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10 Febbraio 2026
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Staccare la spina o salvare “il compagno Fiorita”? Mancuso al bivio. Abramo carta segreta di Forza Italia

Gli azzurri spingono per la sfiducia. La svolta probabile dopo il faccia a faccia tra Cannizzaro e Mancuso che frena e prende tempo. Sullo sfondo un nome che ritorna e la mossa all'Occhiuto che può ribaltare tutto

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Quattordici firme sono già nero su bianco. Nomi e cognomi, facce scoperte, responsabilità assunte. La quindicesima è stata annunciata come si annuncia una tempesta: quella di Fabio Celia, la firma che porterebbe Nicola Fiorita a un passo dal baratro politico. Un passo soltanto. E proprio quando il vuoto si fa più vicino, il primo cittadino tenta le ultime manovre di sopravvivenza, cercando di rinviare l’inevitabile.

Le mosse disperate per restare a galla

A Palazzo De Nobili si respira aria di fine corsa. Fiorita prova a guadagnare tempo, a smussare angoli, a cercare sponde che fino a ieri sembravano impraticabili. Ma più che una strategia, la sua è ormai una resistenza d’istinto: contatti febbrili, telefonate incrociate, rassicurazioni dell’ultima ora, messaggi fatti filtrare con cautela. Tentativi di tenere insieme i pezzi e rinviare lo strappo, non di rilanciare l’azione amministrativa. Non c’è una visione che guardi oltre l’emergenza. C’è la necessità di sopravvivere. Ogni mossa sembra orientata a evitare la caduta immediata, nella speranza che il tempo — l’alleato più infido — possa ancora offrire una via di fuga.

Il retroscena del Fiorimancuso

Nelle ultime ore aveva preso corpo il racconto di un presunto Fiorimancuso, una formula estrema di convenienza reciproca. Un’ipotesi che, però, si è rivelata politicamente fragile. A alimentare le voci è stato un dato concreto: a firmare il documento di sfiducia è stato solo Eugenio Riccio, mentre gli altri nomi riconducibili all’area mancusiana — Rosario Lostumbo, Giovanni Costa e Manuel Laudadio — sono rimasti nel limbo, dileguandosi al momento decisivo. Un vuoto che ha fatto rumore e acceso le interpretazioni più maliziose.

Basterebbe un gesto semplice a Filippo Mancuso (la firma dei fedelissimi) per spazzare via sospetti di inciucio e veleni vari. Soprattutto c’è un dato politico che pesa più di mille indiscrezioni: l’erede naturale di Fiorita potrebbe essere proprio Mancuso. Salvare oggi l’attuale sindaco significherebbe bruciarsi domani, compromettendo sul nascere quella che per lui resta la vera partita.

Le pressioni per staccare la spina

Il clima, infatti, va in tutt’altra direzione. Pressioni fortissime arrivano su Filippo Mancuso e sull’altro assessore regionale catanzarese Antonio Montuoro perché si passi dalle parole ai fatti. Non più tatticismi, non più attese strategiche: il messaggio che filtra è netto.

L’invito è chiaro: convincere i rispettivi fedelissimi a firmare la sfiducia e chiudere una partita che, per molti, è già politicamente archiviata. Sul versante mancusiano il pressing insiste su Lostumbo, Costa e Laudadio. Nell’area che guarda a Montuoro, il peso specifico è quello di Raffaele Serò e Tommaso Serraino, chiamati a rompere gli indugi e far pendere definitivamente la bilancia. Se la quindicesima firma dovesse essere quella preannunciata da Fabio Celia, la sedicesima – secondo le ultime indiscrezioni – sarà quella di Manuela Costanzo, indipendente ma vicina all’universo di Forza Italia. All’appello mancherebbe a questo punto un solo autografo per staccare la spina evitando gli ultimi tentativi di rianimazione di un’amministrazione giudicata logora e isolata.

