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3 Aprile 2026
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Sotto un tetto di fibre killer: 15 milioni di metri quadri di amianto soffocano la Calabria

Il Dipartimento Ambiente lancia l'allarme su un'estensione "spaventosa" di coperture nocive. Dirigente Regione: "Il dato è estremamente spaventoso"

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Oltre quindici milioni di metri quadrati. È questa la superficie immensa di coperture in cemento-amianto che ancora oggi sovrasta il territorio calabrese. Il dato, emerso durante la convention regionale “Amianto e altri rischi cancerogeni in Calabria” a Catanzaro, delinea un’emergenza ambientale fuori controllo. Salvatore Siviglia, dirigente generale del Dipartimento Ambiente della Regione, definisce lo scenario “estremamente spaventoso”, puntando il dito non solo sui tetti, ma anche sulla piaga dei materiali abbandonati e dei “siti orfani” in attesa di bonifica. Un quadro che impone, nelle parole del dirigente, “un impegno forte” da parte delle istituzioni.

Il divario tra registri ufficiali e realtà

La documentazione presentata al convegno evidenzia una preoccupante sottostima delle patologie asbesto-correlate. Sebbene il Registro Nazionale (ReNaM) e il COR Calabria si concentrino sul mesotelioma, l’amianto scatena una costellazione di mali: dall’asbestosi ai tumori di polmone, laringe, ovaie e apparato gastrointestinale, fino alle malattie pleuriche non maligne.

I numeri raccontano una verità parziale: le prime segnalazioni regionali risalgono al 2001 con soli 3 casi, per un totale ufficiale di 118 diagnosi fino al 2021. Tuttavia, l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) denuncia un sommerso drammatico: dalle segnalazioni territoriali emergerebbero “almeno altri 500 casi di mesotelioma” non ancora confluiti nelle statistiche formali.

Crotone e la “convergenza tossicologica”

Il focus si sposta inevitabilmente su Crotone, dove la crisi sanitaria assume contorni peculiari e ancora più gravi. Pasquale Montilla, oncologo clinico e consulente ONA, parla apertamente di una letale “convergenza tossicologica”. Non solo amianto: l’area soffre per la presenza di metalli tossici e contaminazioni da agenti nucleotidi radioattivi.

Questa sovrapposizione di inquinanti ha generato un accumulo che, secondo Montilla, determina un’incidenza elevatissima di patologie oncologiche. Il rischio non risparmia nessuno: le interferenze tra questi agenti chimici e fisici minacciano la salute della popolazione anche in età pediatrica, provocando malattie che superano l’ambito strettamente oncologico.

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