La sanità calabrese cambia faccia, almeno sulla carta. Con un decreto dirigenziale pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione, la Giunta regionale ha ridisegnato la mappa interna del Dipartimento Salute e Servizi Sanitari: uffici, competenze, procedimenti, personale e gestione dei fondi vengono riorganizzati in un nuovo assetto amministrativo che entra ora nella fase operativa.
Non una riforma sanitaria, né un intervento sui servizi ai cittadini, ma una profonda riscrittura della macchina burocratica che governa il sistema sanitario regionale. Un passaggio tecnico, formalmente necessario per attuare il regolamento di riorganizzazione varato a fine 2025, che però concentra in un unico provvedimento poteri, funzioni e flussi decisionali su cui passa gran parte della gestione del Servizio sanitario calabrese.
Sette settori per governare la sanità regionale
Il Dipartimento viene articolato in sette settori, ciascuno con compiti specifici che coprono l’intero perimetro della sanità calabrese: dalla prevenzione all’assistenza ospedaliera, dalla farmaceutica al bilancio del SSR, fino alla sanità territoriale e alla medicina convenzionata.
Il decreto chiarisce che la riorganizzazione discende direttamente dagli adempimenti richiesti dalla Giunta e dalla necessità di procedere alla pesatura delle strutture e alla valutazione del rischio amministrativo, come previsto dalla normativa vigente. Tutto avviene, formalmente, nell’alveo delle competenze dirigenziali, in applicazione del D.Lgs. 165/2001, che attribuisce ai dirigenti la gestione delle risorse e dell’organizzazione interna.
Uffici operativi e competenze: una mappa dettagliata
All’interno dei settori, il provvedimento individua una fitta rete di Uffici Operativi (U.O.), cui vengono assegnate funzioni puntuali: dal controllo strategico alla trasparenza, dalla gestione del personale ai procedimenti per autorizzazioni e accreditamenti sanitari, fino alle attività di epidemiologia, sanità veterinaria, salute mentale, emergenza-urgenza e formazione ECM.
La struttura appare costruita per concentrare in modo organico i procedimenti amministrativi, separando le funzioni di programmazione, controllo, gestione e monitoraggio. Un disegno che, sulla carta, mira a garantire efficienza, continuità amministrativa e omogeneità funzionale, come esplicitamente richiamato nel decreto.
Personale assegnato e mobilità interdipartimentale
Il provvedimento rende pubblica anche l’assegnazione delle risorse umane alla Direzione generale e ai singoli settori. Si tratta di personale appartenente all’area dei funzionari, degli istruttori e degli operatori esperti, in parte proveniente da altri dipartimenti regionali, secondo meccanismi di mobilità interna previsti dall’ordinamento.
I nominativi sono riportati negli allegati ufficiali, in un contesto di trasparenza amministrativa, senza indicazioni di nuovi incarichi fiduciari o compensi aggiuntivi. La gestione del personale viene ricondotta esplicitamente alla disciplina privatistica del rapporto di lavoro pubblico, come stabilito dalla normativa nazionale.
Capitoli di bilancio: gestione trasversale delle risorse
Uno degli elementi più delicati riguarda l’attribuzione dei capitoli di bilancio, molti dei quali risultano trasversali a tutti i settori del Dipartimento. Si tratta, in larga parte, di fondi riconducibili al Fondo Sanitario Regionale, destinati a coprire spese correnti, servizi, prestazioni professionali, trasferimenti alle Asp e interventi straordinari, inclusi quelli legati all’emergenza Covid-19. Il decreto non introduce nuove spese né quantifica importi, ma si limita a individuare le strutture competenti alla gestione dei procedimenti, rinviando alle ordinarie regole di contabilità pubblica e ai controlli previsti dalla legge.
Un atto amministrativo, non una riforma sanitaria
Dal punto di vista sostanziale, il decreto rappresenta un atto di micro-organizzazione interna, necessario per rendere operativa la riforma degli assetti amministrativi regionali. Non contiene valutazioni politiche, né giudizi di merito sull’efficacia del sistema sanitario, ma fissa un quadro di competenze che sarà ora chiamato a misurarsi con i problemi concreti della sanità calabrese.
Il provvedimento, come previsto dalla legge, è impugnabile davanti al giudice del lavoro per le sole questioni attinenti ai rapporti di lavoro. Per il resto, segna un passaggio formale che ridisegna la mappa degli uffici chiamati a governare uno dei settori più complessi e sensibili dell’amministrazione regionale.