I numeri ballerini e i battitori liberi

La domanda resta una sola: da dove può arrivare l’ultima firma? Di certo non dalla sinistra, che nonostante il silenzio di queste ore e l’assenza di una difesa pubblica del sindaco, si tiene stretto il posto faticosamente conquistato negli anni dell’anatra zoppa e abilmente conservato in questi anni di anatra zoppa tra accordi trasversali e inciuci vari. Nessuno, da quel fronte, finora ha alzato la voce per difendere Nicola Fiorita dai fendenti arrivati da destra, come se ad amministrare la città negli ultimi quattro anni – nel bene e nel male – sia stato solo lui.

In ballo restano così i nomi di Giovanni Costa, Manuel Laudadio e Rosario Lostumbo, in quota Mancuso, sospesi tra attendismo e calcolo personale, e quelli di Raffaele Serò e Tommaso Serraino, area che guarda a Montuoro, ma oggi poco governabile e difficilmente imbrigliabile in una linea comune. Un terreno scivoloso, fatto di equilibri fragili e decisioni individuali.

Fuori da questo perimetro ci sono i battitori liberi. Corsi e Procopi hanno già fatto sapere di non essere interessati a firmare il documento, sottraendosi a un gioco che non intendono giocare. Numeri che continuano a ballare, rendendo la conta incerta e il finale ancora tutto da scrivere.

Forza Italia accelera: il ritorno di Abramo

Con il trascorrere delle ore emerge in tutta la sua forza un altro retroscena, finora ben custodito nei corridoi della politica. C’è un motivo preciso se Forza Italia ha deciso di accelerare. Far cadere subito Fiorita non sarebbe solo un atto di rottura, ma l’occasione per riportare al tavolo del centrodestra il nome di Sergio Abramo come candidato a sindaco, sfruttando i tentennamenti degli alleati e un quadro politico ancora frammentato e incerto.

Una mossa che punta a prendere l’iniziativa, occupare lo spazio prima degli altri e costringere tutti a inseguire, trasformando la crisi in un vantaggio strategico. Un’ipotesi che fino a pochi giorni fa sarebbe sembrata azzardata, ma che oggi viene confermata da più fonti interne al centrodestra, convinte che il ritorno di Abramo possa rappresentare la scorciatoia più efficace per ricompattare l’area ma anche per pagare alcune cambiali elettorali relative alle ultime elezioni regionali.

Il sogno di Mancuso e la partita vera

In tutto questo si inseriscono le ambizioni di Mancuso: vicepresidente della Giunta regionale, commissario della Lega, catanzarese doc con un sogno che non ha mai smesso di coltivare — fare il sindaco di Catanzaro. In questa fase, però, appare combattuto e proprio per questo frena. L’obiettivo è prendere tempo, ottenere garanzie politiche dal tavolo del centrodestra, oppure guardare al 2027, quando potrebbe concretizzarsi anche una candidatura al ruolo, più comodo e meno esposto, di parlamentare della Repubblica, tenendo così aperta un’altra opzione.

Paradossalmente, oggi, Mancuso è diventato l’alleato più fedele di Fiorita, non per convinzione ovviamente ma per calcolo e convenienza. Una posizione attendista che però comporta un rischio evidente: restare con il cerino in mano qualora si dovesse arrivare a quota 17. Un segnale in questo senso è già arrivato: Eugenio Riccio, uno dei suoi uomini più fidati, ha firmato il documento di sfiducia, marcando una distanza che pesa più di molte dichiarazioni pubbliche.

Nelle prossime ore è atteso un faccia a faccia con Francesco Cannizzaro. All’ordine del giorno le Comunali di Reggio, Crotone e, ormai inevitabilmente, Catanzaro. Un incontro che potrebbe segnare il punto di svolta, chiarire le gerarchie e trasformare l’attendismo in una scelta definitiva.

La mossa del cavallo

In tutto questo, Fiorita osserva alla finestra, più preoccupato che mai. Per evitare la sfiducia gli resta una sola alternativa: fare come Occhiuto e giocare la mossa del cavallodimissioni e nuova candidatura, sfidare tutti e restituire la parola alla città. Una scelta rischiosa, estrema. Avrà la forza di farlo? Scacco matto o resa finale. Il sindaco è al bivio alle prese con le ultime mosse disperate di chi sa che il tempo è finito e che, questa volta, il compagno potrebbe non essere salvato.

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