È il decreto n. 5 del 26 gennaio 2026 a segnare ufficialmente il ritorno alle urne della Provincia di Cosenza. L’atto, firmato dal presidente facente funzioni Giancarlo Lamensa, indice i comizi elettorali per il rinnovo del Presidente e del Consiglio provinciale, fissando la data delle elezioni a domenica 8 marzo 2026.
Si tratta di un provvedimento formalmente obbligato, che prende atto di una situazione istituzionale rimasta senza vertice. La guida della Provincia è infatti decaduta dopo che Rosaria Succurro ha esercitato l’opzione per il seggio di consigliera regionale, determinando la cessazione automatica dalla carica provinciale. A questo si è sommata la scadenza naturale del Consiglio provinciale, eletto nel dicembre 2023, chiudendo un ciclo amministrativo e aprendo una fase di transizione che ora arriva al suo snodo decisivo.
Chi vota e perché il peso non è uguale per tutti
Come stabilito dalla legge Delrio, l’appuntamento dell’8 marzo non coinvolgerà direttamente i cittadini. Le elezioni provinciali restano infatti di secondo grado: a votare saranno esclusivamente i sindaci e i consiglieri comunali dei Comuni della provincia di Cosenza.
Il sistema di voto è quello ponderato, con un valore diverso assegnato a ciascun elettore in base alla fascia demografica del Comune di appartenenza. Un meccanismo che continua a rendere decisivo il ruolo dei centri più popolosi, ma che lascia spazio anche alle dinamiche delle aree interne, dove i numeri sono minori ma le alleanze spesso più compatte.
Il decreto firmato da Lamensa chiarisce inoltre la composizione del futuro organo consiliare. Il nuovo Consiglio provinciale sarà formato da 12 consiglieri, in conformità alla popolazione provinciale certificata dall’ISTAT, e stabilisce che le candidature dovranno essere presentate nei giorni 15 e 16 febbraio 2026.
Un passaggio tecnico che accende la politica
Sul piano amministrativo, l’atto è lineare. Sul piano politico, molto meno. L’apertura ufficiale della fase elettorale riporta al centro un’istituzione che, pur ridimensionata nelle competenze, continua a rappresentare un luogo di mediazione e di equilibrio tra i Comuni e la Regione.
A destra come a sinistra, la partita per la Provincia di Cosenza si presenta frammentata. Le coalizioni appaiono ancora lontane da una sintesi condivisa, con tensioni interne, vecchie contrapposizioni e una competizione che rischia di giocarsi più sui rapporti di forza che sui programmi. Il peso politico della Provincia, soprattutto nella gestione dei rapporti interistituzionali, rende l’8 marzo una data tutt’altro che neutra.
La partita delle candidature e il nodo dell’unità
Il vero tema, nelle settimane che precedono il voto, non è soltanto la scelta dei nomi, ma la capacità dei partiti di presentarsi uniti. Il calendario è stretto e il tempo a disposizione servirà a capire se prevarrà una logica di composizione o se emergeranno candidature di bandiera, espressione di equilibri interni ancora irrisolti.
La Provincia rischia così di diventare, ancora una volta, il terreno di confronto di dinamiche tutte interne agli schieramenti, dove il rinnovo degli organi si intreccia con regolamenti di conti politici e strategie di posizionamento in vista delle future scadenze regionali e comunali.
Il quadro istituzionale dopo l’indizione dei comizi
Con il decreto firmato e la data fissata, il percorso istituzionale è definito. Le elezioni dell’8 marzo 2026 rappresentano il passaggio necessario per restituire una guida pienamente legittimata alla Provincia di Cosenza e per completare il rinnovo del suo organo consiliare nei tempi e nelle forme previste dalla legge. Le prossime settimane chiariranno assetti e candidature, dentro uno schema elettorale già tracciato.









