Dopo anni di indagini e accuse che parlavano di truffa aggravata ai danni dello Stato, arriva il punto fermo del Tribunale: assoluzione piena per tutti gli imputati. Il processo sui lavori del terzo lotto del nuovo Palazzo di Giustizia di Vibo Valentia, opera da 11 milioni di euro, si chiude con una sentenza che ribalta completamente la ricostruzione accusatoria della Procura. Il Giudice monocratico Anna Moricca ha assolto i tre imputati con formula netta: “il fatto non sussiste”. Una conclusione che spazza via l’ipotesi di una presunta truffa da 3.246.430,74 euro, contestata a dirigenti e tecnici coinvolti nella realizzazione dell’opera.
Dalle accuse alla sentenza
Le indagini – condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dalla Procura di Vibo Valentia – avevano portato alla chiusura dell’inchiesta nei confronti Umberto Memoli, 59 anni, di Napoli; Pasquale Lagadari, 51 anni, di Rombiolo; e Marco Magi, 64 anni, di Montevarchi (Arezzo), accusati a vario titolo di aver attestato forniture non conformi, contabilizzato lavori non eseguiti e favorito modifiche progettuali ritenute funzionali a un ingiusto profitto. Un impianto accusatorio pesante che parlava di ribassi anomali, certificazioni false, varianti di progetto e controlli omessi. Tanto da spingere la Procura a chiedere la condanne dei tre imputati e in particolare: tre anni per Umberto Memoli, due anni e sei mesi per l’ingegnere Marco Magi e un anno e sei mesi per il direttore dei lavori Pasquale Lagadari.
Il processo e il ribaltamento totale
Nel corso del dibattimento, l’attività istruttoria e soprattutto la discussione delle difese hanno progressivamente incrinato la tenuta delle accuse. Secondo quanto emerso in aula, i fatti contestati non hanno trovato riscontro, né sul piano tecnico né su quello giuridico. Il Tribunale ha ritenuto insussistente il reato, escludendo che vi fosse stata una truffa o un danno patrimoniale illecito a carico dell’ente pubblico finanziatore. Un esito che smentisce la tesi accusatoria iniziale.
Il collegio difensivo
Determinante il lavoro del collegio difensivo, composto dagli avvocati Gianfranco Iannone, Angelo Calzone e Giosuè Monardo, che hanno sostenuto con forza l’estraneità degli imputati ottenendo una assoluzione piena.









