La giustizia a Reggio Calabria corre con il freno tirato. A dirlo, nell’inaugurazione dell’anno giudiziario, è la presidente della Corte d’Appello, Caterina Chiaravalloti, che mette nero su bianco una fotografia tutt’altro che rassicurante: “numeri elevati di procedimenti” a fronte di “organici esigui e insufficienti”, con ricadute pesanti sia sul settore civile sia sul penale.
“Maxi-processi ipertrofici”: il penale che blocca l’ordinario
La criticità più evidente, spiega Chiaravalloti, riguarda il penale, dove la gestione dei maxi-processi di criminalità organizzata continua a divorare tempo e risorse. Non è soltanto una questione di quantità: la complessità dei fascicoli dipende dal numero di imputati, dalla molteplicità e difficoltà dei capi d’imputazione, ma soprattutto da una mole enorme di materiale probatorio che, secondo la presidente, non sempre viene adeguatamente selezionato nella fase delle indagini preliminari.
Il risultato è un effetto a cascata: la trattazione di procedimenti dal carattere “ipertrofico” finisce per determinare, “sovente”, il blocco o comunque un rallentamento dell’attività giurisdizionale ordinaria.
Dalle indagini alle sentenze: “Serve un cambio di metodo”
Per la presidente della Corte d’Appello, questa situazione richiede “adeguate riflessioni” già a monte, cioè sull’impostazione dei procedimenti sin dalle indagini preliminari. Un tema che si intreccia con un dato che pesa sul sistema: l’alto numero di procedimenti per riparazione per ingiusta detenzione e l’entità delle somme liquidate.
In sostanza, il messaggio è chiaro: quando il sistema si satura, i costi – in termini di tempo, efficienza e risarcimenti – finiscono per ricadere su tutta la macchina giudiziaria.
Custodia cautelare e arretrato civile: l’effetto collaterale che diventa strutturale
Chiaravalloti punta l’attenzione su un altro elemento che complica il quadro: il “numero considerevole” di maxi-processi con imputati in custodia cautelare. Procedimenti che hanno comportato “per lunghi periodi” un impiego maggiore di risorse nel penale, con una conseguenza “inevitabile”: l’arretrato nei settori civili cresce e i tempi di definizione si allungano.
È l’equilibrio fragile della giustizia: quando una parte assorbe tutto, l’altra resta indietro.
Cassazione e motivazioni: “Evitare sentenze ridondanti”
Nel suo intervento, la presidente richiama anche alcune pronunce di annullamento della Corte Suprema di Cassazione proprio in materia di criminalità organizzata. Un richiamo che diventa invito a una riflessione sulle tecniche redazionali delle sentenze: le motivazioni, osserva, dovrebbero restare ancorate al thema decidendum, evitando trascrizioni acritiche delle prove e scongiurando il rischio di motivazioni “eccessive e ridondanti”.
Un tema tecnico, ma con un impatto pratico enorme: la qualità e la tenuta delle sentenze si gioca anche nella capacità di essere rigorose senza diventare enciclopediche.
Organico: per anni scoperture oltre il 50%, copertura quasi totale solo nel 2025
Sul capitolo organici, la presidente ricorda che la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha dovuto fare i conti per anni con una scopertura “sempre” superiore al 50%, una carenza che ha imposto ricorso ad applicazioni endodistrettuali dagli uffici giudicanti del distretto per garantire il minimo funzionamento dell’attività.
La “quasi totale copertura” dell’organico, sottolinea Chiaravalloti, è arrivata soltanto nell’ultimo periodo, in particolare da maggio 2025, dopo le delibere di tramutamento che hanno coperto prima le sezioni civili e poi quelle penali. Ma, avverte, è ancora presto per misurare fino in fondo le ricadute positive: “allo stato attuale” non c’è ancora piena cognizione degli effetti della copertura.




