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14 Aprile 2026
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Referendum giustizia, Gratteri: “Non sono di sinistra, parlo per convinzione, non per convenienza’”

Al convegno "I cartelli di sangue", il Procuratore di Napoli ribadisce la legittimità di esprimere opinioni su riforme cruciali, denunciando "i codardi che tacciono per convenienza politica"

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“Quindi io ora sarei di sinistra perché ritengo giusto votare votare no? Ma che logica è questa? Ma possibile che ancora non vi siete messi in testa che è possibile che ci siano delle persone viventi che hanno la schiena dritta e che fanno le cose per convinzione, non per convenienza, per convinzione”, ha affermato il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, parlando delle polemiche sul referendum sulla riforma della giustizia intervenendo al convegno intitolato “I cartelli di sangue” nell’ambito della rassegna ‘Nomadi Incontri 2026‘ a Novellara nel Reggiano.

Una risposta netta a chi lo accusa di schierarsi politicamente per aver preso posizione contro la separazione delle carriere.

“Fra tre anni in pensione, mi dispiace per i giovani”

Rimanendo sul tema, “sul piano personale io mi posso dispiacere perché so cos’è, cosa vorrà dire poi negli anni successivi e quindi mi posso dispiacere per i giovani, per le nuove generazioni.

Io fra tre anni sarò in pensione. Lo stipendio è lo stesso, forse lavoriamo di meno”, ha argomentato Gratteri. Un richiamo alla propria posizione personale per sottolineare come la sua battaglia non sia motivata da interessi di carriera o economici, ma dalla preoccupazione per il futuro della giustizia italiana e delle generazioni che verranno dopo di lui.

“Non sopporto i codardi che stanno zitti per convenienza”

“Ma non è questo il problema: è che io non sopporto i codardi, io non sopporto chi sta zitto per convenienza, chi ha la possibilità e il potere di parlare e si gira dall’altra parte”, ha concluso Gratteri.

Un affondo contro chi, pur avendo la possibilità di prendere posizione su temi cruciali per il paese, preferisce rimanere in silenzio per calcolo politico o per opportunità. Il procuratore di Napoli ribadisce così la legittimità e il dovere di chi ricopre funzioni pubbliche di esprimere le proprie preoccupazioni su riforme che potrebbero incidere profondamente sul funzionamento della giustizia.

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