Si apre un nuovo capitolo giudiziario nella vicenda relativa alla decadenza di Mimmo Lucano dalla carica di sindaco di Riace. In vista del giudizio di secondo grado, i legali Andrea Daqua e Giuliano Saitta hanno sollevato due questioni di legittimità costituzionale che saranno discusse nell’udienza del prossimo 5 marzo davanti alla Corte d’Appello di Reggio Calabria.
La Corte dovrà decidere se investire della questione la Corte Costituzionale oppure proseguire con il procedimento civile relativo alla decadenza.
Il nodo della legge Severino e i diritti costituzionali
La difesa contesta l’applicazione della legge Severino, invocata dalla prefettura di Reggio Calabria per chiedere la decadenza del sindaco, disposta nel giugno scorso dal Tribunale di Locri a seguito della condanna definitiva a 18 mesi per falso nel processo “Xenia”.
In particolare, gli avvocati chiedono che la Consulta si pronunci sull’articolo 10, comma 1, lettera d), della normativa, ritenuto in contrasto con gli articoli 3 e 51 della Costituzione, che tutelano i principi di eguaglianza e di elettorato passivo.
Secondo la difesa, la norma inciderebbe sui diritti costituzionali quando stabilisce che decade da sindaco chi sia stato condannato in via definitiva a una pena superiore a sei mesi per delitti commessi con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti alla funzione pubblica. La disposizione, sostengono i legali, non sarebbe sufficientemente tipizzata e si presterebbe a interpretazioni non univoche da parte delle autorità amministrative e giudiziarie.
Nel caso specifico, viene evidenziato come né la sentenza della Corte d’Appello né quella della Cassazione richiamino esplicitamente un abuso di potere, elemento che invece il Tribunale di Locri avrebbe ritenuto implicito quale presupposto per la decadenza.
La seconda questione: sospensione in pendenza di Cassazione
La seconda questione riguarda il decreto legislativo 150 del 2011, in particolare l’articolo 22, che prevede la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado in pendenza di appello.
Per la difesa di Lucano, qualora la Corte d’Appello di Reggio Calabria dovesse confermare la decadenza, risulterebbe “illegittimo” non prevedere una sospensione analoga anche in attesa del giudizio della Cassazione.
Sarà dunque l’udienza del 5 marzo a stabilire se la vicenda approderà davanti alla Corte Costituzionale o se il procedimento proseguirà nel merito davanti ai giudici reggini.









