Il “segnale” che Giorgia Meloni prepara da settimane è ormai vicino a tradursi in atti formali. Nelle prossime ore, secondo qualificate fonti di governo, un decreto legge e un disegno di legge in materia di sicurezza dei cittadini e ordine pubblico dovrebbero approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri, Un passaggio accelerato dopo le violenze di Torino, che hanno riaperto il fronte politico e istituzionale sulle misure preventive nei cortei e sulle tutele per le forze dell’ordine.
Le trattative nelle stanze del governo
I testi, ancora in fase di limatura, sono stati al centro di una lunga sequenza di riunioni tecniche, destinate a proseguire anche nella notte. Nel corso della giornata non è mancato un confronto diretto tra la presidente del Consiglio e Matteo Salvini, mentre permane una cautela di fondo sull’esito finale del Consiglio dei ministri, non ancora formalmente convocato.
Il nodo Quirinale
Un passaggio chiave si è consumato al Quirinale, dove il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Al centro del colloquio, i rilievi del Colle su due misure particolarmente sensibili: il fermo preventivo prima delle manifestazioni e il cosiddetto scudo penale, che eviterebbe l’iscrizione automatica nel registro degli indagati nei casi di legittima difesa o adempimento del dovere.
Secondo ambienti di centrodestra, l’incontro testimonia che le 80 pagine di provvedimenti trasmesse da Palazzo Chigi non avevano ancora ricevuto un pieno via libera. Il Colle avrebbe chiesto modifiche puntuali, soprattutto sul piano delle garanzie costituzionali.
L’interlocuzione istituzionale
Da fonti governative filtra comunque una valutazione positiva del confronto. L’interlocuzione con il Quirinale viene definita «ottima», nel solco di una collaborazione costante. Mantovano, riservandosi di riferire alla premier, ha preso atto delle osservazioni del capo dello Stato emerse dall’analisi dei testi.
La posizione del Viminale
Nel frattempo, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, impegnato tra Camera e Senato per le comunicazioni sugli scontri di Torino, ha difeso l’impianto del provvedimento. “Serve una norma che consenta un vero ed efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo”, ha dichiarato Piantedosi nel corso dei suoi interventi parlamentari. Per prudenza politica, la misura è stata esclusa dalla risoluzione di maggioranza, mentre resta il riferimento alle tutele penali per gli agenti, uno dei punti più osservati dal Colle.
Il fermo preventivo sotto esame
Il principale nodo resta la durata e la disciplina del trattenimento preventivo. Le bozze prevedono fino a 12 ore per accertamenti di polizia su soggetti ritenuti pericolosi per il regolare svolgimento dei cortei. Una soglia considerata eccessiva dal Quirinale, mentre Salvini avrebbe tentato di rilanciare fino a 24 o 48 ore.
L’orientamento più recente dell’esecutivo sarebbe quello di mantenere le 12 ore come accompagnamento negli uffici di polizia, senza convalida immediata del magistrato — che verrebbe comunque informato — e limitandolo a soggetti con precedenti specifici.
Lo scudo e le altre misure
Sul cosiddetto scudo, dal governo precisano che non sarebbe pensato esclusivamente per le forze dell’ordine, ma come misura generale, superando una delle principali obiezioni sollevate dal Colle. Restano escluse, invece, la cauzione per i cortei, proposta dalla Lega, e alcune sanzioni familiari ancora oggetto di valutazione.
Nel decreto dovrebbero entrare anche la stretta sui coltelli, con sanzioni amministrative per la vendita ai minori, e le misure sulle zone rosse attorno alle stazioni. Nel disegno di legge, destinato all’iter parlamentare, troverebbe spazio il cosiddetto blocco navale, con la possibilità di interdire l’accesso alle acque territoriali in caso di minacce terroristiche o pressioni migratorie eccezionali.









