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3 Aprile 2026
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Fiorita al capolinea? Bluff o ribaltone vero. Il documento dal notaio c’è, ora la sfida sulle 17 firme. Corsa contro il tempo

Il Consiglio comunale sceglie la responsabilità e salva Catanzaro Servizi, ma la politica entra nella fase decisiva: dimissioni contestuali pronte, tempo agli sgoccioli e ribaltone possibile entro il 24 febbraio

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È stata “responsabilità” la parola più pronunciata, evocata, talvolta brandita come scudo e come clava, nel Consiglio comunale che ha messo al centro la crisi di Catanzaro Servizi. Responsabilità di approvare un piano industriale giudicato fragile e tardivo; responsabilità di non scaricare sui lavoratori il peso di anni di errori; responsabilità, infine, di non trasformare una seduta dell’assise comunale in una resa dei conti politica. E’ la sintesi di quanto avvenuto in Aula. Una scelta carica di conseguenze: votare sì pur “con incognite, dubbi e molte cose che non tornano”, per evitare che a pagare fossero i dipendenti della partecipata. Una responsabilità che, di fatto, ha salvato anche il sindaco, almeno per ora. Nicola Fiorita ha tirato un sospiro di sollievo, ancora una volta ma questa volta nell’aula rossa sembrano fare sul serio e se così fosse davvero il futuro del primo cittadino e di chi lo sostiene potrebbe essere per davvero segnato.

Critiche senza sconti: “atto dovuto”, non assoluzione

Dai banchi del centrodestra il refrain è stato chiaro: il voto non è un’assoluzione. Francesco Assisi (Forza Italia) ha parlato di “fallimento dell’azione della giunta”, ricordando promesse mancate e servizi mai assegnati. Sergio Costanzo (Forza Italia) ha denunciato un piano “a scatola chiusa” che rischia di far quadrare i conti “sulle spalle dei lavoratori”, annunciando il sì per non offrire alibi.

Antonello Talerico (Forza Italia) ha definito irresponsabile trascinare la città per un altro anno senza una svolta, sostenendo che “atto di responsabilità non è conservare la poltrona, ma andare al voto“. Posizioni diverse, un punto comune: approvare oggi non significa difendere l’amministrazione.

L’affondo politico: identità smarrita e maggioranza ambigua

Il colpo più profondo è arrivato dal Gruppo Misto. Fabio Celia ha messo in discussione la natura stessa della maggioranza, accusando il sindaco di aver rinunciato al confronto e di aver sacrificato l’identità della sinistra in nome della sopravvivenza politica. Parole durissime, che hanno risuonato come una sfiducia politica più che amministrativa: “Ancora non sappiamo chi governa realmente questa città”. Un intervento che ha fatto da sponda alle opposizioni e ha rilanciato il tema vero che aleggia da settimane: chi tiene in piedi Fiorita, e fino a quando?

Il paradosso Fiorita: salvato oggi, sotto scacco domani

Il Consiglio ha scelto la responsabilità amministrativa. Ma la tenuta politica del sindaco resta appesa a un filo sottile, logorato da mesi di equilibrio instabile. Fiorita governa da tempo da equilibrista, sostenuto da maggioranze variabili e da sponde esterne che, nel tempo, hanno cambiato nome e colore senza mai tradursi in una vera coalizione politica. Ieri la sponda civica, poi gli accordi trasversali, oggi i cosiddetti “responsabili” del Gruppo Misto: una geometria di sostegni che ha consentito al sindaco di restare in piedi, ma al prezzo di una progressiva evaporazione dell’identità politica della maggioranza. In questi anni in molti hanno provato a farlo cadere. Tentativi più o meno espliciti, documenti annunciati e mai arrivati al traguardo, numeri sbandierati e poi scomparsi al momento decisivo. Fiorita ha sempre retto l’urto, cambiando formula senza cambiare traiettoria. Una strategia di sopravvivenza efficace nel breve periodo, ma che ha finito per cristallizzare una precarietà permanente.

Ora, però, il contesto è diverso. Non perché il voto sul piano industriale di Catanzaro Servizi abbia rafforzato il sindaco – anzi, quel voto ha certificato che esiste una larga area consiliare disposta ad assumersi responsabilità amministrative senza riconoscere una fiducia politica all’esecutivo. Il punto vero è il tempo. O meglio, la finestra temporale che conduce al 24 febbraio. Prima di quella data, infatti, la strada delle dimissioni contestuali resta giuridicamente e politicamente praticabile. È l’ultimo varco utile per interrompere anticipatamente la consiliatura, andare a un breve periodo di commissariamento e riportare Catanzaro al voto con un anno e mezzo di anticipo rispetto alla scadenza naturale. Superata quella soglia, la partita cambia radicalmente: non conviene più a nessuno. Cadrebbe il senso politico dell’operazione, aumenterebbe il rischio di una lunga gestione commissariale e, soprattutto, verrebbe meno l’utilità elettorale dello strappo.

