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7 Febbraio 2026
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Voti bassi: lui prende le botte, la sorella no. Un 15enne chiede aiuto all’Ia che lo convince: “Chiama il 112”

Ha raccontato di percosse da quando aveva 6 anni. L'app gli dice: "Non è normale"

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Veniva picchiato perché non raggiungeva l’eccellenza scolastica richiesta. La sorella no. La spiegazione, secondo il racconto del ragazzo, stava tutta nelle aspettative familiari: lui, maschio, destinato a un futuro da medico di livello internazionale; lei, femmina, senza pressioni né punizioni. È questo il quadro emerso dalla denuncia di un adolescente di 15 anni, ascoltato dalla polizia di Novara con il supporto di uno psicologo.

Cinture, fili elettrici e bastoni: “Tre volte a settimana”

Il ragazzo ha raccontato di essere stato colpito con una cintura, fili di carica batterie, scope, bastoni di legno, utensili da cucina e rami d’albero. Le violenze, sempre legate ai risultati scolastici, sarebbero iniziate quando aveva sei anni e si sarebbero ripetute almeno tre volte a settimana. Un contesto familiare che, pur alternando gesti d’affetto, secondo gli inquirenti potrebbe configurare il reato di maltrattamenti in famiglia o abuso dei mezzi di correzione.

La svolta dopo una domanda all’IA

Prima di rivolgersi alle forze dell’ordine, il quindicenne ha cercato una risposta altrove. Ha interrogato una app di intelligenza artificiale, chiedendo se fosse normale essere picchiato per i brutti voti. La risposta, riferita agli agenti, è stata netta: “Nessuno deve essere menato. Non è una situazione normale”. Parole che lo hanno spinto a parlare prima con un amico, poi con i genitori di quest’ultimo, fino alla decisione di chiamare il 112.

“Sono scappato, mi trattano male”

Il 24 gennaio, insieme all’amico, il ragazzo ha contattato il numero di emergenza: “Sono scappato di casa, i miei genitori mi stanno trattando un po’ male”. Una volante è intervenuta per verificare le sue condizioni e accompagnarlo in Questura, dove ha dichiarato di non voler più rientrare a casa. Nella stessa serata sono stati ascoltati anche l’amico e il padre di quest’ultimo, che hanno confermato il racconto.

“Ho preso un brutto voto apposta”

Tra gli episodi riferiti, anche un gesto estremo: “Una volta ho preso un brutto voto apposta, per dimostrare che picchiarmi non sarebbe servito a nulla”. Ma nulla sarebbe cambiato.

Affidato ai servizi sociali

Il ragazzo è stato affidato ai servizi sociali, mentre i genitori, 42 e 54 anni, originari del Bangladesh, sono stati denunciati. Sono in corso ulteriori accertamenti medici e verifiche con insegnanti e familiari. L’obiettivo degli investigatori è chiarire i fatti e capire se il contesto sociale e scolastico sia stato in grado di cogliere per tempo il disagio del minore.

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