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27 Gennaio 2026
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Uccise il vicino a colpi di pistola: il tribunale di Cosenza dispone la perizia psichiatrica per De Grandis

Il giudice accoglie la richiesta della difesa: un consulente valuterà imputabilità e compatibilità con il carcere per il 66enne accusato di aver sparato Luca Carbone

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Il Tribunale di Cosenza ha nominato il perito incaricato di eseguire una perizia psichiatrica su Francesco De Grandis, 66 anni, detenuto con l’accusa di omicidio ai danni del vicino di casa Luca Carbone, pizzaiolo di 48 anni, ucciso nel capoluogo bruzio.

La richiesta era stata avanzata dal difensore dell’indagato, l’avvocato Amabile Cuscino, che nel corso dell’udienza di convalida aveva depositato una corposa memoria difensiva, chiedendo accertamenti sia sulla compatibilità con il regime carcerario sia sulla imputabilità dell’uomo.

La ricostruzione dell’omicidio

Secondo l’accusa, De Grandis avrebbe esploso alcuni colpi d’arma da fuoco dal quinto piano della palazzina in cui risiede, colpendo al torace la vittima.
Il corpo di Luca Carbone è stato trovato all’interno della sua automobile, nel cortile dello stabile, con lo sportello aperto. Nei pressi dell’auto sono stati rinvenuti tre bossoli.

A lanciare l’allarme sarebbe stato un passante che, poco dopo le 10, ha notato il corpo senza vita e ha allertato le forze dell’ordine.

Le indagini dei carabinieri

I carabinieri, coordinati dal comandante provinciale, il colonnello Andrea Mommo, hanno avviato immediatamente le indagini, ascoltando le persone informate sui fatti.
Dai primi riscontri investigativi, in poche ore gli inquirenti sono risaliti all’appartamento da cui sarebbero partiti i colpi, individuato nell’abitazione di De Grandis.

L’uomo è stato trovato in casa in possesso di una pistola e un fucile detenuti legalmente. I colpi mortali, secondo quanto emerso, sarebbero stati esplosi con una pistola calibro 6.75.

L’ammissione e i contrasti di vicinato

In un primo momento De Grandis e la moglie sono stati accompagnati in caserma per essere ascoltati. Successivamente, alla luce degli elementi raccolti, gli inquirenti hanno ritenuto che a sparare fosse stato il 66enne.

Sentito in presenza del suo legale, De Grandis ha ammesso di aver preso l’arma e di aver sparato, sostenendo però di averlo fatto solo “per intimidirlo”. Una versione che non ha convinto i pubblici ministeri.

Dalle indagini sarebbe inoltre emerso che tra i due vicini esistevano da tempo forti tensioni, legate a ripetuti litigi per motivi di vicinato.

Gli accertamenti psichiatrici

Ora sarà un consulente nominato dal tribunale a stabilire le condizioni psichiche dell’arrestato, elemento che potrà incidere sia sul percorso processuale sia sulle valutazioni relative alla sua permanenza in carcere.

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