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4 Aprile 2026
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Riciclaggio, la Cassazione annulla la condanna e dispone un nuovo processo d’Appello

Accolto il ricorso della difesa: la Suprema Corte dispone il rinvio a Reggio Calabria

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La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per riciclaggio nei confronti di O.F., classe ’71, originario di Reggio Calabria, disponendo un nuovo processo d’Appello davanti ad altra sezione della Corte territoriale. Una decisione che ribalta l’esito dei primi due gradi di giudizio, nei quali l’imputato era stato ritenuto colpevole del reato di riciclaggio.

Le accuse e le condanne nei primi due gradi

Secondo l’impostazione accusatoria, O.F., titolare di un conto aperto telematicamente sul sito “GIOCASI”, avrebbe compiuto operazioni dirette al trasferimento di somme di denaro provenienti da delitti di truffa informatica e indebito utilizzo di strumenti di accesso a sistemi informatici e telematici, con l’obiettivo di ostacolare l’identificazione dei responsabili. In particolare, gli veniva contestato di aver ricevuto sul conto online una somma derivante dalla clonazione di una carta Postepay intestata alla persona offesa. Al termine del giudizio di primo grado era arrivata la condanna, successivamente confermata in Appello.

Il ricorso in Cassazione

Il giovane reggino, assistito dagli avvocati Maria Rossana Ursino e Fabio Tuscano, ha quindi proposto ricorso per Cassazione. Il procedimento è stato assegnato alla seconda sezione penale della Suprema Corte.
Durante la discussione, la Procura Generale aveva chiesto l’inammissibilità del ricorso. La difesa, invece, ha sostenuto che la Corte territoriale fosse giunta erroneamente alla conferma della condanna per il grave reato di riciclaggio, in assenza di una condotta riconducibile all’imputato sia nella commissione del reato presupposto sia in eventuali operazioni di “ripulitura” della somma contestata.
I legali hanno evidenziato l’assenza di prove sull’attribuibilità del reato presupposto, la mancanza di concorso nel reato stesso e l’erronea applicazione dell’articolo 648 bis del codice penale, nonché del concorso eventuale di persone nel reato.
È stato inoltre sottolineato come la somma denunciata dalla persona offesa non risultasse nell’elenco degli accrediti del conto reale dell’imputato.

Il principio richiamato dalla difesa

Nel ricorso è stata richiamata una precedente sentenza della stessa sezione della Cassazione, secondo cui chi si limita a ricevere o utilizzare carte di credito o di pagamento clonate per effettuare prelievi, senza porre in essere ulteriori operazioni di sostituzione o trasferimento volte a ostacolare la provenienza delittuosa del denaro, non risponde del più grave reato di riciclaggio.
Un passaggio ritenuto centrale per la decisione finale.

Annullamento con rinvio

La Corte di Cassazione, accogliendo i motivi di ricorso, ha annullato la sentenza impugnata e disposto il rinvio per un nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di Appello di Reggio Calabria.
Sarà ora il nuovo collegio a riesaminare la vicenda alla luce delle indicazioni fornite dalla Suprema Corte, in un processo che ripartirà dal secondo grado di giudizio.

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