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3 Aprile 2026
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La Cassazione annulla la condanna a Marcello Manna: processo da rifare per il caso Petrini

La Suprema Corte accoglie il ricorso dell’ex sindaco di Rende e annulla la sentenza d’appello di Salerno. La vicenda giudiziaria è al presunto rapporto corruttivo con l’ex giudice

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La Sesta sezione della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Salerno il 18 giugno 2025 nei confronti di Marcello Manna, disponendo la celebrazione di un nuovo giudizio di appello. La Suprema Corte ha così accolto il ricorso presentato dalla difesa dell’ex sindaco di Rende, rappresentata dagli avvocati Nicola Carratelli e Giandomenico Caiazza, in linea con la richiesta avanzata anche dalla Procura generale.

Il contesto giudiziario e l’inchiesta “Genesi”

La vicenda giudiziaria trae origine dall’inchiesta “Genesi”, coordinata dalla Procura di Salerno, che ha puntato a far luce su presunti episodi di corruzione nel distretto giudiziario di Catanzaro. Nel procedimento risultavano imputati Marcello Manna e l’ex magistrato Marco Petrini. Secondo l’ipotesi accusatoria originaria, Manna avrebbe corrotto il giudice Petrini per ottenere l’assoluzione del proprio assistito, Francesco Patitucci, in un processo d’appello per omicidio.

Elemento cardine dell’accusa era un video del 30 maggio 2019 che riprenderebbe Manna mentre consegna una busta al giudice Petrini nel suo ufficio, gesto interpretato dagli inquirenti come passaggio di una tangente finalizzata ad alterare l’esito di un processo.

Le condanne nei primi due gradi

In primo grado, entrambi gli imputati erano stati condannati a 2 anni e 8 mesi di reclusione per corruzione in atti giudiziari. In secondo grado, la Corte d’Appello di Salerno aveva riqualificato il reato in corruzione per l’esercizio della funzione, riducendo la pena a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni per ciascun imputato.

Le criticità evidenziate dalla difesa

La difesa di Marcello Manna ha accolto con soddisfazione la decisione della Corte di Cassazione. “L’annullamento della sentenza rappresenta il culmine di un percorso giudiziario volto a dimostrare l’infondatezza dell’accusa originaria”, si legge in una nota degli avvocati Nicola Carratelli e Giandomenico Caiazza, secondo cui la tesi accusatoria “si fondava su un’interpretazione forzata di un episodio che non aveva alcun collegamento con l’esito del processo Patitucci”. I difensori hanno inoltre sottolineato come la sentenza di secondo grado apparisse “contraddittoria e priva di una chiara individuazione dell’attività giudiziaria oggetto del presunto rapporto corruttivo”, definendola una decisione “cervellotica, errata, ingiusta e illogica”.

Nuovo appello: partita riaperta

La Cassazione ha ritenuto fondate tali doglianze, annullando la condanna e disponendo un nuovo giudizio di appello. Un passaggio che riapre completamente il processo e riporta la vicenda giudiziaria in una fase decisiva, destinata a incidere non solo sulla posizione degli imputati ma anche sull’impianto accusatorio dell’inchiesta Genesi. Per Marcello Manna, penalista di primo piano e già ex sindaco di Rende, si tratta di un snodo cruciale in una vicenda che da anni tiene banco nel panorama giudiziario calabrese.

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