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5 Aprile 2026
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Concorsi Arpacal, la tregua dopo il dietrofront: gli idonei ringraziano Occhiuto. Stoccata a Pd e M5S

Dopo la revoca dei bandi, gli idonei della Pubblica amministrazione rivendicano il risultato e attaccano duramente le opposizioni per il silenzio sulla vicenda

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Il nostro appello al presidente Occhiuto non è rimasto inascoltato: i concorsi Arpacal sono stati revocati“. Gli idonei della Pubblica amministrazione calabrese rivendicano il risultato dopo lo stop ai bandi dell’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente e scelgono di farlo senza giri di parole, chiamando in causa direttamente la politica. Il ringraziamento al governatore è esplicito mentre diventa durissima la critica verso chi, sostengono, avrebbe preferito il silenzio. Gli idonei contestano la narrazione di una presunta “vittoria al Tar”, chiarendo che si è trattato “solo di una sospensiva”, e denunciano come “una certa stampa abbia oscurato le nostre ragioni” in una vicenda che, da settimane, ha assunto un chiaro rilievo politico-istituzionale.

Il “silenzio” del Pd e del Movimento Cinquestelle

Il passaggio più tagliente è quello rivolto alle opposizioni e, in particolare, al Partito democratico e al Movimento Cinquestelle: “Non ringraziamo i parlamentari di opposizione, da Irto a Orrico, da Stumpo a Baldino, che su questa vicenda non hanno inteso spendere una parola“. Una presa di posizione che fotografa un isolamento politico ritenuto dagli idonei decisivo nel consentire una gestione giudicata irrazionale e potenzialmente foriera di contenziosi.

Concorsi “una follia”: la pressione sale su Iannone

Nel mirino finisce ora il vertice dell’Agenzia. Per gli idonei, bandire nuovi concorsi “ignorando chi era già idoneo” equivaleva a “una follia”. Da qui l’appello finale, che è anche un avvertimento istituzionale: “A questo punto il commissario Michelangelo Iannone deve valutare se andare avanti o meno”. Quanto accaduto non è altro che l’epilogo di settimane segnate da pressioni politiche, ricorsi presentati da studi legali di primo piano e da sospetti – mai provati ma ampiamente evocati – di bandi “cuciti su misura”. Un clima che, secondo quanto trapela da ambienti istituzionali, avrebbe irritato anche i piani alti della Cittadella regionale, accelerando un dietrofront ritenuto ormai inevitabile.

Il Comitato Pa rivendica la vittoria e allarga il fronte

Per il Comitato Pa Calabria, rappresentato invece dall’avvocato Roberto De Marco, la revoca dei concorsi Arpacal rappresenta “una vittoria degli idonei, del Comitato Pa e di quanti hanno insistito affinché una procedura sbagliata fosse revocata“. Una posizione netta, che ridimensiona anche il peso della pronuncia cautelare del giudice amministrativo: “Nulla conta la decisione del Tar sulla sospensiva: nel merito avremmo avuto sicuramente ragione“, affermano, rivendicando la fondatezza delle contestazioni sollevate sin dall’inizio.

Nel comunicato non manca il ringraziamento al presidente Roberto Occhiuto, “per avere fatto in modo che questa procedura si bloccasse“, ma il Comitato chiarisce al tempo stesso la propria posizione: “Ribadiamo la nostra assoluta estraneità alle dinamiche politiche“, sottolineando come l’azione portata avanti sia stata esclusivamente orientata alla tutela delle regole e degli idonei. Lo sguardo, però, va oltre Arpacal. A Lamezia Terme e Castrovillari, il Comitato chiede di implementare la dotazione organica dei dirigenti, mentre sul caso di Cosenza l’appello è diretto e circostanziato. Al sindaco Franz Caruso viene chiesto di “far scorrere le graduatorie fino a diciotto unità, procedendo allo scorrimento di tre amministrativi e tre tecnici, così da evitare nuovo contenzioso“, ricordando che la dotazione prevista era di venti unità. Un invito, quello del Comitato, a “non farsi condizionare da burocrati privi di potere politico” e ad assumere decisioni che, sostengono, sarebbero già pienamente coerenti con gli atti programmatori degli enti.

La revoca dei bandi

La decisione dell’Arpacal arriva nero su bianco con la delibera n. 32 del 4 febbraio. La motivazione è tutta amministrativa e accuratamente argomentata: “sopravvenuta rivalutazione dell’interesse pubblico” e assenza di posizioni giuridiche consolidate. L’Agenzia mette agli atti che proseguire le selezioni, in una fase di ridefinizione dell’assetto organizzativo, avrebbe esposto l’ente a rischi gestionali e a ulteriore contenzioso, generando aspettative non tutelabili nei candidati. Per questo la revoca viene qualificata come misura proporzionata e necessaria, ai sensi dell’articolo 21-quinquies della legge 241/1990. Tradotto: meglio fermarsi subito che trascinare l’ente in una palude giudiziaria con esiti incerti.

Il Tar Calabria: una decisione che oggi conta poco

Sul piano giudiziario resta agli atti l’ordinanza del Tar Calabria, che aveva respinto la domanda cautelare proposta contro uno dei bandi Arpacal, ritenendo prevalente, in quella fase, l’interesse organizzativo dell’amministrazione. Una decisione interlocutoria, adottata in sede cautelare sulla base di una valutazione sommaria e dichiaratamente senza alcuna anticipazione del giudizio di merito, come gli stessi giudici hanno esplicitato nel provvedimento.

Ma è proprio qui il nodo centrale della vicenda: la successiva revoca dei bandi ha radicalmente mutato il quadro. La pronuncia del Tar, pur formalmente esistente, risulta oggi giuridicamente e politicamente priva di effetti concreti, poiché l’atto amministrativo impugnato è stato nel frattempo ritirato dall’amministrazione per sopravvenuto interesse pubblico. In questo scenario, anche l’eventuale appello annunciato dalla difesa del ricorrente rappresentata dall’avvocato Francesco Pitaro appare destinato a perdere rilevanza, venendo meno l’oggetto stesso del contendere e spostandosi la partita interamente sul piano delle scelte amministrative e organizzative dell’Agenzia.

I nuovi scenari

La vicenda dei concorsi Arpacal si chiude con un atto amministrativo e lascia aperti nodi tutt’altro che marginali: dalla gestione dell’Agenzia ai rapporti tra vertice tecnico e indirizzo politico, fino alle conseguenze che questa scelta potrà produrre sull’assetto futuro dell’ente. Gli idonei rivendicano il risultato ottenuto e chiedono ora coerenza nelle scelte che verranno. Sullo sfondo resta una partita tutta politica, destinata a proseguire nelle prossime settimane, con la Regione Calabria chiamata a chiarire quale direzione intenda imprimere all’Arpacal dopo il dietrofront sui concorsi.

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