenza maltempo. Nella tarda mattina di oggi, domenica 26 gennaio, il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, è arrivato nel Reggino per verificare di persona i danni provocati dal ciclone Harry e seguire l’evoluzione degli interventi. Il messaggio è diretto, dal sapore istituzionale ma con toni da crisi aperta: “Siamo qui per assumere impegni, siamo in trincea”. Sul tavolo, oltre alle somme urgenze, c’è la tenuta economica di intere comunità costiere.
Costa ionica ferita: Grecanica e Locride contano i danni
Il sopralluogo si muove lungo la direttrice più colpita, quella della costa ionica tra Area Grecanica e Locride, dove la mareggiata e la violenza del sistema perturbato hanno lasciato segni profondi sulla morfologia dei luoghi. La tappa di riferimento è Melito di Porto Salvo, sede del coordinamento operativo, con l’incontro tra istituzioni e sindaci del territorio prima di proseguire verso San Lorenzo e Bova Marina, mentre altri comuni come Siderno segnalano criticità tali da mettere a rischio la prossima stagione turistica.
Occhiuto: “Prima i ristori, poi la prevenzione. Chiesti 300 milioni”
Accanto al ministro c’è il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che alza subito l’asticella delle necessità: le prime risorse serviranno per un primo aiuto, ma la Regione ha già avanzato una richiesta importante, 300 milioni, chiarendo però che la stima va ancora consolidata per definire la reale entità dei danni. Occhiuto insiste su due parole chiave: prevenzione e difesa delle coste. Rivendica il funzionamento del sistema di allerta e delle evacuazioni, sottolineando un dato che pesa più di tutto: nessuna vittima, nonostante l’impatto dell’evento. Ma avverte che senza opere strutturali la Calabria rischia di restare intrappolata nel ciclo “danni-ricostruzione-danni”, soprattutto dove la costa bassa viene erosa e le infrastrutture finiscono esposte.
Musumeci: “Il ciclone può tornare. Urbanistica e infrastrutture da ripensare”
Il ministro sposta il discorso oltre l’emergenza immediata e lo porta sul terreno più scomodo: la pianificazione urbanistica e la compatibilità del costruito con i rischi reali. Ricorda che eventi simili non sono “una tantum” e che il ciclone può colpire di nuovo, invitando a non limitarsi a contare i danni. Il punto politico è chiaro: ricostruire presto, ma soprattutto ricostruire bene, per non ritrovarsi “allo stesso punto” alla prossima mareggiata. Musumeci parla apertamente della necessità di far dialogare Protezione civile e urbanistica, due mondi che troppo spesso procedono paralleli, e richiama la vulnerabilità delle coste sabbiose, dove l’erosione avrebbe divorato tratti consistenti di spiaggia mettendo a rischio lungomari e persino infrastrutture strategiche.
Imprese, lavoro e stagione estiva: la paura nel territorio
Sul territorio, la preoccupazione non è solo tecnica: è sociale. Il sindaco Annunziato Nastasi, a Melito, descrive una situazione da emergenza economica, con imprenditori che rischiano di perdere “i risparmi di una vita” e posti di lavoro che potrebbero saltare. Il tema dei ristori diventa immediatamente politico: chi ha subito danni chiede tempi rapidi e certezze, perché per molti stabilimenti e attività della fascia costiera la finestra utile per ripartire si gioca in poche settimane. L’allarme rimbalza anche da Siderno, dove si parla apertamente di stagione estiva compromessa se non si rendono di nuovo fruibili spiagge e accessi, mentre in altri comuni si segnalano criticità su reti idriche, fognature, depurazione, oltre a frane e smottamenti nelle aree interne.
Verso lo stato di emergenza nazionale: “procedure più rapide”
Nel confronto con amministratori e rappresentanti istituzionali entra anche il tema delle procedure. L’obiettivo dichiarato è arrivare rapidamente alla deliberazione dello stato di emergenza nazionale, così da attivare strumenti e risorse per la messa in sicurezza e i primi interventi. Nel dibattito emerge anche il richiamo alla Legge 40/2025, citata come leva per rendere più snelle le fasi post-calamità e ridurre la frammentazione burocratica. Tradotto: meno rimpalli, più cantieri e più ristori, perché la Calabria – tra erosione costiera e dissesto idrogeologico – non può permettersi di restare ferma mentre l’inverno continua e il mare torna a spingere.









