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28 Gennaio 2026
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Il “bar di un paesello dell’Aspromonte” e l’ignorante post razzista dell’avvocato Caiazza: uno scivolone che indigna

Dallo scrittore Mimmo Gangemi al giornalista Klaus Davi, bufera sul penalista che forse non sa che in un paesello dell’Aspromonte è nato Corrado Alvaro

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Basta una frase, poche parole infilate in un post social, per trasformare una discussione giuridica in un caso politico e culturale. A finire al centro delle polemiche è Giandomenico Caiazza, avvocato penalista, già presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane e oggi tra i volti più noti del fronte per il Sì alla separazione delle carriere dei magistrati.

Nel suo intervento, Caiazza elenca una serie di tesi che definisce allarmistiche o infondate, citando ironicamente il “sorteggio truccato”, sostenendo che affermazioni simili “forse nemmeno in un bar di un paesello dell’Aspromonte” verrebbero pronunciate. Un’espressione che, nel giro di poche ore, scatena una valanga di commenti indignati.

Dalla polemica giuridica allo scivolone razzista

Il riferimento all’Aspromonte viene subito percepito come un pregiudizio territoriale, una battuta carica di stereotipi che associa ignoranza e arretratezza a un’intera area della Calabria. Non più una semplice provocazione polemica, ma uno scivolone comunicativo che mette in difficoltà lo stesso fronte del , già alle prese con una campagna referendaria accesa e divisiva.

L’uscita viene definita da molti infelice, gratuita e con una chiara venatura razzista, soprattutto perché pronunciata da una figura che ambisce a rappresentare una riforma della giustizia come moderna e inclusiva.

La lettera aperta di Mimmo Gangemi

Tra le reazioni più dure spicca quella dello scrittore calabrese Mimmo Gangemi, che affida a una lettera aperta una risposta senza sconti. Cangemi si presenta come promotore del comitato per il Sì Mauro Mellini e rivendica con orgoglio le proprie radici: “Scrivo dal bar di un paesello dell’Aspromonte, Santa Cristina d’Aspromonte, dove sono nato e vissuto. Ci sono nato e vissuto in questo paesello, Santa Cristina d’Aspromonte. E ne sono orgoglioso. Ora però mi tocca qui ammettere che noi promotori del SI’ siamo messi male se abbiamo deciso che debba essere lei il nostro stratega, il frontman più accreditato, visto che ci fa vergognare con uscite strampalate come quella di oggi.”

Nella lettera, l’autore ribalta l’offesa e accusa Caiazza di pochezza culturale e di danneggiare la stessa causa che dovrebbe sostenere. Secondo Cangemi, quella frase non porta consenso, ma imbarazzo, e rappresenta un esempio di comunicazione arrogante e distante dai territori reali del Paese.

“Uscita infelice, stupida, con una venatura di razzismo, o quantomeno di pregiudizio, e da pochezza umana, cervellotica insomma, mi verrebbe da dire da avvinazzato – ma non lo dico, non credo che lo sia, lei è semplicemente fatto così, male – stante anche che di sicuro non porta consenso alla campagna per il SI’, anzi”

Klaus Davi: “Razzismo da élite romane e milanesi”

A rincarare la dose interviene anche il giornalista Klaus Davi, che in un post su Facebook parla apertamente di “razzismo tipico delle élite romane e milanesi verso la Calabria e l’Aspromonte”. Davi definisce Caiazza un giurista di valore, ma una “frana totale in comunicazione”, paragonando le sue uscite alle strategie controproducenti adottate anche da alcuni esponenti del fronte del No.

Il riferimento all’Aspromonte, secondo Davi, non è solo offensivo ma anche politicamente suicida, perché allontana consenso e rafforza la percezione di una riforma calata dall’alto.

Aspromonte contro stereotipi

La polemica si allarga oltre il singolo post e diventa una riflessione più ampia sul rapporto tra centro e periferia, tra élite e territori marginalizzati. L’Aspromonte viene rivendicato non come simbolo di ignoranza, ma come luogo di accoglienza, cultura e solidarietà, lontano anni luce dalla caricatura evocata nel post incriminato.

L’invito, più o meno esplicito, rivolto a Caiazza è quello di conoscere davvero quei luoghi prima di usarli come metafora denigratoria nel dibattito pubblico.

Un boomerang per il fronte del Sì

Quello che doveva essere un post polemico contro le tesi avversarie si è trasformato in un boomerang comunicativo. Invece di rafforzare il fronte per la separazione delle carriere, l’uscita di Caiazza ha aperto una frattura e riacceso antichi pregiudizi contro il Sud, alimentando una polemica che va ben oltre la riforma della giustizia.

E mentre sui social cresce la richiesta di scuse, resta una domanda sullo sfondo: può una riforma che invoca modernità e diritti permettersi toni che sanno di vecchia arroganza?

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