È per questo che oggi la pressione è reale. Non c’è più spazio per tatticismi dilatori o per giochi di posizionamento a lungo termine. Chi vuole davvero far cadere Fiorita deve farlo adesso, assumendosi la responsabilità piena di una scelta traumatica. Chi non lo farà entro questa finestra, di fatto lo salverà, condannando il Consiglio a trascinarsi fino al 2027 dentro una maggioranza fluida, ambigua e priva di una vera direzione politica. In questo senso, Fiorita non è mai stato così debole e, allo stesso tempo, mai così vicino alla salvezza. Tutto dipende da ciò che accadrà prima del 24 febbraio. Dopo, l’equilibrista potrà continuare a camminare sul filo. Ma non perché abbia ritrovato stabilità: semplicemente perché non ci sarà più nessuno disposto – o in grado – di spingerlo giù.

La manovra delle firme: numeri, non proclami

Fuoco sotto cenere ciò che si muove all’ombra di Palazzo dei Nobili. Il documento per mandare a casa Fiorita, esiste, c’è davvero. Non è più un semplice rumor di corridoio né l’ennesima minaccia agitata alla vigilia di un Consiglio comunale. È depositato da un notaio, pronto a essere sottoscritto. Ma è un documento condizionato: o si raggiungono 17 firme, una in più della metà dei consiglieri, oppure non se ne farà nulla. Nessun atto simbolico, nessuna prova di forza a metà. Qui si va fino in fondo o si torna indietro senza appello.

Le adesioni sono in movimento, fluide, tutt’altro che consolidate. C’è chi prende tempo, chi sonda, chi aspetta di capire da che parte soffia il vento. I gruppi consiliari sono in consultazione permanente, spesso più all’esterno che all’interno dell’Aula: telefonate, riunioni riservate, confronti con i livelli regionali dei partiti. Perché la decisione, questa volta, non è solo cittadina. Tocca equilibri più ampi, prospettive elettorali, strategie di medio periodo. Il vero nodo politico, però, è uno solo: il candidato sindaco. Senza un nome condiviso, credibile e immediatamente spendibile, la “spallata” rischia di rimanere un bluff. Un’operazione velleitaria, buona solo a mettere pressione, ma destinata a sgonfiarsi al momento decisivo. Firmare le dimissioni senza sapere chi e con quale progetto si propone alla città il giorno dopo equivale a un salto nel buio. E pochi, in politica, sono disposti a farlo. Con un nome, invece, lo scenario cambia radicalmente. La prospettiva diventa irreversibile. Le firme possono arrivare a cascata, anche da chi oggi tentenna. Perché la politica, soprattutto in questi frangenti, segue una logica semplice: nessuno vuole restare dall’ultima parte del fronte. E chi non firma, a ridosso del voto, rischia di portarsi dietro un marchio difficile da cancellare nella costruzione delle future liste.

Intanto il calendario corre. E mentre l’Aula continua a votare delibere e a consumare dibattiti ufficiali, la partita vera si gioca altrove. Fuori dal Consiglio, fuori dai riflettori, nelle stanze dove si fanno e si disfano le alleanze. È lì che si decide se il documento resterà un’arma carica mai usata o diventerà l’atto che porrà fine, in modo traumatico, all’esperienza amministrativa di Nicola Fiorita. E il tempo è ora il fattore decisivo. La dead-linea è segnata: non oltre il 24 febbraio.

Responsabilità oggi, resa dei conti domani

Il Consiglio comunale ha scelto di non far saltare Catanzaro Servizi. Ha scelto di proteggere i lavoratori. E, indirettamente, ha concesso ossigeno al sindaco. Ma la scelta di oggi non chiude la crisi: la congela. La parola “responsabilità” ha un doppio volto. Oggi è stata amministrativa. Nei prossimi giorni sarà politica. E lì non basterà un voto largo: serviranno numeri, coraggio e una decisione chiara. Perché a Catanzaro, archiviato il piano industriale, la partita vera deve ancora cominciare.

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