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18 Febbraio 2026
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Falvo è il nuovo procuratore di Potenza, il Plenum del Csm dice sì. Lascia Vibo dopo sei anni di trincea

Il via libera con 14 voti, tre in più dello sfidante, l'aggiunto Cardea. Dalla maxi operazione contro la ’ndrangheta vibonese alla guida della Dda lucana: si chiude un’era alla Procura di Vibo

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Il Plenum del Csm ha sciolto le riserve: con 14 voti favorevoli è arrivato il via libera alla nomina di Camillo Falvo a capo della Procura distrettuale antimafia di Potenza. Una decisione che segna un passaggio di rilievo nella geografia giudiziaria del Mezzogiorno e che proietta il magistrato calabrese verso una nuova responsabilità in un ufficio delicato come quello lucano. La nomina è avvenuta a maggioranza: 14 i voti espressi in plenum a favore di Falvo, 11 le preferenze andate all’altro candidato, il procuratore aggiunto del capoluogo lucano Maurizio Cardea. Cinque i consiglieri astenuti.

Falvo lascia così la guida della Procura di Vibo Valentia, dove si era insediato il 18 dicembre 2019, alla vigilia di quella che sarebbe diventata una delle più imponenti operazioni antimafia degli ultimi anni: Rinascita Scott. Una coincidenza temporale che oggi assume quasi il valore di un simbolo. In Calabria si chiude un ciclo, a Potenza se ne apre un altro.

Dalle indagini antimafia alla guida della Procura

Falvo, in magistratura dal 1997, è stato, nei primi anni della sua carriera, pm a Rovigo, mentre dal 2002 al 2010 ha svolto funzioni di giudice a Catanzaro. In seguito, è stato
pm a Messina e poi nel capoluogo calabrese. Dal dicembre 2019 ha, quindi, guidato la procura di Vibo Valentia. Il suo nome è legato a doppio filo alla stagione delle grandi inchieste contro la ’ndrangheta vibonese. Prima ancora di approdare al vertice dell’ufficio di Vibo, da sostituto procuratore alla Dda di Catanzaro aveva messo mano alle origini investigative di Rinascita Scott, costruendo un impianto accusatorio destinato a incidere profondamente sugli equilibri criminali della provincia.

In quegli anni sono maturate indagini come Costa Pulita, che ha acceso i riflettori sui tentacoli della criminalità organizzata nel settore turistico, e Conquista, l’inchiesta che ha svelato dinamiche e assetti della cosca Bonavota. Molti di quei filoni investigativi sono poi confluiti nelle operazioni coordinate dalla Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, con cui Falvo ha mantenuto un rapporto di stretta collaborazione anche dopo il suo insediamento a Vibo.

L’azione repressiva contro le consorterie criminali si è intrecciata con un lavoro più silenzioso ma altrettanto incisivo: quello sulla legalità diffusa, sull’ambiente, sui reati contro la pubblica amministrazione. Un percorso che ha contribuito a cambiare il clima in una provincia a lungo segnata da faide sanguinose come quella tra i Piscopisani e i Patania di Stefanaconi.

Una “primavera di legalità” lunga sei anni

In oltre sei anni alla guida della Procura vibonese, Falvo ha insistito su un modello operativo fondato sulla sinergia con le forze dell’ordine e sul coordinamento costante con la Distrettuale. Un lavoro di squadra che ha inciso sulla percezione di sicurezza del territorio e sull’isolamento progressivo delle cosche storiche.

La definizione di “primavera di legalità”, coniata all’indomani di Rinascita Scott, ha accompagnato questa stagione. Non soltanto repressione, ma anche ricostruzione di fiducia nelle istituzioni. Un processo fragile, che richiede continuità e attenzione, e che ora dovrà misurarsi con il cambio al vertice dell’ufficio. Falvo lascerà formalmente Vibo tra un paio di settimane, il tempo necessario per completare i passaggi burocratici e trasferirsi a Potenza. Nei prossimi mesi il Csm dovrà bandire il concorso per individuare il suo successore. Per Vibo Valentia si chiude un capitolo che ha segnato in profondità la storia recente della provincia.

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