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20 Febbraio 2026
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Sanzioni ai medici in Calabria, l’Usb chiede chiarezza: “Fare presto sulla risoluzione annunciata”

Commissioni già operative, tempi minimi per le difese e rischio contenzioso: il nodo resta l’autonomia clinica

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Altro che soluzione definitiva. Sulla vicenda delle sanzioni ai medici di medicina generale dell’Asp di Reggio Calabria, l’Usb Sanità Calabria chiede trasparenza e atti concreti. In una nota diffusa nelle ultime ore, il sindacato sollecita chiarimenti sull’intervento annunciato dall’Simona Loizzo, definito dalla stampa come una “risoluzione” della controversia. L’organizzazione sindacale non contesta l’iniziativa politica in sé, ma domanda di conoscere nel dettaglio in cosa consista realmente la soluzione prospettata, oltre le sintesi giornalistiche.

Commissioni già attive, non un nuovo organismo

Nel comunicato della parlamentare si fa riferimento all’attivazione di commissioni di valutazione rimaste inattive. Ma secondo l’Usb, se il richiamo è alle Commissioni distrettuali per l’appropriatezza prescrittiva previste dal DCA 66/2015, si tratterebbe delle stesse strutture che hanno già esaminato le anomalie segnalate dal Servizio farmaceutico territoriale e predisposto le contestazioni oggi oggetto del dibattito. “Non siamo di fronte a un organismo nuovo – sottolinea il sindacato – ma a una struttura prevista dal regolamento regionale e operativa da anni”.  Il punto, dunque, non sarebbe l’attivazione delle commissioni, quanto le modalità con cui sono state gestite le contestazioni.

Il nodo dei tempi: 15 giorni “minimo”, non termine fisso

Il DCA 66/2015 stabilisce che al medico debba essere assegnato un termine non inferiore a quindici giorni per presentare controdeduzioni o chiedere di essere ascoltato. Un limite minimo, non una scadenza rigida. “A fronte di contestazioni che in molti casi riguardano centinaia o migliaia di prescrizioni, spesso risalenti nel tempo, sarebbe stato doveroso assegnare tempi congrui e proporzionati”, evidenzia l’Usb. Dalle lettere già notificate, però, il termine concesso sarebbe stato proprio di quindici giorni, cioè il minimo previsto. “Predisporre controdeduzioni puntuali e documentate, riferite a ciascun paziente, in un arco temporale così ristretto rende di fatto impossibile un contraddittorio serio e sostanziale”.

Annullamento o ricorsi? Il rischio contenzioso

Il sindacato pone una domanda netta: le contestazioni già inviate verranno annullate per riassegnare termini adeguati oppure si lascerà ai singoli medici l’onere di impugnarle in sede giudiziaria?  “In quest’ultimo caso – avverte l’organizzazione – si rischia un contenzioso diffuso, con ulteriori oneri per i bilanci pubblici”. Una prospettiva che, secondo l’Usb, aggraverebbe i costi invece di tutelare l’interesse collettivo.

Effetto difensivo: meno prescrizioni, più rischi per i fragili

Nel frattempo, il clima di incertezza starebbe alimentando un fenomeno di medicina difensiva. “Per timore di sanzioni economiche – si legge nella nota – alcuni medici evitano di prescrivere esami e farmaci anche quando clinicamente necessari”. Le conseguenze ricadrebbero soprattutto sui pazienti più fragili, mentre la spesa sanitaria rischierebbe di essere trattata come un mero parametro statistico da riportare entro soglie prefissate, anziché come strumento per rispondere ai reali bisogni di salute.

Autonomia clinica e diritto alla cura

Per l’Usb, la questione centrale resta la tutela dell’autonomia clinica. «Difendere l’autonomia dei medici significa garantire il diritto alla cura e la qualità dell’assistenza», afferma il sindacato, ribadendo che «il diritto alla salute non può essere subordinato a percentuali di spesa o obiettivi meramente contabili». L’organizzazione annuncia vigilanza e mobilitazione finché ai professionisti non sarà assicurata la possibilità di operare «con autonomia e responsabilità, nell’interesse esclusivo dei pazienti».

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