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5 Marzo 2026
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Riforma della giustizia, Zurlo sicuro: “Votare ‘no’ per diferndere la democrazia sostanziale”

Il rappresentante Cinquestelle Crotone sottolinea: "Il rischio concreto è quello di aprire la strada a un controllo, diretto o indiretto, dei pubblici ministeri da parte del governo"

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“Nel sistema italiano la crisi della divisione dei poteri non è un incidente, ma il punto di arrivo di una trasformazione profonda che riguarda i partiti, la partecipazione e il modo stesso in cui si esercita il potere. Quando i partiti smettono di essere luoghi di elaborazione collettiva e diventano comitati elettorali personali, anche le istituzioni si svuotano. Il Parlamento, che la Costituzione aveva posto al centro, è progressivamente scivolato ai margini, mentre l’esecutivo ha occupato sempre più spazio”. E’ quanto afferma Francesco Zurlo, rapppresentante del M5S Crotone.

La deriva raccontata dai numeri

Zurlo aggiunge: “I numeri raccontano questa deriva meglio di qualsiasi opinione. Oltre il 70% delle leggi approvate nasce da iniziativa governativa. I decreti-legge, nati per situazioni straordinarie, sono diventati strumenti ordinari. Il voto di fiducia viene usato per comprimere il confronto e blindare i testi. Così la divisione dei poteri resta formalmente intatta, ma nella sostanza si indebolisce ogni giorno di più. Tutto questo si intreccia con la crisi dei partiti e con una legge elettorale che ha prodotto parlamentari deboli, spesso nominati dall’alto, poco autonomi e poco radicati. Quando la rappresentanza si svuota, anche la partecipazione democratica si affievolisce. Cresce l’astensione, cresce la distanza tra cittadini e istituzioni. E qui si consuma la frattura tra democrazia formale e democrazia sostanziale: la prima vive di procedure, la seconda di partecipazione reale, possibilità di incidere, pluralismo effettivo.In questo contesto si inseriscono una serie di scelte politiche che vanno tutte nella stessa direzione: concentrare il potere, ridurre i contrappesi, restringere gli spazi democratici. La proposta di autonomia differenziata, per come è stata costruita e poi arenata, ha mostrato con chiarezza il rischio di una frammentazione del Paese e di un indebolimento del principio di uguaglianza tra cittadini. Una riforma che avrebbe inciso profondamente sull’assetto della Repubblica senza un vero coinvolgimento popolare e senza garanzie solide sui diritti sociali, in primis il diritto alla salute.Accanto a questo, si sono susseguiti provvedimenti di impronta securitaria, dai vari decreti sicurezza fino alla cancellazione del reato di abuso d’ufficio, che segnano un cambio di paradigma: meno controlli sul potere e più controllo sulla società.

La compressione del dissenso

Dice ancora Zurlo: “L’idea che chi governa debba essere meno vincolato e più libero di decidere si accompagna, paradossalmente, a una crescente compressione degli spazi di dissenso e di tutela della libertà di opinione. Su questo terreno già segnato si innestano le riforme costituzionali sul premierato e sulla separazione delle carriere in magistratura. Il premierato, presentato come risposta all’instabilità, rischia di sancire definitivamente la supremazia dell’esecutivo. Un capo del governo eletto direttamente, sostenuto da un premio di maggioranza automatico, avrebbe una legittimazione tale da ridurre il Parlamento a semplice luogo di ratifica. La separazione delle carriere, in questo contesto, non è una riforma neutra. Il rischio concreto è quello di aprire la strada a un controllo, diretto o indiretto, dei pubblici ministeri da parte del governo. Se chi esercita l’azione penale diventa più esposto all’indirizzo politico, si incrina uno dei pilastri fondamentali dello Stato di diritto: l’autonomia della giustizia rispetto al potere esecutivo. Il quadro che si compone è quello di una involuzione graduale, non dichiarata ma reale: Parlamento indebolito, partiti fragili, partecipazione in calo, controlli ridotti, potere esecutivo sempre più centrale. Così la divisione dei poteri non viene abolita formalmente, ma si consuma nella pratica.Se si vuole difendere la democrazia sostanziale, la strada non può essere l’accentramento. Servono partiti veri, una legge elettorale che restituisca agli elettori la scelta dei rappresentanti, un Parlamento capace di discutere e controllare, una partecipazione che torni ad essere motore della vita pubblica.Per questo servono due no chiari e netti.

La difesa della Carta costituzionale

Zurlo conclude: “No al premierato, perché concentra il potere e svuota la rappresentanza. No alla separazione delle carriere, perché apre al controllo dei pubblici ministeri da parte del governo e mette a rischio l’equilibrio costituzionale. Difendere la Costituzione oggi significa difendere non solo le regole, ma l’idea stessa di una democrazia viva, partecipata e realmente capace di limitare il potere.”

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