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26 Gennaio 2026
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Tajani accelera sui Pasdaran: giovedì a Bruxelles la proposta per inserirli tra i gruppi terroristici

Il Ministro degli Esteri italiano chiede una risposta ferma contro la repressione in Iran. Israele plaude all'iniziativa mentre Teheran annuncia il pugno di ferro e processi rapidi per i manifestanti.

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La comunità internazionale si muove di fronte alla drammatica escalation di violenza in Iran. Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha annunciato un’iniziativa diplomatica decisa per sanzionare il regime di Teheran. “Le perdite subite dalla popolazione civile durante le proteste” in Iran “impongono una risposta chiara. Giovedì alla riunione dei ministri degli Esteri europei a Bruxelles proporrò, in coordinamento con gli altri partner, l’inclusione dei Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche oltre che sanzioni individuali contro i responsabili di questi atti efferati”, ha dichiarato il capo della Farnesina in un post su X.

Il plauso di Israele e la linea di Teheran

La presa di posizione dell’Italia ha immediatamente riscosso il favore del governo israeliano. Il Ministro degli Esteri di Tel Aviv, Gideon Sa’ar, ha espresso il proprio apprezzamento via social: “Esprimo il mio apprezzamento per questa importante dichiarazione del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani”. Sa’ar ha poi colto l’occasione per esortare “nuovamente l’Ue a prendere la decisione morale necessaria di designare le Guardie Rivoluzionarie dell’Iran come organizzazione terroristica”.

Di contro, dalla Repubblica Islamica giungono segnali di assoluta chiusura. Gholamhossein Mohseni Ejei, capo del potere giudiziario iraniano, ha confermato la linea del rigore assoluto, citato dall’agenzia Mizan: “Nessuna clemenza” per i manifestanti. Teheran intende procedere con il pugno di ferro, assicurando processi “nel più breve tempo possibile” e punizioni “senza la minima clemenza” per chiunque venga riconosciuto colpevole di aver partecipato al movimento di protesta.

La strage dei manifestanti: i numeri della repressione

Il bilancio delle vittime civili resta incerto ma assume proporzioni catastrofiche secondo le diverse organizzazioni che monitorano il conflitto interno scoppiato lo scorso 28 dicembre.

Hrana (USA): L’ong Human Rights Activists News Agency sostiene che siano 5.848 i morti accertati durante la repressione.

Iran Human Rights (Norvegia): Documenta almeno 3.428 uccisioni, avvertendo però che il bilancio finale rischia di raggiungere le 25.000 vittime.

Iran International: Fornisce il dato più estremo, denunciando l’uccisione di oltre 36.500 iraniani da parte delle forze di sicurezza nel solo intervallo tra l’8 e il 9 gennaio.

Questi dati, seppur discordanti, confermano una crisi umanitaria senza precedenti che giovedì sarà al centro del dibattito politico dell’Unione Europea a Bruxelles.

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