Il Cosenza vince, ma non festeggia. Il successo di misura sul Siracusa regala tre punti d’oro e il quarto posto in classifica, ma il Marulla diventa teatro di uno sfogo amaro. Il tecnico Antonio Buscè rompe il silenzio sulla gestione societaria, puntando il dito contro un’emergenza strutture che da venti giorni sta compromettendo l’integrità atletica e tattica del gruppo.
Il cuore oltre l’ostacolo
Nonostante una condizione psicofisica precaria, figlia di una preparazione forzatamente a singhiozzo, la squadra ha saputo soffrire. “Questi ragazzi hanno dato tutto quello che potevano. So cosa vuol dire vivere momenti difficili come questi. Mi sono promesso che non parlo più di nulla e mi concentro solo sui ragazzi. Devo dire grazie a loro perché è un momento difficile della stagione, ma abbiamo portato a casa un risultato importantissimo. In questo campionato, quando ti arriva il periodo no, devi essere forte”, ha dichiarato Buscè. L’allenatore ha poi ammesso le difficoltà d’integrazione dei nuovi innesti in un clima di incertezza: “Devo capire un po’ come assemblare i nuovi arrivati e comprendere le caratteristiche dei nostri giocatori nuovi. La condizione psicofisica non è ottimale c’è grande paura in campo, grande timore di sbagliare”.
L’atto d’accusa: “Al San Vitino c’è una palude”
Il cuore della polemica riguarda la cronica mancanza di campi d’allenamento, un limite strutturale che costringe i giocatori a un nomadismo logorante tra i comuni della provincia. “La problematica è che non ci possiamo allenare come vogliamo. Sono 20 giorni che non ci alleniamo bene perché il campo del San Vitino è impraticabile, è una palude. Questa è una problematica che forse nessuno sa ma lo dico: la squadra non si allena. Al Marulla non possiamo andare per non rovinarlo e i ragazzi anche con lo staff sanitario e con il preparatore fanno il 20% di forza in più in un campo del genere. Siamo costretti ad arrangiarci e questa è una nota molto negativa per i ragazzi ed è una cosa importante da sapere”, ha incalzato il tecnico.
Ventitré giorni senza intensità
La frustrazione di Buscè nasce dall’impossibilità di dare ritmo alle sedute, un deficit che si traduce in una pericolosa mancanza di brillantezza durante i novanta minuti. “Quando poi andiamo ad aprire il campo e dare intensità ai lavori, c’è qualcuno che va sotto sforzo perché non facciamo corse lunghe e non riusciamo a dare intensità al lavoro. Lo voglio ripetere Sono 20 giorni che non ci alleniamo e per noi allenatori è tremendo e anche per i giocatori stessi”.
Il problema si estende anche alla gestione della rosa durante i giorni di pioggia, impedendo persino a chi non scende in campo di mantenere il tono agonistico. “Questo è uno dei lati più dolenti di questo periodo caratterizzato da piogge. Oggi abbiamo un problema enorme anche per chi non ha giocato che deve allenarsi non può lavorare perché piove e sinceramente facciamo fatica ad andare da altre parti”, ha concluso Buscè. La vittoria, dunque, resta un cerotto su una ferita strutturale che rischia di rallentare la corsa verso i vertici della classifica.









