La Calabria perde una delle sue voci più coraggiose. È morto a 66 anni Michele Albanese, storico cronista impegnato nel racconto della ’ndrangheta e delle sue ramificazioni nella Piana di Gioia Tauro. Ricoverato da mesi dopo un infarto e successive complicazioni, si è spento nel reparto di rianimazione dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza.
Da oltre dieci anni viveva sotto scorta, dopo le minacce ricevute dalle cosche per la sua attività giornalistica.
Il cronista che ha raccontato la ’ndrangheta senza sconti
Nativo di Cinquefrondi, Albanese è stato una firma di punta del Quotidiano del Sud e collaboratore dell’ANSA. La sua carriera si è intrecciata con le inchieste sulla mafia calabrese, sul Porto di Gioia Tauro e sulle dinamiche criminali che hanno segnato per decenni il territorio.
Nel 2014 finì sotto protezione dopo essere stato minacciato dalla ’ndrangheta. Non arretrò di un passo. “Ho perso la libertà, ma non ho rimorsi. Rifarei tutto quello che ho fatto e scritto”, dichiarò, parole poi raccolte nel libro La ribellione di Michele Albanese.
Chi lo ha conosciuto racconta un professionista rigoroso, mai incline alla retorica, determinato a non minimizzare la portata del fenomeno mafioso.
Una vita sotto scorta, senza mai arretrare
Vivere sotto scorta significa cambiare radicalmente esistenza. Per Albanese era diventata la normalità: spostamenti controllati, abitudini modificate, attenzione costante. Un prezzo altissimo pagato per aver scelto di raccontare la verità sulle cosche della Piana.
Secondo colleghi e amici, lo stress di una vita blindata e carica di tensione potrebbe aver inciso sul suo stato di salute, già compromesso negli ultimi mesi.
Con la sua scomparsa, il giornalismo calabrese perde un presidio fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata.
Il cordoglio delle istituzioni
Numerosi i messaggi di cordoglio. Il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha espresso vicinanza alla famiglia, ricordando Albanese come “un giornalista arguto, mai banale, capace di trattare temi delicati con rigore e amore per la Calabria”.
La sua morte lascia un vuoto non solo nella redazione e tra i colleghi, ma in un’intera comunità che aveva trovato in lui un punto di riferimento nella denuncia delle infiltrazioni mafiose.
Irto (Pd): “La Calabria perde un giornalista coraggioso
“La scomparsa di Michele Albanese colpisce la Calabria nel profondo”. Con queste parole il senatore Nicola Irto, segretario del Partito Democratico Calabria, ricorda il giornalista Michele Albanese.
Per Irto, con Albanese “se ne va una voce libera e autorevole”, simbolo di un giornalismo vissuto come servizio alla verità e alla comunità. Nel suo messaggio, il parlamentare dem sottolinea il coraggio del cronista, per anni sotto scorta a causa delle minacce ricevute dalla ’ndrangheta per il suo lavoro di denuncia.
“Michele ha sopportato pressioni e sacrifici personali, ma ha mantenuto la schiena dritta”, afferma Irto, evidenziando come il giornalista abbia continuato a raccontare la Calabria con equilibrio e determinazione, senza mai arretrare di fronte alle intimidazioni.
Un impegno civile che, secondo il senatore, ha difeso la dignità del giornalismo e il diritto dei cittadini a essere informati.
Il ricordo personale
Irto parla anche di un dolore che va oltre la dimensione pubblica. “Per me è una perdita personale: perdo un amico, una presenza leale, una persona di grande umanità e onestà intellettuale”. Alla famiglia – la moglie Melania e le figlie – il segretario Pd Calabria rivolge un abbraccio sincero. Il messaggio si chiude con un invito a non disperdere l’eredità morale e professionale lasciata da Albanese. “La Calabria gli deve molto e ha il dovere di custodirne la memoria e l’esempio”.
Un’eredità difficile da raccogliere
Michele Albanese non era solo un cronista di nera giudiziaria. Era un osservatore attento dei meccanismi di potere, delle collusioni, delle ombre che attraversano la società calabrese. Con la sua penna ha contribuito a mantenere alta l’attenzione su un fenomeno che troppo spesso si tenta di ridimensionare.
Alla moglie Melania e alle figlie Maria Pia e Michela va va il più affettuoso abbraccio dell’intera redazione di Calabria7.
La sua lezione resta: raccontare la ’ndrangheta senza paura, anche quando il prezzo è altissimo.








